Agorà

Verso il Meeting. Roy, fin dove arriva il dialogo fra religioni

Lorenzo Fazzini giovedì 8 agosto 2019

L’incontro tra papa Francesco e il grande imam sunnita di al-Azhar, Ahamad al-Tayyib, ad Abu Dhabi lo scorso 4 febbraio (Ansa/Luca Zennaro)

Il suo intervento di due anni fa al Meeting su nichilismo e jihadismo riscosse un grande interesse e fu additato come uno dei contributi più originali ascoltati nella kermesse riminese negli ultimi anni. Olivier Roy, sociologo francese, è copresidente del Robert Schuman Centre for Advanced Studies all’European University Institute di Firenze. I suoi saggi su religioni, islam e fondamentalismo sono considerati chiavi di lettura imprescindibili per capire e orientarsi nelle tensioni geopolitiche attuali. Il suo libro più recente è L’ Europa è ancora cristiana? Cosa resta delle nostre radici religiose, edito da Feltrinelli. Quest’anno Roy tornerà a Rimini per dialogare con il segretario generale della Lega Musulmana Mondiale Muhammad Bin Abdul Karim Al-Issa.

Professor Roy, iniziamo dalle parole: «conoscersi, capirsi, convivere». Sono questi i concetti che fungono da fil rouge del suo intervento al prossimo Meeting di Rimini. Basta questo per un spiegare i rapporti tra Occidente e islam e fra cristianesimo e islam?
La sua domanda sottintende due ordini di problemi, che potremmo riassumere con questi interrogativi: chi dialoga con chi? Inoltre, parliamo di semplice coesistenza tra diversi, oppure di due comunità che vivono giustapposte, o ancora della convergenza di questi due gruppi diversi su alcune azioni comuni? Per affrontare il primo punto, direi che se la questione riguarda cristiani e musulmani, il dialogo è di ordine religioso. Ma questo pone un’altra questione: e quelli che non hanno una visione di fede, i secolaristi, dove li mettiamo? Al Meeting di Rimini mi confronterò da 'laico' con un esponente islamico importante, già ministro della giustizia del Regno saudita. Questo dialogo tra persone religiose avviene su alcuni valori comuni, che non sono più quelli dell’Europa cristiana. Infatti il rifiuto della verità come assoluta, la rilevanza della libertà sessuale dell’individuo, il matrimonio omosessuale sono evidentemente principi non appartenenti alla tradizione cristiana. Possiamo dunque dire che oggi cristiani e musulmani parlano tra di loro come rappresentanti di due civiltà che si rifanno a tradizioni religiose.

Lei, come ha appena ricordato, a Rimini dialogherà con il segretario generale della Lega musulmana mondiale. Negli ultimi anni nota un’apertura maggiore del mondo musulmano rispetto al dialogo con l’Occidente oppure prevalgono chiusura e diffidenza?
Bisogna distinguere anche in questo caso due piani: quello dell’islam ufficiale e quello dell’islam 'popolare'. Ufficialmente, possiamo riscontrare effettivamente un’apertura al dialogo avvenuta negli ultimi anni. Il Regno saudita, per esempio, con l’avvento al potere del principe Mohammad bin Salman, ha promosso una strategia di apertura e di dialogo che finora non si era mai vista, tramite la quale è stata messa da una parte l’ala più intransigente del wahabismo. Anche negli Emirati arabi uniti si assiste a qualcosa del genere: il recente viaggio di papa Francesco, con la celebrazione di una messa pubblica, attesta questa apertura. In Marocco l’islam ufficiale ha preso le distanze dal salafismo e favorisce quei movimenti spirituali che derivano dal sufismo, corrente religiosa molto più moderata. In Tunisia e in Algeria non abbiamo regimi politici direttamente ispirati dall’islam politico, tanto che in Tunisia da qualche tempo è ammessa perfino l’abiura dell’islam, fatto fino a poco tempo fa veramente impensabile. A livello di popolazione, invece, è più difficile dire se abbiamo una tendenza maggiore al dialogo. Quello che posso osservare in Francia è che gli imam che fino a una decina di anni fa appartenevano alla corrente salafita, oggi sono molto più tolleranti.

Papa Francesco considera il dialogo con l’islam una delle priorità del suo pontificato. Lo si vede dai viaggi in terre a maggioranza islamica, lo si è visto con la dichiarazione di Abu Dhabi. Da osservatore e da sociologo, come valuta questa azione di confronto interreligioso?
Torniamo alla questione precedente: su cosa si può dialogare? Sui grandi valori come la pace? Sì, certamente, ma si rischia di stare sul vago. Molto più interessante, mi pare, invece, quanto è stato fatto da Francesco e da Ahmad al Tayyeb, il grande imam di Al-Azhar. Quest’ultimo ha fatto alcuni affermazioni molto precise e di grande valore a corollario della dichiarazione di Abu Dhabi. Quando ha concordato con papa Francesco nel condannare la violenza in nome della religione, ha affermato che la tolleranza non riguarda solo rispettare una minoranza, nel caso specifico quella cristiana presente in Egitto o in Medio oriente. No, al Tayyeb ha detto qualcosa in più: non esistono minoranze, ma cittadini di religioni diverse. I cristiani non devono avere lo statuto di dhimmi, ovvero persone di serie B, ma sono cittadini come gli altri. Questi sono frutti importanti del dialogo avviato da papa Francesco. Questo confronto non può certo avvenire a livello teologico, perché in quel caso le verità di fede di ciascuna religione restano indisponibili e non mutabili. Del resto, non è necessario aprire i testi sacri per capire che cristiani e musulmani sono fratelli, basta la semplice constatazione della comune appartenenza umana.

Un’ultima curiosità: lei è stato al Meeting di Rimini già nel 2017. Cosa ha trovato di interessante in questa kermesse culturale tanto da decidere di tornarci due anni dopo?
Sono stato 'corteggiato' molto dagli organizzatori del Meeting. Del resto anche in Francia partecipo ad eventi di carattere cattolico pur non appartenendo a questo mondo. Al Meeting ho trovato un cattolicesimo popolare che non ho riscontrato in Francia. Ho incontrato delle persone molto inserite nella società e che hanno voglia di discutere e confrontarsi con altri sulle grandi questioni del nostro tempo.

Al Meeting di Rimini

«Conoscersi per capirsi, capirsi per convivere» è il titolo dell’incontro in programma martedì 20 agosto al Meeting di Rimini (ore 15, Auditorium Intesa Sanpaolo B3) tra Muhammad Bin Abdul Karim Al-Issa, segretario generale della Lega Musulmana Mondiale, e il sociologo Olivier Roy. Introduce il confronto Wael Farouq, docente di Lingua e Letteratura Araba all’Università Cattolica di Milano. L’attenzione del Meeting al confronto col mondo islamico è testimoniata da diversi altri appuntamenti: domenica 18 agosto, Nazir Ayyad, Secretary-General of Al-Azhar Research Academy, interverrà all’incontro «Libertà di, libertà per. Le fedi e la polis » con mons. Ivan Jurkovic, osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra; mercoledì 21 agosto Osama Sayyid Al-Azhari, consigliere per gli affari religiosi del presidente dell’Egitto, dialogherà con mons. Alberto Ortega Martín, nunzio apostolico in Iraq e Giordania, su «Dalla tolleranza alla stima». Venerdì 23 agosto, infine, il postulatore dei martiri d’Algeria, Thomas Georgeon, parlerà di «Liberi di credere ». ( L.Fazz.)