Agorà

FORMULA 1. Rottamazione Rossa

Paolo Ciccarone martedì 21 aprile 2009
Erano 28 anni che la Fer­rari non iniziava un Mondiale così male. Ma rispetto a quel 1981 i tempi sono cambiati così co­me sono diverse le persone al comando della scuderia. Quello che sembra immuta­to è un certo atteggiamento nei momenti difficili che non porta a niente. L’impressione è forte nella mente di un ex campione della Ferrari, quel­l’Arturo Merzario noto alle cronache sportive per aver salvato dalle fiamme Niki Lau­da durante il drammatico incidente del 1976. Arturo vis­se con la Ferrari il momento più difficile della sua storia, quando nel 1973 la “rossa” saltò addirittura alcune gare per una evidente crisi tecnica. Impensabile oggi, ma an­che all’epoca fece discutere. Merzario, ci sono analogie fra quel periodo e questo? «Anche allora si era in fase di transizione tecnica, perché a quel tempo l’ingegner Forghieri era stato messo in ca­stigo da Enzo Ferrari e la 312 B3 prima serie era un disa­stro totale. Quando si rimise tutto in mano a Forghieri, con una guida tecnica unica e due piloti come Lauda e Ragazzoni, arrivarono i trionfi e i titoli mondiali». La situazione attuale dunque è figlia degli addii? «Da tre anni la Ferrari non ha più Schumacher, Ross Brawn e Rory Byrne, l’ossatura che ha fatto grande la rossa de­gli ultimi dieci anni. Sono cambiati i regolamenti, per cui lo staff tecnico attuale non ha ereditato un bel niente da quei grandi personaggi; dovendo partire da un foglio bian­co il risultato si è visto: macchina sbagliata e, da quello che mi pare di vedere, il ritorno all’antico con le fazioni e gli scarichi di responsabilità che con Todt non erano più possibili». Insomma, ci sarebbe anche una crisi di gestione degli uo­mini della scuderia? «Io all’epoca feci il tifo per l’arrivo di un manager come Montezemolo. Non è un Enzo Ferrari ma ha i suoi gran­di meriti, sa come gestire scuderia e azienda. Domenica­li è una gran brava persona, ma deve sgombrare il cam­po da ogni equivoco, mettere tutti di fronte alle proprie responsabilità e portare a casa il risultato senza farsi pren­dere dal panico»Detta così sembrerebbe fa­cile, ma basterebbe? «No. Cambierei i piloti. Mas­sa va bene a un certo giro di persone grazie anche al ma­nager che ha. Raikkonen mi sembra... bollito. Sì, ha con­quistato il mondiale nel 2007, ma sono stati gli altri a per­derlo più che lui a vincerlo. Io metterei dei piloti giovani, come Vettel o Kubica. Punte­rei sul vivaio italiano, abbia­mo piloti giovani come Da­vide Valsecchi che corrono nella GP2 che andrebbero valorizzati (infatti lo ha mes­so sotto contratto Briatore, ndr) e buttati nella mischia. Vettel ha 21 anni, va forte e quando hai un pilota che va forte, come era Schumacher, il gruppo tecnico non ha più alibi. Oggi invece non sai se è il pilota che tira i remi in barca o se qualcosa non va nelle scelte tecniche». Ha dimenticato Alonso: non le piace? «Certo, ma ha già dato. Ha vinto due Mondiali, una volta fatta risorgere la Renault, se arriva alla Ferrari viene solo per fare cassa. Qui ci vuole gente che ha fame di vittoria, che non viva sugli allori».