Agorà

Motociclismo. Rossi & C. In pista le frecce tricolori

Lorenzo Longhi martedì 25 aprile 2017

Valentino Rossi ad Austin

Proverbialmente si dice che, fra due litiganti, sia il terzo a godere. Valentino Rossi sta recitando la parte suo malgrado, ma ci sta prendendo gusto. Così, mentre i due pretendenti al titolo Maverick Viñales e Marc Màrquez si sono divisi le vittorie delle prime tre tappe della MotoGp (Qatar e Argentina lo spagnolo della Yamaha, Stati Uniti il campione del mondo in carica) ma non hanno ancora dato vita al duello tanto atteso, perché quando uno vince l’altro sbaglia le gomme oppure cade, il “Dottore” di Tavullia si è issato sornione in testa al Mondiale a forza di podi. Terzo a Losail, secondo in Sudamerica, piazza d’onore anche ad Austin e via a stappare lo spumante, bardato di pacchiano cappello texano d’ordinanza, alla J.R. della vecchia serie tv Dallas.

Il tutto senza mai aver rischiato davvero di vincere un Gp, ma si può essere primi anche con la costanza dei risultati, e Rossi in questo senso sta dimostrando di possedere la calma dei forti, unita all’esperienza di chi non si è lasciato andare dopo un inverno passato a cercare di interpretare la nuova moto, con uno sviluppo problematico svanito però non appena Valentino, agonista di caratura pregiatissima, si è trovato a gareggiare per i punti. Ora si dice sorpreso dal primato, Rossi, ed è in fondo anche questa una tattica: sinora, con i riflettori puntati sugli altri protagonisti, davanti c’è lui, “freccia tricolore” che ha messo dietro gli spagnoli proprio alla vigilia del ritorno in Europa, su piste che gli sono sempre state più congeniali.

Prossimo appuntamento Jerez, a casa dei due litiganti di cui sopra, in un circuito sul quale Valentino in carriera ha vinto nove volte, in tutte le classi, l’ultima proprio un anno fa. Ma tornarci da capolista - l’ultima volta che Rossi si era trovato in testa accadeva dopo il famigerato Gp di Sepang 2015, un anno e mezzo fa - era tutt’altro che scontato. Potere di un gran premio che ha riportato a punti Dovizioso e, per la prima volta in stagione, Andrea Iannone. Segnali di risveglio, per lui. Da Austin torna al “ranch” montefeltrino di Tavullia con un primato uguale ma opposto anche Franco Morbidelli.

Se Rossi comanda senza essere mai salito sul gradino più alto del podio, quello del pilota romano, che di Valentino è un figlioccio, al momento è un dominio totale: tre volte su tre ha messo in riga tutti gli avversari sotto la bandiera a scacchi della Moto2 e nessuno, nelle altre classi del Motomondiale 2017, è riuscito a fare tanto. Di più: in assoluto, l’ultimo tris iniziale per un pilota risale al 2014, con Marquez in MotoGp (arrivò poi a dieci di fila), ma per risalire ad un risultato simile nella classe intermedia bisogna tornare al 2001, quando il giapponese Daijiro Kato arrivò a quattro. Niente male, per un ragazzo che, sino ad un mese fa, non era mai andato oltre il secondo posto e rischiava di vedersi appiccicata appresso la nomea dell’eterno piazzato.

Il pur combattivo Luthi, Nakagami e Oliveira non ne reggono il passo né la lucidità di guida, mentre nelle retrovie Luca Marini è andato ancora una volta a punti, a sua volta artefice in questo modo di un tre su tre ancora mai centrato in carriera dal fratello di Valentino. Sin qui, in mezzo Rossi c’è sempre. Non c’è più, al contrario, nel presente di Romano Fenati, forse la vera sorpresa che l’Italia delle due ruote ha ritrovato in Texas. Non una rivelazione, perché il ventunenne ascolano in Moto3 ha dimostrato anche in passato di possedere talento e velocità, ma rivederlo primo dopo il drastico licenziamento dello scorso agosto da parte dello Sky Racing Team VR46 e le parole che proprio Valentino spese nei suoi confronti («Romano a volte dà in escandescenza, ogni volta è sempre come tornare indietro: volevamo farlo diventare un pilota professionista, ma purtroppo non ce l’abbiamo fatta») non può che rappresentare un’ottima notizia per l’intero movimento.

Abile dopo il secondo via a prendere la scia di Canet e battagliero sui successivi attacchi dello spagnolo, Fenati si è ritrovato, ha preso il largo e non ha perso l’occasione per dedicare il suo ritorno al successo alla sua terra, ferita dal sisma, perché ora si dice consapevole che «i problemi nella vita sono altri». Non quel licenziamento, ormai messo alle spalle, né le polemiche che seguirono. E, non fosse stato per il secondo posto di Jorge Martin, la Moto3 ad Austin avrebbe parlato solo italiano: merita applausi il ritorno sul podio, dopo Brno 2016, di Fabio Di Giannantonio, mentre appena dietro ha chiuso Enea Bastianini, ottimo quarto dopo un abbrivio di stagione a dir poco scoraggiante. Da non sottovalutare poi il quinto posto di Bulega. Perché Austin, questa volta, è tricolore; l’America siamo noi.