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CINEMA. Roma premia Servillo, il Darfur e le risate amare sull’eutanasia

Giacomo Vallati sabato 6 novembre 2010
L’attore di cinema italiano che negli ultimi anni, anche a livello internazionale, sta riscuotendo un apprezzamento sempre più lusinghiero, vede confermata anche al Festival Internazionale del Film di Roma il proprio crescente prestigio. Toni Servillo è infatti il vincitore del Marc’Aurelio al Miglior Attore per Una vita tranquilla, il "noir" intinto nel sociale che, sotto la regia di Claudio Cupellini, lo vedeva nei tormentati panni d’un camorrista rifugiatosi in Germania per costruirsi una seconda vita, e inseguito dal proprio passato. La proiezione del film era stata onorata della presenza del presidente Napolitano; e da giorni molte voci si rincorrevano su una probabile vittoria dell’interpretazione misurata e dolente dell’attore italiano. Quello a Servillo è l’unico premio tricolore in un "palmares" che, nei verdetti della giuria internazionale presieduta dal nostro Sergio Castellitto, è parso sostanzialmente equilibrato. Potrebbe destare forse qualche perplessità il premio del Miglior Film alla commedia "nera" Kill me please, di Olias Barco, che tratta il terribile problema dell’eutanasia con provocatoria, grottesca comicità. Ma soddisfa enormemente apprendere che la Targa Speciale del Presidente della Repubblica è stata concessa a Dog Sweat, emozionante reportage dall’Iran d’oggi attraverso le sei storie (e i sei, diversi destini) di altrettanti ragazzi di Teheran. Girato clandestinamente prima delle elezioni del 2009, sfidando l’oppressiva autorità del regime iraniano, il film di Hossein Keshavarz aveva profondamente emozionato.Non una sola interprete, ma tutto il cast femminile di Las buenas hierbas, della messicana Maria Novaro, è stato insignito del Marc’Aurelio alla Miglior Attrice: si tratta di un dramma che, nel destino d’una ricercatrice botanica colpita dall’alzheimer, unisce la chimica delle piante a quella del cervello umano. Mentre il Gran Premio della Giuria  è stato assegnato ad Heaven, della danese Susanne Bier (che analizza il dramma del Darfur attrraverso la pericolosa amicizia fra due adolescenti), il Premio Speciale della Giuria è andato a Poll, del tedesco Chris Kraus (cupo ed inquietante dramma ambientato alla vigilia del primo conflitto mondiale, al confine baltico tra Germania e Impero russo).Il festival di Roma disponeva inoltre di un premio conferito direttamente dal suo pubblico. Vincitrice è stata proprio la Susanne Bier di Heaven. Da Alice nella città, invece (la sezione dedicata al cinema per ragazzi) una soddisfazione è arrivata a Valeria Marini, neo-produttrice di I want to be a soldier, sui guasti che la violenza di tv, film e videogiochi può produrre nelle menti infantili. Una giuria presieduta da Folco Quilici, infine, ha premiato come Miglior Documentario il tedesco De Regenmakers, sulle terribili conseguenze dell’inquinamento in Cina.