Agorà

THE SUN. «Rock cristiano nato dal dolore personale»

Andrea Pedrinelli martedì 12 giugno 2012
​Forse, per capire davvero la band vicentina The Sun, esibitasi anche davanti al Papa nell’Incontro Mondiale per le Famiglie a Milano, e che oggi pubblica il suo secondo Cd in italiano, Luce, bisognava essere presenti alla conferenza stampa di ieri. Nel solito ambiente un po’ disincantato un po’ cinico che di volta in volta affronta le nuove provocazioni dei cantanti o più semplicemente il loro ovvio raccontare "il disco della vita". Con The Sun è stata una faccenda diversa. «Abbiamo iniziato nel ’97, rock, alternativi, in inglese. Aprivamo i concerti di Cure o Deep Purple, suonando nel mondo. Ci sentivamo rockstar e vivevamo di eccessi. Ma dopo un tour di 300 date in 10 Paesi (avete letto bene, nda) ci siamo accorti che quel tipo di vita era una prigione: i nostri rapporti erano distrutti da alcol e droga». Poi il cantante-autore Francesco aggiunge: «Una sera, durante quei momenti di crisi, mia madre mi ha proposto un incontro in parrocchia, lascio immaginare il mio commento. Però sono andato, e ho trovato lì quello di cui il mondo del rock si riempie la bocca: sincerità, entusiasmo, condivisione. Ho ricominciato a scrivere canzoni: ma in italiano, dentro una nuova scelta di vita». Lo spiazzamento fra i giornalisti è grande, di solito sono altre le scelte di cui parlano i cantanti. Ma il carico pesante deve ancora venire, lo mette il batterista Riccardo. «Io ero divenuto addirittura un alcolista. Però vedevo lui felice e gli ho chiesto come faceva. Così una sera anch’io, anziché andare al bar, ho provato: aveva ragione». Ovviamente così facendo The Sun hanno perso contatti e contratti di dieci anni: «Ma si sono aperte altre porte, fino alla Sony che ha pubblicato Spiriti del sole nel 2010 ed ora Luce. Sono tantissime le persone che si fanno domande sul Senso». Già, perché il punto è questo: Luce, Cd ficcante ed essenziale, non è musica per la liturgia. È rock, puro rock: nel quale si riflette sul vivere pur se partendo, certo, da una scelta di fede: ma non manichea o banalizzata nella retorica (fra l’altro i quattro non parlano mai di conversione, anche se ieri si sprecavano battute di pessimo gusto in merito). Lascia perplessi solo che abbiano accettato di farsi definire dall’ufficio stampa "christian band". Non è limitante, con dischi così? Allora De André era "poeta anarchico", solo per anarchici… «È vero, ma questo atteggiamento verso la fede è un problema italiano: ogni giorno affrontiamo maldicenze e diffidenze. Abbiamo accettato perché diamo un peso etico al far musica e vogliamo essere onesti sin dal principio nel testimoniarvi quanto pensiamo». In Luce si parla di chi dona la vita per gli altri, Aldilà, valore della famiglia, esigenza di uno sforzo politico collettivo: «E del nostro viaggio in Terra Santa, scuola di vita». Ma si parla anche d’amore e di ricordi adolescenti: e alla fine la differenza con altri dischi la fa proprio l’assumersi la responsabilità di quanto si canta. «Basti un esempio. In Più del sesso denunciamo l’approccio avvilente di coetanei e più giovani alla sessualità. Perché? Perché abbiamo sperimentato certi squallori. Insomma, vogliamo testimoniare cose viste o scelte fatte per ragionare con chi vorrà ascoltarci. Poi ognuno sceglierà le sue risposte. Per noi l’unica certezza è che, dopo 15 anni di musica, solo ora e solo così diamo finalmente senso al nostro cantare».