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LUOGHI DELL'INFINITO. Rio, il domani in una festa

Ulderico Bernardi sabato 29 giugno 2013
Benedetti gli alisei di nord-est. Il soffio di questi venti atlantici, costante in ogni stagione dell’anno e sempre rivolto nella stessa direzione, ha regalato agli iberici due imperi. Quando Portogallo e Spagna decisero di spingersi in profondità oltre le Colonne d’Ercole, verso l’ignoto, si scoprirono favoriti da questo dono della Provvidenza, che gonfiava le vele tracciando in via naturale la rotta per il Sudamerica. Ne approfittarono largamente i grandi navigatori, anche italiani, al loro servizio. La conseguenza è che ancora oggi la gran parte dei popoli latinoamericani parla spagnolo e, sia pure uno solo – il Brasile, grande però come quasi tutti gli altri messi assieme –, portoghese. Da cinquecento anni. Era l’alba del primo gennaio 1502, quando Amerigo Vespucci e Alonso de Ojeda videro profilarsi davanti ai loro occhi la meraviglia della baia di Guanabara, disseminata di isole traboccanti di verde. La credevano foce di un fiume (rio), e così la battezzarono in quella data (janeiro, gennaio). Sullo sfondo, colli tondeggianti e luccichio d’altre acque interne. Un eden. Ed è proprio questa visione di paradiso in terra che è penetrata nell’immaginario popolare carioca (così si chiamano gli abitanti della metropoli), secondo cui il Signore creò il mondo in sei giorni e il settimo lo dedicò a far nascere Rio de Janeiro. Città imperiale e centro della nazione per quasi un secolo e mezzo – fino a quando, nel 1960, il ruolo di capitale non passò a Brasilia, edificata nuova di zecca nel centro geografico dell’immensa repubblica su disegno di Oscar Niemeyer –, Rio de Janeiro resta comunque la più bella e vivace vetrina di questo Stato federale grande ventotto volte l’Italia. Splendida città per natura e cultura, è in gara costante con San Paolo, la sterminata metropoli che si considera la capitale economica del Brasile. Ma Rio non è solo carnevale e scuole di samba. Città attiva, che tocca con i suoi dintorni i dieci milioni di abitanti, è la più rappresentativa di quella somma di contraddizioni che Jorge Amado individuava come specificità brasiliana: «In ogni uomo veramente brasiliano scorre un sangue ricco di fermenti europei, africani, indios, meticci, ed è proprio questo che rende il Brasile così magicamente colmo di luci e ombre, così fragile, allegro, violento e tuttavia così impossibile da dimenticare». Il grande scrittore compì a Rio gli studi universitari e pubblicò nel 1931 il suo primo libro, Il Paese del carnevale, denunciando gli squilibri sociali della magnifica città e dell’intera nazione. Così evidenti a Rio de Janeiro, dove grattacieli modernissimi sono assediati da settecento favelas. I turisti affollano le spiagge dorate e incantevoli di Copacabana e Ipanema, ma vengono diffidati dal frequentare le baraccopoli fangose infiltrate tra i morros, i colli che formano e circondano la città. Sul morro più alto, chiamato Corcovado (il “gobbo”, in portoghese), si alza il grande Cristo redentore dalle braccia spalancate sul  Nuovo Mondo, icona e centro degli sguardi di chi arriva a Rio e di chi ci vive. Il gigantesco Brasile, l’Argentina, i Paesi andini del continente, il Venezuela: tutta l’America Latina, con le sue ricchezze naturali e umane, è sostenuta da una genuina religiosità. Religiosità nativa, accolta con l’evangelizzazione europea o trapiantata con gli antichi riti africani del candomblé. La mescolanza ha generato ardore spirituale e fervore artistico, tradotti in musica, pittura, letteratura e desiderio di manifestare il proprio essere nelle attività sportive e ludiche, anche nelle più disagiate comunità. Il tifo per il gioco del calcio, la sfrenatezza e gli eccessi delle vistose sfilate carnevalesche di Rio esprimono la volontà di esserci, di affermare un’identità collettiva mortificata da inaccettabili differenze sociali. Da questo crogiolo ribollente di umori antropologici e culturali sembra sia destinato a uscire, nei prossimi decenni, un novus ordo seculorum capace di subentrare alle frenesie consumiste e materialistiche dell’Occidente.Per la presentazione del numero di Luoghi dell’Infinito di luglio vai a ww.luoghidellinfinito.it