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ANNIVERSARI. La vita mistica di Raïssa Maritain

Filippo Rizzi giovedì 4 novembre 2010
«L’aiuto e l’ispirazione della mia amata Raïssa hanno permeato tutta la mia vita e tutta la mia opera. Se in quel che ho fatto vi è qualcosa di buono, a lei, dopo che a Dio, lo debbo. L’irradiazione del suo amore e il puro fervore della sua sapienza, la sua forza d’animo e la benedizione di Dio sulla sua preghiera e sulle sue sofferenze hanno illuminato i miei giorni». È una delle pagine più intense scritte dal filosofo Jacques Maritain nel volume Ricordi e appunti, per tratteggiare la grandezza umana e spirituale della consorte. Un personaggio, Raïssa Maritain, che proprio il 4 novembre di mezzo secolo fa moriva a Parigi, dopo anni di malattia e di sofferenza. Una figura che con la sua discrezione, i doni contemplativi e la sua raffinata cultura (scrisse di arte, ascetica e letteratura e anche di poesia) lascerà un’impronta indelebile sul pensiero e sull’azione del marito, il filosofo prediletto (assieme a Jean Guitton) di Paolo VI e l’autore del famoso Umanesimo integrale. Nata a Rostov in Russia il 12 settembre 1883 da famiglia ebrea praticante, Raïssa Oumançoff si trasferisce in Francia e si iscrive alla Sorbona, facoltà di scienze. Lì Raïssa incontra nel 1901 il giovane Jacques Maritain. Da allora la coppia diventa inscindibile e a loro si aggiunge la sorella di Raïssa, Vera. Nel 1904 i Maritain si sposano civilmente, ma nello stesso anno aderiscono al cattolicesimo, grazie al fondamentale ruolo giocato dallo scrittore Léon Bloy. A incidere sulla conversione di Raïssa è anche la lettura del Catechismo spirituale del gesuita Jean-Joseph Surin. Due anni dopo, l’11 giugno 1906, ricevono il battesimo. Da quella data Raïssa e Jacques cammineranno lungo un percorso filosofico e spirituale che all’inizio ha come stella polare il pensatore ebreo francese Henri Bergson, posto ben presto preso da san Tommaso d’Aquino. Il 2 ottobre 1912 i due coniugi fanno voto di castità nella cattedrale di Versailles, voto che resterà segreto anche agli amici più intimi. «Anche in questa scelta vi è tutta la grandezza dei Maritain – osserva lo studioso Piero Viotto già docente di psicologia alla Cattolica e autore per Città Nuova di un bel Dizionario delle opere di Raïssa Maritain –. Può esistere una vita mistica per coniugati, lo testimonia anche il loro libro Vita di Preghiera. Sono rimasto affascinato dalla "relazione intellettuale" dei Maritain, "amore coniugale" testimoniato dalle osservazioni, correzioni e integrazioni di Raïssa ai manoscritti di Jacques. Per capire l’intensità di questo sodalizio basti pensare che l’opera maggiore di Jacques I gradi del sapere ha per sottotitolo la frase "distinguere per unire", che è un’intuizione di Raïssa». Sarà lei la «fiamma ardente» (l’espressione è di Jacques) delle riunioni (i circoli tomistici) nell’appartamento parigino di Meudon, alle quali parteciperanno i grandi nomi della cultura e dell’arte; solo per citarne alcuni: Charles Péguy, François Mauriac, Julien Green, Jean Cocteau, Nicolaj Berdjaev, Marc Chagall. «Proprio con il pittore – sottolinea ancora Viotto – Raïssa avrà un rapporto privilegiato, dovuto anche alla comune radice ebraica. Lei stessa, in un articolo sulla rivista L’Art Sacrè, sarà una delle prime a dare una interpretazione cristiana delle opere di Chagall. I maggiori punti d’incontro tra i due saranno la poesia e la mistica». Un’influenza del tutto particolare sullo studio di Tommaso, dei circoli tomistici e sulla direzione spirituale di Raïssa viene dall’incontro con i padri domenicani, in particolare Humbert Clérissac, Réginald Garrigou Lagrange e Thomas Dehau.«Prima di Jacques è stata Raïssa a scoprire san Tommaso – rivela il cardinale domenicano svizzero Georges Marie Cottier, pro-teologo emerito della Casa pontificia – e a mettere Jacques sulla pista del grande pensatore aquinate. Padre Clerissac l’ha introdotta al pensiero del grande teologo: da lì la scoperta della Summa theologica e degli altri scritti di Tommaso, in particolare al commento sul Vangelo di Giovanni». L’anziano porporato tiene a sottolineare la scoperta della grandezza spirituale di Raïssa, riaffiorata dopo la morte con la pubblicazione dei diari e il discreto ma fondamentale ruolo sotterraneo che ella ebbe nell’amicizia e nella corrispondenza tra Maritain e il cardinale Charles Journet: «È emersa ancora di più la sua grandezza, testimoniata dai diari, dal bellissimo commento al Padre Nostro, dalle sue poesie. E non è un caso se dopo la sua morte Maritain rivelerà tutto quello che aveva ricevuto dalla consorte. Mi viene spesso in mente quello che diceva il grande domenicano Jean De Menasce: Raïssa è stato in fondo il filtro nella rilettura dei manoscritti, il "punto di equilibrio" del pensiero di Jacques Maritain». Un dato particolare di questa complessa figura fu coniugare la fede cattolica come costitutiva dell’identità ebraica. «Penso spesso alle sue intuizioni spirituali sul mistero della Croce – è la riflessione del cardinale Cottier – per come ha vissuto il dramma di Israele interiormente. A mio giudizio la sua testimonianza, soprattutto durante la Shoah, è stata un’offerta simile a quella di Edith Stein, pur non essendo arrivata anche lei al martirio. Se Jacques ha scritto cose così importanti sul mistero d’Israele, lo si deve all’influenza di Raïssa». Ma a rimanere vivo e teso è il filo rosso che lega i coniugi Maritain nella loro ricerca filosofica e spirituale, come pure di vita ordinaria. «Dopo la morte di Raïssa, Jacques si fa editore dei suoi scritti – sottolinea la studiosa Nora Ghiglia Possenti, autrice per Àncora de I tre Maritain. La presenza di Vera nel mondo di Jacques e Raïssa. –  Quello che fa impressione è il debito che post mortem il grande Maritain ha per sua moglie ma anche i rimpianti, come quello di non aver fatto uscire a doppia firma l’opera sulla filosofia di Bergson. In un certo senso Raïssa è stata la "Beatrice" del grande pensatore francese». Un’eredità, quella di Raïssa Maritain, da rileggere anche per i suoi doni mistici. «Messaggio portante della sua spiritualità – è il ragionamento finale di Nora Ghiglia Possenti – è stato quello di "portare la contemplazione per le strade". Maritain recupererà questo concetto nel Contadino della Garonna. Lei stessa progettava di scrivere su questo importante tema, ma non poté farlo a causa della malattia. Per lei la contemplazione non dev’essere solo di tipo intellettuale, o solo appannaggio dei grandi ordini contemplativi, ma può essere fruibile da tutti i cristiani nella loro vita di ogni giorno. In un certo senso questa intuizione ha anticipato la lezione del Concilio Vaticano II».