Agorà

SANREMO 2102. Rai condanna Celentano Festival commissariato

Marco Iasevoli giovedì 16 febbraio 2012
«Chi colpirà adesso?». I vertici della Rai si svegliano col mal di testa e con la terribile sensazione di aver commesso una leggerezza: quel contratto che rende Celentano libero di attaccare "chi-vuole-come-vuole-quando-vuole", anche per tutte e cinque le sere, non si può impugnare ma solo arginare con le buone (l’alternativa è troncarlo pagando tutto il dovuto, centesimo su centesimo). Il direttore generale Lorenza Lei chiama all’alba il presidente del Consiglio di amministrazione Paolo Garimberti e insieme maturano la decisione: a Sanremo sbarca, con «poteri di intervento», il vicedirettore dell’azienda Antonio Marano. Una soluzione condivisa a Viale Mazzini in tutta fretta con i consiglieri presenti in sede, e immediatamente operativa. Il "coordinatore", in realtà un vero e proprio commissario, ha un mandato chiaro: vedere in anticipo la scaletta e i dialoghi del "Molleggiato", contrattare cambiamenti con il "clan" - il gruppo di autori e manager che lavora con lui -, sostituire di fatto, nel lavoro "sul campo", il direttore di Raiuno Mauro Mazza e il responsabile artistico del Festival Gianmarco Mazzi. E oggi il tema sarà all’ordine del giorno di un Cda che si annuncia infuocato, in cui sul banco degli imputati saranno proprio Mazza e Mazzi. Qualcuno, forse, solleverà anche la questione relativa all’immagine finale dello show di Celentano, con il direttore di Raiuno Mazza bloccato sulla sedia e altri importanti dirigenti Rai (tra cui il direttore delle Relazioni Istituzionali ed Internazionali Marco Simeon) in piedi ad applaudire).Quello dei vertici è il tentativo ufficiale, non informale né camuffato, di attenuare il danno. Preceduto da un gesto di cui l’azienda stessa ha voluto dare notizia: le scuse ai direttori di Famiglia cristiana don Antonio Sciortino, del Corriere della sera Ferruccio De Bortoli e di Avvenire Marco Tarquinio. Una telefonata, quella di Lorenza Lei ai giornali finiti sotto le "bombe" verbali di Celentano, in cui il direttore generale è parsa sentitamente dispiaciuta per l’accaduto, specie per come sono state eluse le regole etiche del servizio pubblico. Anche il presidente Garimberti prende ampiamente le distanze con parole dure: «Celentano ha dimostrato una inescusabile protervia. Auspicare la chiusura di un giornale è invocare la censura, e l’ha detto proprio lui che per anni ha lamentato di essere vittima dello stesso trattamento». Il presidente Rai mette inoltre nel mirino l’affondo contro la Corte costituzionale (per la bocciatura del referendum elettorale) e la lettura parziale dell’articolo uno della Carta sulla sovranità del popolo: «Un’operazione di disinformazione da cui ci dissociamo».A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, la vicenda-Celentano aiuta i consiglieri a ritrovare (dopo l’infuocata riunione di fine gennaio che nominò Maccari alla direzione del Tg1 e Casarin a quella delle testate regionali) una parvenza di unità. D’altra parte, come sottolinea il componente del Cda vicino all’Udc, Rodolfo De Laurentiis, il contratto di Celentano è stata «una prerogativa» del direttore di rete Mazza, mentre al settimo piano di Viale Mazzini è giunta solo «un’informativa». Sia i consiglieri di centrodestra, Verro, Bianchi Clerici e Gorla, sia gli altri, Van Straten e lo stesso De Laurentiis, hanno nel mirino il binomio Mazza-Mazzi e colui che viene considerato l’uomo ombra del Festival, il manager Lucio Presta. E soprattutto, a poco più di un mese dalla fine del loro mandato, vogliono lasciare in eredità al prossimo Cda un orientamento ben preciso: mai più Sanremo sia «appaltato» all’esterno, ma si torni quanto prima ad una struttura «governata dalla Rai». È la resa dei conti che si agita dietro le quinte, di cui concede una dimostrazione plastica Antonio Verro: «Marano colmerà il grande vuoto che si è creato nella responsabilità gestionale ed editoriale, se Mazzi non condivide si dimetta. Stop ai manipoli di consulenti esterni». Sintonia perfetta con l’avversario Van Straten, "costretto" a benedire l’invio del commissario in quota Lega: «È una decisione giusta presa in emergenza, anche se non ci si doveva proprio arrivare».Il Cda recrimina perché sino agli ultimi giorni disponibili – insieme alla dg Lei – ha provato a stoppare il contratto di Celentano, salvo poi fermarsi perché proprio il binomio Mazzi-Mazza aveva rivelato ai media scambi di sms in cui si accertava che la direzione generale avesse ormai escluso il "Molleggiato" orientandosi verso altre star. Seguirono polemiche, e invocazioni da ogni dove perché Celentano potesse esserci.