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Musica e società. La favela di Rio de Janeiro salvata da un'orchestra

Chiara Bertoglio mercoledì 18 aprile 2018

Anche in una favela può sbocciare una favola: ed è una favola che ha per protagonista la musica e i bambini. Se, tuttavia, il pifferaio magico dei fratelli Grimm attirava con le sue note i bambini per poi rapirli, in questo caso la musica trae a sé i bambini per salvarli dalla droga e dalla violenza. Attorno al 1990, un musicista brasiliano aveva creato un’orchestra che portava la musica nelle scuole e nelle favelas, anziché attendere il proprio pubblico nelle sale da concerto. Il suo sogno fu bruscamente interrotto dalla violenza: venne rapito e ucciso nel 1999 nella favela di Maré. Suo figlio, Carlos Eduardo Prazeres, che di professione era giornalista, decise di proseguire l’attività del padre gestendo l’organizzazione dell’orchestra; purtroppo, si crearono incomprensioni col nuovo direttore musicale, e si giunse alla rottura. «Decisi allora – racconta Carlos – di riprendere il lavoro di mio padre, anche se non avevo musicisti ad aiutarmi. Cominciai così a raccogliere i bambini e a pagare insegnanti che li portassero al livello necessario per creare un’orchestra: nel 2010, nacque l’orchestra Maré do Amanhã, basata proprio a Maré, il luogo in cui il sogno di mio padre era stato spezzato e da cui volevo che rinascesse».

Il primo anno fu difficilissimo: «Non avevamo soldi, ma radunammo ventisei ragazzi cui insegnavamo violino, violoncello e flauto dolce. Volevamo trasformare le loro vite con la musica». Nel 2012 un mecenate cinese permise loro di allargare il raggio d’azione, insegnando a duecento allievi ed ampliando l’organico con l’aggiunta di viola, contrabbasso, flauto traverso ed oboe. «L’orchestra iniziava a sbocciare e trovammo molti talenti. Purtroppo, però, molti si persero strada facendo a causa del traffico di droga. A quel punto intuii che bisognava cambiare obiettivo e ci impegnammo affinché i primi ventisei ragazzi del nucleo originario potessero diventare, a loro volta, insegnanti. Con loro cominciammo ad avviare alla musica bambini piccolissimi, dai tre ai cinque anni; fin dall’inizio ne raggiungemmo circa cinquecento».

Oggi il programma educativo musicale di Maré do Amanhã coinvolge tremila bambini ed è presente in tutte le scuole d’infanzia di Maré. «Abbiamo dovuto creare due orchestre, perché Maré è divisa in due parti controllate da fazioni criminali rivali, e non sempre i ragazzi possono avventurarsi fuori dalla loro zona; così, ciascun’area ha la sua orchestra. Abbiamo anche un’orchestra di alto livello che tiene circa novanta concerti all’anno, dalle scuole ai grandi teatri di Rio de Janeiro, senza dimenticare luoghi come gli ospedali pediatrici». In tutto ciò, l’obiettivo principale di Carlos è chiaro: «Vogliamo tenere i bambini lontani dal narcotraffico; è per questo che li invitiamo a rimanere nelle scuole per studiare musica. Sappiamo che la maggior parte di loro non diventerà musicista di professione; per questo li aiutiamo anche a trovare la loro strada. Oggi abbiamo sei universitari, di cui quattro musicisti. La prima lezione che insegno loro è che possono fare tutto ciò che sognano: noi offriamo loro l’opportunità di realizzare i loro sogni. E questo fa la differenza. Quando giunsi nella favela, mi resi conto che i bambini volevano sentirsi riconosciuti, rispettati, e fare soldi; e, nella favela, questo si realizza solo tramite il traffico di droga. Io ho cercato di mostrare loro che questa strada portava alla morte. Volevo mostrare loro che si può essere riconosciuti, rispettati, ed anche guadagnare con la musica: oggi offriamo borse di studio ai più meritevoli e riconosciamo agli insegnanti uno stipendio più alto di quello statale. Tutti i nostri insegnanti vengono retribuiti e forniamo anche corsi di produzione culturale e imprenditoria. I musicisti diventano micro-imprenditori individuali: cominciano ad insegnare fuori dalla favela, a suonare ai matrimoni e alle feste, come tutti i professionisti della musica. Così, i bambini piccoli, che vedono i grandi suonare alla televisione, viaggiare all’estero, guadagnare ed essere rispettati, si rendono conto che si può realizzare il proprio sogno anche al di fuori del narcotraffico».

Le sfide, comunque, non mancano, e le maggiori difficoltà continuano a provenire dal traffico di droga. «La criminalità paga in una settimana ai suoi adepti quello che noi riusciamo a dare ai musicisti in un mese. Questo ci ha fatto perdere tanti ragazzi recentemente: è per tale motivo che lavoriamo con i più piccoli, per mostrare loro che un’alternativa c’è. E poi c’è la violenza: il quaranta per cento delle lezioni che programmiamo deve essere annullato per gli scontri a fuoco tra le fazioni o con la polizia ». Ciononostante, Carlos e i suoi ragazzi continuano a sognare in grande: «Vi chiediamo di credere anche voi al nostro sogno, pregare per noi ed aiutarci a cambiare le vite a Maré». Solo così, non saranno le note false dei pifferai dello spaccio, ma quelle dolci e potenti della speranza a risuonare fra le baracche della favela.