Agorà

la recensione. Quando Calvino «rivoluzionò» la placida Ginevra

MAURIZIO SCHOEPFLIN sabato 14 maggio 2016
«Fu come se Dio avesse steso la sua mano dall’alto per arrestarmi». Con queste parole Giovanni Calvino commentò la sua sosta forzata a Ginevra. Correva l’anno 1536, egli aveva 27 anni e, dopo varie vicissitudini e numerosi spostamenti, si era deciso a tornare a Basilea, sua città di adozione: le operazioni militari connesse con la guerra tra il re di Francia Francesco I e l’imperatore Carlo V lo costrinsero però a cambiare itinerario e a fermarsi a Ginevra. La città svizzera aveva da poco aderito al protestantesimo e quando i capi della Chiesa, guidati da Guglielmo Farel, seppero dell’arrivo di Calvino, lo considerarono un vero e proprio dono della Provvidenza. In effetti, da quel momento in poi, tra il celebre riformatore francese – Jean Cauvin era nato a Noyon, nella regione della Piccardia – e la città adagiata sul lago Lemano si stabilì un rapporto inscindibile. È vero che egli sarà costretto a lasciare Ginevra nel 1538, ma vi farà ritorno tre anni più tardi, reclamato dai riformati, contrari ad accettare l’invito che il cardinale Jacopo Sadoleto aveva rivolto loro di rientrare nella comunione con la Chiesa di Roma. Da quel momento sino alla morte, che lo colse nel 1564 dopo 4 anni di aspre sofferenze, Calvino lavorò a Ginevra insegnando teologia, predicando e guidando di fatto la vita dell’intera comunità: questo periodo risultò decisivo per la sua vita, per il destino della riforma protestante e per la storia della città, come spiega con sintetica chiarezza Thomas Soggin in questo interessante volumetto. Nella prima parte del libro l’autore presenta i fondamenti teologici della cura d’anime, sulla base dei quali Calvino elaborò le regole disciplinari che gli servirono per organizzare la vita dei ginevrini secondo uno stile evangelico. Soggin si sofferma inoltre a chiarire quale sia stato lo scopo della disciplina instaurata dal riformatore e, infine, nella terza sezione dello scritto, descrive gli strumenti e gli incarichi creati da Calvino per attuare la cura d’anime – innanzitutto il Concistoro, organo direttivo della vita della città, poi i presbiteri e i ministri – ed espone come veniva esercitata praticamente la disciplina. Uomo dalla fede granitica e dall’indole profondamente rigorosa, lavoratore instancabile dotato di una straordinaria forza di volontà, Calvino fece di Ginevra una «comunità compatta, consapevole del suo ruolo nell’Europa protestante», instaurando un potere caratterizzato da una severità passata alla storia: tristemente noto è, a questo proposito, il tragico evento della condanna, approvata da Calvino, del medico spagnolo Michele Serveto, che venne arso sul rogo il 27 ottobre 1553. © RIPRODUZIONE RISERVATA Thomas Soggin LA RIFORMA A GINEVRA NEGLI ANNI DI CALVINO Un capovolgimento nella vita della città Claudiana. Pagine 110. Euro 9,50