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POMPEI. Puglisi (Unesco): «Il degrado culturale è un male del Sud»

Lucia Bellaspiga sabato 3 agosto 2013
«Lo scempio a Pompei non fa nemmeno più notizia... La vera notizia è che forse si sta cercando seriamente di risolvere: il 23 luglio la visita agli scavi dei ministri della Cultura Bray e della Coesione territoriale Trigilia ha portato annunci concreti sul piano di recupero e su un utilizzo lecito dei fondi europei per svolgere i lavori essenziali...». Giovanni Puglisi, presidente della Commissione nazionale per l’Unesco, lo stesso che un mese fa aveva annunciato l’ultimatum da parte dell’Unesco ricordando al governo la scadenza di dicembre 2013 per adottare misure idonee su Pompei, parte dalla notizia positiva.Dunque qualcosa si muove davvero?Da quell’ultimatum a oggi, in mezzo c’è stato l’intervento sollecito di governo e parlamento. Il Decreto legge approvato oggi (ieri, ndr) in Consiglio dei ministri supporta legislativamente proprio le iniziative annunciate il 23 luglio da Bray e dà efficacia alla scelta del governo di monitorare le iniziative dal punto di vista della legalità. È la prima volta che sento un presidente del Consiglio dire «la cultura è l’icona di questo governo»: dalla trascuratezza oggi almeno siamo in una fase di attenzione e priorità.A Pompei c’è dunque un allarme legalità?C’è un problema di massima attenzione sulla trasparenza: dove finiscono i fondi? Chi li gestisce? I motivi di allarme sono grandi e ora il governo ha affidato a un prefetto il monitoraggio. Come si è arrivati a tanto degrado? Crolli, sporcizia, personale sciatto... Dov’era lo Stato? In Francia evidenziano come inestimabile anche una sola colonna.Siamo franchi, il problema Pompei non può essere scisso dal contesto territoriale. Io sono un uomo del Sud, ma devo dire che lo stesso vale per la Reggia di Caserta e tante altre aree nel Meridione. Le colpe? Della distrazione istituzionale, è vero, ma anche della mancanza di educazione di coloro che vivono in quelle aree e dovrebbero esserne i primi custodi. Quando l’Unesco dichiara che Pompei è "Patrimonio dell’umanità" non esclude chi ci vive! È vero, i francesi sono i primi a gonfiare il petto per le loro bellezze, mentre da noi i giovani fanno il pediluvio nelle fontane della Reggia di Caserta. In Svezia o in Germania nessuno si sognerebbe.Ma in Svezia o in Germania ci sarebbero i custodi a far rispettare i luoghi.In Italia carenza di risorse e di personale si legano alla scarsa attenzione delle autorità e alla poca sensibilità civica degli abitanti. Gli esperti dell’Unesco a Pompei richiedono un sistema di telecamere, ma negli interni questo non è possibile e allora occorre la collaborazione del personale e qui casca l’asino: anche ci fossero le risorse, la burocrazia italiana congela tutto nel ginepraio di concorsi pubblici e clientelismo. Ma voglio essere ottimista: in tanti anni non avevo mai visto l’energia e la tempistica di Bray, di Letta e del Parlamento, ora mi auguro che il Dl sia presto convertito in legge dalle due Camere senza stravolgimenti, che l’interesse del Paese prevalga sulle beghe di parte. Ai primi di ottobre sapremo.