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Televisione. «PresaDiretta» riparte dalla strage di Garissa in Kenya

Angela Calvini lunedì 6 marzo 2017

Due importanti inchieste segnano il ritorno stasera alle 21.15 su Rai 3 di PresaDiretta di Riccardo Iacona. La prima, Lasciati soli di Giuseppe Laganà e Alessandro Macina, sui disabili, ben 4 milioni in Italia, il 6,7% della popolazione. Un viaggio nel Paese, per raccogliere le testimonianze dei disabili e dei loro parenti che si sentono abbandonati dallo Stato. A seguire, il reportage La strage di Garissa di Angelo Loy e Tommy Simmons. Uno dei più sanguinari attacchi terroristici del continente africano, si è consumato a Garissa, a nord del Kenya, il 2 aprile del 2015. Quella mattina un commando di terroristi islamici di Al Shabaab entra nel campus universitario di Garissa, esempio di integrazione religiosa, e compie una strage. Vengono giustiziati solo gli studenti cattolici, 143 ragazzi e ragazze, gli islamici vengono risparmiati.

PresaDiretta porta per la prima volta in prima serata l’attenzione su questa strage, con toccanti testimonianze e lo sforzo di rinascere. In questi difficili territori gli operatori, tra cui quelli di Amref Italia di cui Tommy Simmons è fondatore, operano per garantire pace e salute. «Abbiamo voluto rompere il silenzio – ci spiega Simmons –. Quel giorno noi di Amref Italia abbiamo evacuato 18 feriti gravi. Il nostro personale a Garissa di etnie diverse da quella locale, specie cristiani, era andato via. Non si sentiva più tranquillo, viene tuttora preso di mira anche in altri attacchi nel Nord Est del Kenya». Per Simmons tutto questo si riflette sull’Occidente perché «il senso di abbandono di queste popolazioni, specie dei giovani, sfocia facilmente nella radicalizzazione o nella migrazione ». Il reportage torna a Garissa un anno dopo la strage, e incontra i testimoni di altri attacchi. «L’obiettivo è di fare pulizia etnica e culturale: ormai in tanti villaggi del Kenya i cristiani non ci sono più» aggiunge Simmons. Toccante la testimonianza del parroco della chiesa cattolica di Garissa. «Molti hanno portato via i figli per paura dalla scuola cattolica, ma c’è molta solidarietà da parte della maggioranza musulmana della città». La conclusione è un invito all’Occidente a non abbandonare questi territori, ma a contribuire alla democrazia e alla speranza tramite l’educazione.