Agorà

L'attore. Poretti: l’allegria del gioco assaggio di Paradiso

Giacomo Poretti giovedì 13 agosto 2015
Mi collego a quanto ha detto Eraldo perché mi ha colpito molto questa cosa del discernimento. Anche secondo me è una cosa molto importante. Ha citato i Promessi sposi. Padre Cristoforo arriva a dire questa cosa molto profonda a Renzo. Ricordate come è arrivato a essere padre Cristoforo? È diventato un assassino perché passando su un marciapiede... «Tocca a me stare vicino al muro, no tocca a te», e ha ucciso un uomo. Compiendo quell’omicidio – attraverso il pentimento, il discernimento, una vita durissima di meditazione – è arrivato a porgere dei consigli di laetitia a Renzo. Lo dico perché è una cosa molto importante, perché è difficile rispondere a queste domande, come si fa a essere allegri quando si è tristi? Diciamo la verità, è difficilissimo, quasi impossibile dare delle ricette. Io credo che si arrivi a conquistare delle determinate condizioni in maniera faticosa. Il discernimento è molto importante nella nostra vita. Eraldo faceva riferimento alla libertà che sembra il dono più grande che abbiamo, ma a volte ci sembra il più scomodo, il più tremendo, vorremmo farne a meno, eppure ce l’abbiamo, ma per conquistarci questa dignitosa libertà non possiamo fare a meno del discernimento. E, all’interno di questo, l’ironia, la comicità sono ottimi soldati e ci aiutano a discernere. Se c’è una particolarità della nostra comicità, ed è una cosa che inseguiamo da sempre, è la condizione del gioco, che per noi è veramente qualcosa di pregnante dal punto di vista esistenziale. Nel momento in cui, e ce lo dice anche il pubblico, si raggiunge quello stato di grazia dove, grazie al nostro talento, grazie agli incontri fatti, per esempio l’incontro di noi tre (e questa chimica ha permesso di liberare dei giochi di fantasia che altrimenti sarebbero rimasti nascosti, misteriosamente oscuri in chissà quale meandro), questo incontro particolare che io designo come un segno della grazia, perché sono un credente e non posso che definirlo così, tutte queste cose permettono a me e a noi tre di intavolare questa cosa meravigliosa che è la gioia del gioco. Siamo tutti adulti, ma io spero che abbiate un pur vago ricordo di quanto si era spensierati, felici e allegri da ragazzi, quando si aveva la fortuna di vivere la condizione del gioco. Il gioco era tutta la nostra giornata, e poi diventati grandi sono entrate in campo altre cose: la responsabilità, il doversi giocare la nostra libertà, l’impegno. Però io credo che è come se fosse una specie di ricordo del Paradiso, il gioco, la condizione del gioco, di assoluta spensieratezza, perché non c’era nessun problema, nessuna paura, non dovevi temere niente, godevi solo della vicinanza e delle sollecitazioni del tuo amico. Nel mio caso, e nel nostro caso, delle sollecitazioni e delle improvvisazioni che di volta in volta facciamo. È difficile comunicare e comunicarsi queste “cose”, ma molte volte ho sentito sul palco, e in altre situazioni, questa “cosa” e ho sentito anche che il pubblico partecipava di un momento magico e particolare. Io sono convinto che questa “cosa” del gioco che avviene attraverso la comicità sia veramente una specie di antipasto rispetto al mistero, di fronte a quello che il Signore, l’Altissimo, ci ha preparato per l’Aldilà. Altrimenti mi riuscirebbe impossibile, incomprensibile, star dentro al mistero dell’esistenza. Ma, grazie a Dio, il fatto che esiste la comicità, che esiste l’allegria, è un segno, perché secondo me nell’Aldilà probabilmente c’è molta allegria.