Agorà

Il festival di Berlino. Polanski mette Blair in un thriller politico

Alessandra De Luca sabato 13 febbraio 2010
Come previsto, la presenza di Roman Polanski, regista del thriller politico L’uomo nell’ombra, presentato ieri in concorso a Berlino, aleggiava come un fantasma sul Festival. Bloccato in Svizzera agli arresti domiciliari (le autorità decideranno la sua estradizione negli Usa solo dopo che la giustizia americana si sarà pronunciata sulla richiesta di Polanski di essere giudicato in contumacia) il regista non ha rilasciato dichiarazioni in occasione della prima mondiale della sua nuova, appassionante pellicola, terminata "a distanza" mentre si trovava già in carcere. Ma del suo genio creativo hanno parlato a lungo i protagonisti della pellicola – Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Olivia Williams – il produttore Robert Benmussa e lo scrittore Robert Harris, dal cui best seller è tratto il film, che in Italia sarà distribuito il 9 aprile da 01.L’altra assenza-presenza del film è quella di Tony Blair, ex primo ministro inglese, che si nasconde dietro il personaggio di Adam Lang, interpretato dall’ex James Bond. La storia infatti è quella di un ghost writer inglese che accetta di completare le memorie dell’ex premier britannico lasciate incompiute da un altro scrittore nell’ombra, morto in circostanze sospette. Ma dopo che il giovane ha accettato l’incarico e si è trasferito su un’isola grigia e piovosa al largo della costa orientale degli Usa, Lang viene inquisito per crimini di guerra avendo autorizzato la tortura di alcuni prigionieri iracheni. Mentre scoppia la protesta dell’opinione pubblica, lo scrittore scopre che dietro l’entrata in politica di Lang si nasconde quel mistero che spiegherebbe il suo ruolo nello scenario internazionale. «L’idea della storia, ispirata a quei thriller di Hitchcock dove un uomo qualunque si trova coinvolto in faccende più grandi di lui – spiega Harris, che per l’amico Blair ha lavorato come giornalista politico, ghost writer direbbe qualcuno – è nata almeno quindici anni fa, ma non riuscivo a metterla a fuoco. Quando nel 2006 ho ascoltato un’intervista radiofonica con qualcuno che suggeriva di processare Blair per crimini di guerra, ho finalmente capito chi poteva essere il mio personaggio centrale: un ex primo ministro che per evitare di finire in tribunale si rifugia in America, paese dal quale non avrebbe potuto essere estradato».Harris sottolinea come personaggi e temi del film abbiano un carattere universale, ma i riferimenti a fatti e persone reali è troppo evidente per essere sottovalutato. Tanto più che lo scrittore aggiunge: «Una delle chiavi di lettura del film è il declino dell’impero britannico. Credo che a un certo punto l’Inghilterra sia diventato uno degli stati Usa in cui il primo ministro viveva come ospite». E chissà che per Polanski non arrivi un premio, che di certo non sarebbe solo frutto di un gesto di pietà.