Agorà

Spazio. Plutone, la porta dell'universo

Giorgio De Simone mercoledì 8 luglio 2015
È in nona fila, lontano e dimenticato dietro gli altri otto. È anche il più piccolo, eppure in questi giorni tutte le attenzioni sono per lui. La ragione è semplice: la sonda New Horizons, lanciata dalla Nasa all’inizio del 2006, sta raggiungendo i suoi immediati dintorni. Stiamo parlando di Plutone, l’ultimo pianeta del nostro Sistema solare. Pianeta? Individuato nel 1930 dall’astronomo americano Clyde Tombaugh (1906-1997), Plutone è un corpo celeste molto piccolo (2300 km di diametro, due terzi di quello della Luna), rimasto invisibile anche dopo che gli ultimi suoi compagni di viaggio, Urano nel 1781 e Nettuno nel 1846, erano stati scoperti. Ma una volta trovato e ammesso alla corte del Sole, la sua natura, il suo comportamento, la sua orbita eccentrica che parzialmente s’interseca con quella di Nettuno, gli sono costati un declassamento da nono pianeta a pianeta nano e, a seguire, la riduzione ad asteroide o a cometa o – semplicemente – a «qualcosa di nuovo». Dunque Plutone è una stravaganza celeste, una discordanza, un’aporia spaziale? Tra i pianeti esterni (quelli oltre l’orbita di Marte, dunque Giove, Saturno, Urano, Nettuno) è l’unico roccioso, come Mercurio, Venere, la Terra e Marte. Non quindi gli oceani di idrogeno liquido di Giove e di Saturno, non l’elio e il metano di Urano e Nettuno, ma roccia e ghiaccio, molto ghiaccio considerato anche il freddo che vi domina incontrastato: da 240 a 210 gradi sottozero, una temperatura che – a volerci metterci la mano – uno se la vedrebbe saltar via. D’altronde, obbligato a starsene lontano dal Sole fino a oltre 7 miliardi di km (52 volte più della Terra), dove mai Plutone potrebbe attingere calore? La sua atmosfera (azoto, metano, monossido di carbonio) è un sesto della nostra e si raffredda man mano che il pianeta si allontana dal Sole fino a congelarsi. Inclinato di 22 gradi sul proprio piano orbitale, con un’orbita dunque ellittica che per un certo periodo sale a cavallo di quella di Nettuno, Plutone si ritrova con un giorno che equivale a sei dei nostri e un anno che dei nostri ne fa 248. Roccia, azoto, anidride carbonica, metano e acqua ghiacciata formano la sua superficie, di un colore tra il beige e l’arancione. Partita il 19 gennaio 2006 e viaggiando alla velocità di 58 mila km all’ora (la più alta di un veicolo terrestre, tale da consentire il superamento della Luna dopo appena 9 ore dal lancio), la sonda americana ha impiegato dunque circa 10 anni per arrivare al termine di un viaggetto di quasi 5 miliardi di km. «Non andate su Plutone, è il pianeta di Topolino», consigliò il compianto attore americano Robin Williams. Ma il pianeta resta il più amato dai bambini, quello a cui Walt Disney si riferì per creare il personaggio di Pluto (anche lui classe 1930), il cane grande amico di Topolino. Insomma Plutone è il corpo transnettuniano che – proprio perché lontano, piccolo, misterioso – ha agitato l’immaginazione, scosso la fantasia, sollecitato la scienza a cercare notizie e risposte plausibili. Ciò che ci sta per essere svelato forse non dirà se erano giustificati i cortei di protesta a favore della dignità planetaria di Plutone, ma certo nulla riuscirà a cancellare il fascino e il mistero suggeriti da un pianeta che, se tale non riesce a farsi chiamare, abita comunque il misterioso Oltretomba cosmico; una regione dove, a quanto se ne sa, silenzio e freddo sono traforati da centinaia di migliaia di oggetti vaganti, asteroidi piccoli come caramelle ma anche grandi come montagne. È la cosiddetta fascia di Kuiper o, meglio, di Edgeworth-Kuiper (dal nome dei due astronomi che la scoprirono), dove New Horizons si avventurerà dopo il flyby del 14 luglio. New Horizons raggiungerà infatti la minima distanza (intorno ai 10.000 km) da Plutone alle 13.49 del 14 luglio, ma diverse immagini sono già pervenute e altre sono in arrivo e arriveranno a testimoniare il felice approccio. Per esempio i penetranti occhi della sonda hanno rivelato che Caronte, il «doppio» di Plutone fotografato dal telescopio spaziale Hubble nel 1994 quando si trovava a 4,4 miliardi di km dalla Terra e dal diametro che è la metà di quello del compagno, ha una superficie di colore inesplicabilmente grigio. Oltre a Caronte altri due satelliti orbitano intorno a Plutone, Notte e Idra, scoperti nel 2005. Poi, rivelati rispettivamente nel 2011 e 2012, ci sono Cerbero e Stige. Come si vede, anche nella terminologia il clima da oltretomba non viene meno, ma che cosa si saprà in più di Plutone dopo il 14 luglio rispetto a ciò che si sa ora è la seducente domanda di questi giorni. Con New Horizons siamo arrivati al confine estremo del nostro Sistema solare. Oltre si spalanca uno spazio immenso, un abisso dove il cuore si spaura e per attraversare il quale e raggiungere Proxima Centauri, che è la stella a noi più vicina, ci aspetta un percorso di 40.000 miliardi di km. Alla velocità della luce (300 mila km al secondo) sono poco più di 4 anni di viaggio, a quella di un veicolo spaziale fanno 81 mila anni: cioè, se non l’eternità, qualcosa che le è parente. Come si vede, è giocoforza (per ora) accontentarsi di Plutone.