Agorà

LONDRA 2012. Più umano, più vero. È il "Dream Team"

Paolo Lambruschi martedì 31 luglio 2012
​Tra una serie impeccabile di tiri da tre punti di Kobe Bryant e una schiacciata di LeBron James, i “Fenomeni” sono arrivati domenica pomeriggio sul parquet della Basketball arena Londra. Una folla delle grandi occasioni ha salutato l’esordio contro la Francia del “Dream Team”, la squadra da sogno di basket degli Usa, nazionale assemblata con 12 stelle del campionato professionistico nordamericano solo per vincere l’oro. Palazzetto gremito, musica a palla, Michelle Obama in tribuna vip ed entusiasmo. Sembrava uno dei mega impianti d’Oltreoceano, che le tivù satellitari portano quotidianamente nei salotti di tutto il mondo, invece che il parco olimpico. Alta l’attenzione mediatica. Non tanto per l’esito della gara, visto che dopo il primo quarto la gara era chiusa (98-71 il finale ottenuto dagli Usa con le riserve, stando attenti a non arrivare a 100 per non umiliare i permalosissimi transalpini), ma per lo sport-spettacolo e i suoi protagonisti. E anche se Kobe e LeBron se ne sono stati in panca a riposare metà della gara, ci hanno pensato Melo Anthony e Kevin “Arma letale” Durant, a entusiasmare i fan giocando da squadra vera, con difesa d’acciaio e regia impeccabile.Peccato che tanto interesse non l’abbia previsto il Cio. Un’ora prima dell’inizio della gara gli oltre 600 posti stampa erano esauriti provocando code e facendo infuriare gli addetti ai lavori rimasti fuori che hanno dovuto accomodarsi davanti alla tv. Riprova che il basket, torneo al quale gli azzurri non partecipano da due edizioni - qui ci sono solo tre italiani: il coach della Spagna Sergio Scariolo, l’arbitro Luigi Lamonica e il vice allenatore degli Usa Mike D’Antoni (naturalizzato) - resta una delle discipline più popolari dei Giochi 2012 e, grazie anche agli atleti Nba, garanzia in tempi di magra per il business olimpico. Lo si vede dai redditi: secondo Forbes, i primi 20 atleti olimpici più pagati guadagnano complessivamente 448 milioni di dollari all’anno sommando ingaggi e contratti con gli sponsor. Dietro il tennista svizzero Roger Federer, al top con 55 milioni di dollari, ci sono James (53) e Bryant (51), che insieme valgono quasi un quarto del bottino. Il dibattito a Londra non è se gli americani vinceranno l’oro olimpico del cesto. Sul sito ufficiale della Nba si può partecipare al sondaggio: perderà o no la squadra degli Usa una partita? L’82% ha risposto no. Il vero interrogativo sul Dream Team 2012 è se sia o no degno del nome. A Barcellona, quando la Federazione statunitense decise di inviare i cestisti più pagati del pianeta (al posto degli universitari), indossarono la maglia degli Usa Larry Bird, Michael Jordan, Magic Johnson. Fenomeni già allora strapagati, la cui fama negli anni 90, senza web e tv satellitare, si ingigantì sconfinando nel mito. Così, quando LeBron James prima di partire per Londra ha detto che questa squadra è più forte, il mitico Larry Bird lo ha invitato a tacere. Ora, è vero che LeBron, miglior giocatore del campionato appena vinto con i Miami Heats, non è personaggio umile - sulla schiena si è fatto tatuare la scritta “the chosen one”, il prescelto - ma l’oro porterebbe un punto a suo favore. Vent’anni fa, infatti, agli albori della globalizzazione, i talenti restavano ciascuno a casa propria. Oggi, dei 144 atleti in gara nelle 12 nazionali qualificate, ben 34 militano nel campionato professionistico nordamericano. Un cestista olimpico su quattro più o meno. Solo la Francia domenica aveva in campo un quintetto Nba capitanato da Tony Parker. Altra succursale americana è l’Argentina, che schierando Scola, Delfino e Ginobili domenica sera ha travolto la Lituania 102 a 79 nel bis della finale per il bronzo 2008. E tre ne ha la Spagna, tra cui il gigante del Lakers Pau Gasol, campione d’Europa e vice campione olimpico che ha “matato” la Cina 97 a 81. Questo torneo è meno scontato di quello del 1992? Vedremo. Certo è che, nonostante la scandalosa massa di denaro, le ragioni dello spettacolo e degli sponsor, c’è qualcosa di nobilmente sportivo in palio a Londra con l’oro olimpico del basket. È la lotta tra una generazione leggendaria e una di “Fenomeni ricchi”, ma a caccia di gloria.