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Dati Doxa. L’Italia che dona non conosce crisi

Paolo Lambruschi mercoledì 9 aprile 2014
Al quinto anno di crisi gli italiani in media donano 50 euro a testa, ma resta stabile il numero di donatori mentre il marchio Caritas resta il più noto tra gli enti senza scopo di lucro. Lo rivela l’indagine “Italiani solidali” della Doxa relativa al 2013, che verrà pubblicata a giugno e che siamo in grado di anticipare. Lo studio annuale sulle offerte in denaro alla solidarietà riserva alcune sorprese. Partiamo dalla platea degli offerenti, che resta piuttosto vasta. Sono infatti poco più di 15 milioni gli italiani che l’anno passato hanno effettuato una donazione nel Belpaese, numero che non diminuisce rispetto al 2012. Nel Belpaese sono più generose, si sa, le donne, il 64% della popolazione di offerenti, dato in crescita rispetto al 2012. L’età media di chi dona denaro, causa crisi, è superiore ai 55 anni, anche se si registra un leggero aumento percentuale di offerte dagli under 34. Più generosi i diplomati (49% contro il 18 dei laureati) e la classe media (cui appartiene il 70 dei donatori). Non pervenuti o quasi i ricchi: solo il 19% di chi ha fatto un’offerta nel 2013 appartiene alla classe di reddito “superiore”, uno su cinque. Riguardo alle quantità. prevale il biblico “obolo della vedova”: oltre la metà ha donato meno di 50 euro all’anno, un quarto fino a 13 euro. Solo il 2 per cento dona più di 300 euro. La donazione media degli italiani è stimata in 54 euro. L’area geografica più generosa è nordovest, con il 27% dei donatori, seguita dal nordest. In questo panorama, la percentuale di chi fa solo offerte alla Messa domenicale resta stabile al 16%, mentre diminuisce chi dichiara di fare solo donazioni (11) e aumenta leggermente chi mette mano al borsellino in entrambe le occasioni (19%). La maggioranza non dona nulla. L’otto per mille resta conosciuto da oltre i due terzi del pubblico. Le tematiche sulle quali gli italiani si dimostrano sensibili sono soprattutto la ricerca medica, seguita dagli aiuti d’emergenza, dalla lotta alla povertà nel mondo (che registra un calo) e a quella in Italia, quest’ultima a pari merito con le adozioni a distanza. Molto distanziate le intenzioni di offerta per temi animalisti e verdi. In futuro, stando all’analisi delle propensioni, dovrebbe proseguire la tendenza al rialzo per la ricerca medica e per cause legate alla contingenza nazionale, come l’aiuto all’infanzia povera in Italia e in generale alla povertà nel Belpaese. Quanto agli enti, la Doxa colloca la Caritas al secondo posto, in lieve calo (-1,8%), per notorietà spontanea tra le organizzazioni senza scopo di lucro, sopravanzata solo dall’Airc, l’associazione per la ricerca sul cancro, mentre il suo marchio risulta in prima posizione per la notorietà complessiva in Italia. Alle sue spalle troviamo Telefono Azzurro, Unicef, Wwf, Croce rossa. Caritas terza a pari merito con Emergency e  l’associazione per la sclerosi multipla tra le beneficiarie delle donazioni. Prima l’Airc, seguita da Telethon; al quarto posto l’Unicef. Interessante rilevare che in piena era digitale, le principali fonti di informazione sulle iniziative solidali restano la conoscenza personale dell’associazione o dei volontari, poi la tv e il contatto diretto o con “dialogatori”. Stampa, web, sms e radio sono fonti di informazione minori secondo la Doxa. Mentre per le forme di pagamento, dopo l’intramontabile donazione diretta al banchetto di piazza, gli italiani scelgono rispettivamente sms, bollettini postali e tabaccai. Il 41% dei donatori, crisi o no, preferisce acquistare un prodotto etico o solidale – anche se più caro – contro il 27 di chi comunque guarda principalmente al prezzo. Combinato con la percentuale, assolutamente maggioritaria, di chi afferma di non donare per mancanza di reddito adeguato, sembrano scelte non dovute al vuoto nel cuore, ma nel portafoglio.