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Vivere nello spazio. Pesce e verdura: ecco cosa i coloni mangeranno sulla Luna

Davide Re lunedì 13 novembre 2023

Astronauti della missione Apollo 17 sul suolo lunare

Pesce e verdura: sarà questo il menù dei primi coloni che abiteranno sulla Luna e non necessariamente su quella porzione del nostro satellite che vediamo sempre dalla Terra, ma anche nella sua faccia nascosta - “the dark side of the Moon” - che seppur rimanendo misteriosa lo è ormai sempre di meno, grazie alle sonde automatiche cinesi che ne stando scandagliando la superficie.

Dopo che pomodori, insalate e patate sono stati coltivati nello spazio, sarà il turno degli allevamenti di pesce? Molto probabile, come spiega un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Frontiers in Space Technology. La ricerca, condotta in collaborazione con l'Università della Lorena, in vista della missione Lunar Hatch condotta da Ifremer, ha confermato che le uova di branzino resistono molto bene all'assenza di gravità, qualità essenziale da considerare per il loro viaggio nello spazio. L'obiettivo della missione è quello di fecondare le uova di pesce e farle schiudere, così che consentano il sostentamento degli astronauti che risiederanno sulla futura base lunare dell'Esa. Dal suo lancio nel 2019, il programma Lunar Hatch ha compiuto progressi significativi. Diverse centinaia di uova di branzino prodotte in acquacoltura sono state sottoposte a una batteria di test e hanno dimostrato la loro capacità di resistere alle condizioni di decollo di un razzo e di viaggio nello spazio. Nuovi studi si stanno facendo a livello nucleare. Ovvero capire come queste uova possano resistere ai raggi cosmici - composti da particelle cariche presenti nello spazio -, insomma valutare se questa radiazione induce degli effetti biologici e dei danni nello sviluppo delle uova e dei branzini poi.

"Abbiamo testato gli effetti di diversi fattori che potrebbero disturbare lo sviluppo embrionale o la vitalità delle uova di branzino", ha spiegato Cyrille Przybyla, ricercatore in biologia marina dell'Ifremer. Dopo aver sottoposto le uova alle vibrazioni del lancio di un razzo Soyuz (la navetta russa che fa da spola con la Stazione spaziale internazionale, Iss, ndr) e all'ambiente sonoro associato, sono state obbligate all'ipergravità, cioè a un'accelerazione del razzo da 1g a 5g. Gli scienziati del progetto hanno osservato che i tassi di sopravvivenza e di schiusa erano identici a quelli delle uova di controllo rimaste virtualmente sulla Terra. Il passo successivo ha previsto il test degli effetti della microgravità simulata, in altre parole l'assenza di peso o l'assenza di gravità, per 39 ore, una durata equivalente a 26 giri in orbita bassa attorno alla Terra nella Iss. Gli scienziati hanno condotto questo esperimento sulla piattaforma sperimentale dell'Università della Lorena, accreditata dall'Esa, con il supporto del Centro nazionale francese per gli studi spaziali. "Anche in questo caso, la percentuale di uova che si sono schiuse è la stessa del gruppo di uova di controllo che sono rimaste nella gravità terrestre", ha riferito Przybyla: "Tutte in buona salute, si sono schiuse sei ore prima delle altre".

L'idea è di includere il pesce nel menu due volte a settimana e di fornire una scorta di uova di pesce circa ogni sei mesi. E per le verdure? Anche qui arriva una buona notizia. Sono stati individuati batteri in grado di migliorare la fertilità del suolo lunare e promuovere la crescita delle piante. A rivelarlo, gli esperti della China Agricultural University in uno studio pubblicato su Communications Biology. Secondo i ricercatori, la combinazione di tre batteri - Bacillus mucilaginosus, Bacillus megaterium e Pseudomonas fluorescens - può essere utilizzata per promuovere la crescita della Nicotiana benthamiana in un simulante del suolo lunare. I risultati suggeriscono che questi batteri possono migliorare la fertilità aumentando le concentrazioni di fosforo - uno dei principali nutrienti delle piante - che può essere assorbito dalle piante.