Agorà

INCONTRO CON L’ARTISTA. Paoli: «Da 50 anni canto fuori dal coro»

giovedì 22 gennaio 2009
«Gino Paoli è uno dei pochi casi di buon invecchiamento che co­nosca » diceva Fabrizio De An­dré rimestando l’universo di soffitti viola, gat­ti matti e vigliacchi e amori dispari del can­tautore di Monfalcone. E questa anzianità fe­lice che lo vede ancora ben al centro della sce­na trova spazio domani nei dodici frammenti di Storie, raccolta di canzoni-novella che ri­porta l’autore di Sassi a guardarsi attorno con gli occhi del fanciullino affiorato in passato in album come King Kong o Cosa farò da grande. Un mondo alla fine del mondo traversato da Paoli ieri sera alla Sala Petrassi dell’Auditorium di Roma nell’attesa di varare il 18 marzo a Bo­logna un nuovo tour che lo porterà in giro per l’Italia fino all’autunno. Tra i dodici affreschi allegorici c’è l’amore de Il nome o La chia­ve, ma pure la morte ( La si­gnora e Mauri), la cattiveria ( La paura), le effimere sedu­zioni del benessere borghese ( Il buco). Si parla pure di ar­gomenti forti come lo stupro per riflettere su una società che ha smarrito il senso della compassione. «Davanti al vecchio pazzo che dopo la violenza le muore sotto gli oc­chi la protagonista esercita quella pietas cristiana di cui invece la società, nella sua spasmodica ricer­ca del mostro, ha perso traccia» spiega Paoli. «Questo disco parla innanzitutto di umanità e per farlo utilizza il linguaggio delle storie per bambini, che non avendo sovrastrutture sono i soli a provare sentimenti autentici». Come tutti quelli che l’hanno preceduto, Sto­rie è anche un disco che punta il dito sugli a­busi di una società in cui è sempre più diffici­le riconoscersi. «La paura dell’uomo della montagna, del fucile dietro alla porta, della fame, del diverso, esisterà finché esisterà il po­tere » spiega. «Oggi vedere un afroamericano alla Casa Bianca è un gran segno di speranza, ma da domani conteranno solo le sue scelte». Registrato nella casa di campagna che pos­siede in Toscana dalle parti di Bolgheri, Storie conta sulla produzione di Aldo Mercurio e su un manipolo di musicisti fidati tra cui il chi­tarrista Maurizio Fiordiliso e il percussionista Rosario Jermano. Prima di portarlo nei teatri italiani, però, Paoli interverrà al Festival di San­remo come 'padrino' di Malika Ayane, rima- sta senza partner (sembra) dopo un litigio del­la sua discografica Caterina Caselli con Giu­liano Sangiorgi dei Negramaro. «Caterina è un’amica e così quando mi ha chiamato le ho detto subito sì perché credo nelle doti di Ma­lika e apprezzo quel che canta». Per Paoli sarà anche il modo di festeggiare davanti alle tele­camere cinquant’anni di canzoni. «Furono Giampiero Reverberi e Nanni Ricor­di a strapparmi al mio lavoro di pubblicitario e all’hobby di pittore per farmi cantare» rac­conta. «Il primo pezzo lo scrissi nel ’59 con mio fratello e si intitolava La tua mano, ma non successe niente. Nel ’60 arrivò La gatta che uscì a primavera e a fine estate aveva ven­duto 114 copie. Poi però il tam tam della gen­te cambiò le carte da un destino che sembra­va segnato e di lì a poco finì in tutti i juke-box».