Agorà

La provocazione. «Orgogliosi di chiamarci Accademia Optì Pobà»

Massimiliano Castellani sabato 9 agosto 2014
«A noi le banane piacciono, e anche parecchio. E siamo orgogliosi di appartenere alla piccola accademia calcistica “Optì Pobà”». Lo dicono in coro i quindici ragazzini della leva calcistica 2000-2002 che in questa estate, per niente calda, si allenano al Parco di Monza agli ordini del “mister”, Domitien Nzale. Il 37enne ex calciatore senegalese, dopo la sparata razzista del candidato alla presidenza della Figc, Carlo Tavecchio, ha radunato i suoi ragazzi e ha deciso che d’ora in poi il loro gruppo si sarebbe chiamato “Accademia Optì Pobà”. «Il nostro è un pre-ritiro per stare insieme e tenersi in forma prima dei raduni ufficiali delle squadre in cui sono tesserati i miei 15 allievi. La maggior parte di loro è nata in Italia da genitori che sono arrivati qui dal Burkina Faso, Ghana, Costa d’Avorio, Guinea e Senegal. Quindi, ho pensato, per il signor Tavecchio sono degli “Optì Pobà” che al loro Paese “mangiavano banane come me” e qui rubano il posto da titolare ai figli degli italiani... Una follia. Noi il pregiudizio lo battiamo sul campo, dove con i 10 ragazzi africani si allenano e vivono in piena armonia altri cinque  coetanei italianissimi». La “Optì Pobà” si ritrova tre volte alla settimana, portandosi da casa il materiale tecnico: «Cinesini , palloni, casacche, acqua, tutto a carico loro - spiega Nzale Io ci metto l’esperienza di calciatore di agente e il mio tempo libero. Faccio tutto a titolo gratuito, perché per far ripartire il sistema calcio italiano serve sì lavorare dalla base, ma farlo con passione e senza pretendere di arricchirsi sul breve periodo». Non ci sono porte in campo, se non le casacche avanzate stese a terra a fare da pali per la partitella di fine seduta. «Lavoriamo sulla tecnica, sul possesso palla e per affinare la condizione atletica. Questa è la mia idea di campus che ho iniziato a marzo con un solo ragazzo, Badara Sarr, un giovane senegalese che sto aiutando a lavorare di più e meglio per inseguire il suo sogno». Il sogno condiviso da ognuno dei ragazzi della “Optì Pobà” che le vacanze estive le hanno trascorse in città: «Vengono da famiglie di lavoratori e il mare e la montagna per la maggior parte di loro è un miraggio», sottolinea il “mister”. I genitori quando staccano dal turno di lavoro vengono qui a vedere cosa combinano i loro figli. «Se ne stanno tranquilli a bordo campo, socializzano tra di loro. Cosa pensano di Tavecchio? Che non è possibile che gli permettano di diventare il presidente della Federcalcio. Ciò che ha detto è lo specchio di molte realtà calcistiche in cui il genitore italiano a volte dice a quello del ragazzo straniero: “Domani non portare tuo figlio al campo, così gioca il mio...”. Qualcuno crede che i figli degli stranieri siano un ostacolo per il futuro dei propri e non ha capito invece che gioca sempre il migliore, a meno che l’allenatore chiuda gli occhi o si faccia corrompere... Ma alla fine il calcio, forse l’ultima oasi della meritocrazia, premia sempre il talento». Di alcuni dei quindici «un giorno sono sicuro ne sentirete parlare - assicura il mister - ma per ora l’obiettivo è giocare per divertirsi e per divertire». Corrono, scattano, dribblano e sudano felici i ragazzi della “Optì Pobà” che radunati a centrocampo si sentono ripetere prima di ogni allenamento: «Giocate sempre con il sorriso che indica la gioia e la passione per ciò che si fa».