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Cinema. "Oppenheimer": con Cristopher Nolan dentro il labirinto dell'uomo

Alessandra De Luca martedì 22 agosto 2023

Cilian Murphy in una scena di "Oppenheimer" di Cristopher Nolan

il regista dei cervellotici paradossi temporali, delle vertiginose multidimensioni, dei mondi capaci di ripiegarsi su se stessi come fogli di carta. Impossibile comprendere a pieno un film dell’inglese Christopher Nolan alla prima visione e non fa eccezione neppure il suo ultimo lavoro, Oppenheimer, dedicato al padre della bomba atomica, tratto dal libro premio Pulitzer Robert Oppenheimer. American Prometheus di Kai Bird e Martin J. Sherwine, distribuito nelle sale da Universal domani, lo stesso giorno in cui si affaccia per la prima volta sugli schermi con Movies Inspired il primo film del regista, Following, storia di uno scrittore che alla ricerca di ispirazione di infila nella turbolenta vita di un ladro.

Campione di incassi (insieme a Barbie) ai botteghini dei Paesi dove è già uscito, Oppenheimer, dicevamo, è un film di grande complessità, ma una complessità diversa da quella alla quale ci ha abituato il regista di Memento, Inception, Interstellar, Tenet. Decisamente più vicino a Dunkirk, Oppenheimer ricostruisce un episodio cruciale per la storia americana e quella del mondo intero e pur non rinunciando a un racconto frammentato, non lineare, che alterna livelli temporali diversi alla ricerca della verità racchiusa in un mistero, quello rappresentato dal protagonista, e che torna a riflettere su temi cari come la dialettica tra soggettivo e oggettivo, ordine e caos, ragione e sentimento e la relazione tra diversi punti di vista, è ancorato a fatti storici precisi che restano un punto fermo della sceneggiatura.

Non c’è un film in cui Nolan non abbia chiesto, anzi preteso, grande attenzione e concentrazione da parte del pubblico, e questa volta lo spettatore è chiamato a seguire la complicata vicenda del fisico impegnato non solo a costruire un’arma micidiale, capace di cambiare le sorti del mondo, ma anche a fare i conti con la propria coscienza e a difendersi dall’accusa di simpatie comuniste. Seguire le diverse fasi dell’inchiesta che vide sotto accusa il celebre fisico non è impresa facile, perché capita smarrirsi tra i meandri di una intricata faccenda politica e giudiziaria fatta di menzogne, tradimenti, colpi bassi, ambiguità. Ma sul fascino e il valore artistico di quest’opera sapientemente stratificata non ci sono dubbi.

Tra i grandi meriti del regista c’è quello di aver affidato il ruolo del protagonista a Cillian Murphy, un paio di occhi blu spalancati sull’apocalisse, il cui punto di vista di restituisce scene a colori. visionarie, oniriche, orrorifiche, specchio del suo tormentato ed enigmatico mondo interiore, mentre le scene che vedono in campo Lewis Strauss (Robert Downey Jr.), un altro dei protagonisti della politica nucleare degli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale, sono in bianco e nero.

Se l’esplosione della bomba atomica nel deserto del Nuovo Messico (prova generale dell’imminente distruzione di Hiroshima e Nagasaki) è la scena più attesa del film, è nell’implosione delle emozioni di Oppenheimer che si fonda il film, scavo profondo nell’animo di un uomo costretto a guardare in faccia il male assoluto.