Agorà

Idee. Oltre Banksy e Cattelan... cercando il meglio. Ma l'artista chi è?

Maurizio Cucchi martedì 7 gennaio 2020

Arte contemporanea

Ripassando da piazza degli Affari, nel cuore di Milano, si vede ancora spuntare il tristemente celebre dito medio levato verso l’alto di Cattelan, provando, come ogni volta, un senso di netto, forte fastidio. Duplicato, oltre tutto, dal più recente episodio della banana di Miami, di cui moltissimi hanno parlato e non pochi prendendola sul serio.

Un’altra uscita della nostra epoca di mediocri o scadenti barzellette, come quelle del non di meno celebre e misterioso (per fortuna) Banksy. Dunque, c’è chi ha condiviso, affermando, per esempio (ma è una vecchia storia), che essenza dell’arte è l’idea, che lo spirito dell’arte stessa è nell’idea. Semplificazioni, purtroppo, e di basso livello.

L’arte non è un’idea, è essenzialmente un manufatto, che richiede, in quanto tale, un’attitudine specifica e un paziente lavoro di bottega, nella forte presenza di passione e studio. Senza una partenza, diciamo pure, artigianale, senza laboratorio, senza bottega, insomma, non si arriverebbe neppure ai vertici, non ci sarebbe stato neppure Michelangelo.

Spostando un poco il discorso e tanto per fare un esempio, trovo ogni volta emozionanti e altissime le ceramiche di Lucio Fontana, eppure i più lo ricordano e lo conoscono solo o soprattutto per i suoi celebri tagli.

L’artista non è un soggetto trasognato che riceve impulsi, messaggi sms o whatsapp dalle sfere celesti. È un umano soggetto che si dedica all’elaborazione dei materiali di sua competenza. E nelle sue opere, piccole o grandi che siano, circolano idee: ma circolano nella cosa che esegue e realizza. Nei piedi di una figura umana, nel panneggio, nel gesto, nel paesaggio di un quadro, magari di tempi remoti, si muovono e danno forza, espressione e forma innumerevoli pensieri, innumerevoli sensazioni e, appunto, un vortice di idee sempre attive. E ben oltre il soggetto rappresentato.

Ma idee e trovate sono del resto due cose molto diverse, perché le seconde non danno arte, sono la negazione della complessità, una facilitazione banale anche se astuta, per entrare all’istante in un percorso mercantile di comunicazione elementare, nella cultura di massa, per ottenere un immediato ascolto.

Quanto all’aspetto provocatorio, poi... Anche in questo caso è ben presente un equivoco sostanziale. Oltre il fatto che la semplice provocazione non basta certo all’arte e che l’aspetto ludico la confina nell’oggi dominante genere di spettacolo e intrattenimento, è pur vero che una società che si vuol porre come 'democratica' deve pur avere un’opposizione. E se non ce l’ha, come ben vediamo, provvede agevolmente: se la compra... In un mondo dove il mercato detta le maggiori regole, di che stupirsi? L’oppositore organico è strutturale.

Il mio invito è quello a tornare alla mirabile umiltà dell’artigiano il cui primo scopo è quello di eseguire un lavoro di onesta qualità che il tasso di reale talento potrà poi eventualmente elevare, creando un 'miglior fabbro', ma che pur restando su un piano artigianale o poco più sarà pur sempre opera lodevole e civilissima.

E questo vale per tutte le arti. Si legge di personaggi definiti 'musicisti ' e del tutto analfabeti nello specifico e questo vale anche per la poesia, nella quale molti si cimentano ignari della tradizione e della contemporaneità, incapaci di cogliere l’identità di un verso e il senso della versificazione. Si leggono interviste a narratori nelle quali questi affermano che la lingua non ha importanza...

Si sente poi parlare di arte per tutti, ma in modo demagogico, come se fosse possibile comprendere un linguaggio senza averne nozione alcuna, senza essere stati neppure iniziati alla sua comprensione. Ognuno viene incoraggiato a dire la sua, a esprimere un giudizio, anche su linguaggi, arti e mestieri che gli siano del tutto estranei.

L’incompetenza è più che tollerata, è pressoché riconosciuta come un valore. Ma per fortuna, mentre dominano trovate e messaggi sub-estetici di minima o inesistente sostanza, la ricerca profonda, la spinta alla complessità nell’arte resistono. Facciamoci largo allora fra le varie montagne di surrogati più nocivi che innocui e cerchiamo con pazienza il meglio.