Agorà

L'indagine. Il nuovo doping: mafie e cyberspaccio

Massimiliano Morelli mercoledì 3 dicembre 2014
Sono numeri da capogiro quelli del doping, e la conferma sui dati è stata offerta ieri dal convegno "Lotta al doping: peculiarità normative e strategie di contrasto. Aspetti giuridici e operativi", organizzato dal Coni presente il suo numero uno, Giovanni Malagò, e il vice Segretario generale Carlo Mornati, oltre ad alcuni esperti del settore. In maniera quasi inevitabile però le prime attenzioni sono state dedicate al capitolo-Kostner, sottolineato in apertura di lavori proprio da Malagò: «Sono affezionato a Carolina ma non posso esprimerle solidarietà; mi rammarico profondamente di questo, mi hanno detto che è sconsigliabile, potrei essere equivocato. La Procura chiede quattro anni e tre mesi di squalifica: sono stato contestato per questa decisione». Poi è toccato a dati e relative spiegazioni pronte a rimarcare oltre all’abuso consapevole dei farmaci, anche l’ignoranza della materia. Come nel caso di 600 medici intervistati telefonicamente: 240 - è stato rivelato - non erano neppure a conoscenza del fatto che è illegale acquistare anabolizzanti.Il comandante dei Nas, Cosimo Piccinno, nel suo intervento ha spiegato come «un euro investito su uno stupefacente rende sedici volte, mentre sui farmaci 2500 volte» e che «il giro d’affari accertato del doping è di cinquanta miliardi di euro l’anno, anche se c’è chi dice sia pari a duemila miliardi». Complice dunque la disinformazione, ma anche e soprattutto la Rete, che offre prodotti acquistabili on line permettendo l’anonimato all’acquirente. «I farmaci illegali - ha aggiunto Piccinno - sono in Europa l’1 per cento del mercato, percentuale che però è in crescita esponenziale grazie a metodi come la vendita su Internet. Facciamo chiudere tanti siti, ma comunque una ricerca su Google, ad esempio per «comprare anabolizzanti» ottiene, solo in italiano, oltre 80.000 risultati. L’acquisto inoltre è anonimo e i prezzi sono economici, abbattuti anche del 60 e del 70 per cento: non c’è controllo e c’è un elevato rischio contraffazione». Schietta la spiegazione del comandante dei Nas: «Dietro la filiera dei farmaci contraffatti c’è la criminalità perché i ricavi sono enormi». E ancora: «Dal gennaio 2013 grazie all’attività di militari qualificati abbiamo registrato 4.397 denunciati, 612 arrestati, oltre due milioni e mezzo di fiale sequestrate». Ma, numeri a parte, l’imperativo di massima dei Nuclei anti sofisticazioni resta univoco: «Chi fa l’atleta deve conoscere le regole e le norme antidoping, inoltre serve informare chi fa sport e bisogna anche coinvolgere i giovani, specie nelle scuole, per far conoscere i danni che procura il doping alla salute». In sintonia con quest’ultima annotazione anche Carlo Polidori, presidente della Prima Sezione del Tribunale nazionale antidoping, pronto a chiarire come «nelle nostre sentenze abbiamo iniziato a rimarcare la scarsa cultura che c’è in Italia sul fenomeno del doping». Ma il problema è che la sofisticazione farmacologica colpisce in tutte le direzioni (giovani e anziani, donne e uomini, operai e colletti bianchi) e, come appianato da Marco Bernardi, presidente della Commissione antidoping del Comitato paralimpico, «ci sono numeri in crescita anche nel nostro movimento degli sportivi disabili». Una cosa è certa, per Giovanni Malagò la guerra al doping rappresenta una fra le priorità assolute della sua gestione. Anche per questo ha voluto rendere limpida la decisa rottura col passato («Non è giusto creare una commistione di responsabilità con quanto accaduto prima, bisogna invece giudicare la governance dal momento dell’elezione a oggi e al prossimo futuro») e rimarcato la sua posizione: «L’argomento lo sto aggredendo, nessuno lo ha fatto come l’ho fatto io, anche nelle scuole e nelle università». Due le sessioni di lavoro, altrettanti gli ex atleti che hanno preso parola. «Bisogna educare i giovani a mangiare bene, ad allenarsi con spirito di sacrificio e applicazione, a credere nel fair play», ha detto Massimiliano Rosolino, che in ogni caso ha voluto assicurare che ancora non si è ritirato dall’attività, per cui non è un ex nuotatore. «La cosa più brutta che è capitata nel mio sport - ha detto Rosolino, quattro medaglie olimpiche in carriera - è stato vedersi recapitare a casa una medaglia perché chi si era classificato prima era stato squalificato per doping, molto tempo dopo la gara. Non so se si può, ma io proporrei perfino di rinviare la premiazione di 24 ore per dare tempo agli esami antidoping di verificare la regolità degli atleti».Infine Damiano Tommasi, oggi presidente dell’Assocalciatori: «Potrebbe essere un buon segnale quello di penalizzare le federazioni in caso di scandali per commissariamento, come lo fu la Federcalcio nel 2006, ma anche per eventuali casi di positività», è stata la sua proposta. Infine secondo l’ex mediano della nazionale «serve incentivare al massimo i controlli a sorpresa».