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I NUMERI DEL SACRO. Novecento padre del Requiem: scritte 2000 opere

Alessandro Beltrami martedì 3 aprile 2012
​«Requiem aeternam dona eis Domine». Molti abbineranno queste parole alle note di Mozart o di Verdi. E chi ha più di cinquant’anni, forse, anche alla melodia gregoriana intonata nell’antica liturgia dei defunti. Ma quante volte il Requiem è stato musicato dall’anno Mille a oggi? Secondo requiemsurvey.org almeno 4960. Il sito registra ogni volta che un compositore ha messo in musica l’invocazione e la domanda dell’uomo davanti alla morte. Per questo contiene sia le tradizionali Missae pro defunctis, che costituiscono la grande maggioranza dei casi, ma anche brani che prendono solo spunto dal testo latino, Requiem in altre lingue (come quelli «tedeschi»), mottetti e pezzi "laici".In questo grande archivio un dato è sorprendente. Su quasi cinquemila composizioni, ben 1936 sono state scritte dal 1900 a oggi: oltre un terzo del totale. Di queste, 908 tra il 1950 e il 1999. E ben 379 nei primi dodici anni del nuovo secolo. Il Novecento, il secolo dei totalitarismi e dei genocidi, è dunque anche il secolo dei Requiem.Davanti al mistero più grande, l’arte e gli artisti sembrano non potere fare a meno di ricorrere al sacro. Certo non mancano i brani destinati alla liturgia (tra quelli storici gode ancora di fama la Missa pro defunctis di Perosi), proseguiti anche dopo la riforma conciliare con autori come, in Italia, Eccher, Donella, Picchi. Ma è nella forma da concerto che si rivela la vitalità del Requiem. Non c’è o quasi compositore che non vi si sia confrontato. L’esempio più celebre è forse il War Requiem che Benjamin Britten scrisse nel 1962 per la riconsacrazione della cattedrale di Coventry, distrutta dai bombardamenti. La composizione, che mescola testo latino a poesie di Wilfred Owen, è un grande inno contro tutte le guerre. Lo stesso spirito che nel 1995 ispirò il Requiem of Reconciliation, composizione collettiva di 14 autori di 13 nazioni coinvolte nella Seconda guerra mondiale: tra gli altri Berio, Penderecki, Rihm, Schnittke e Kurtag.La storia è alla base di molti lavori. Se si scopre che in Italia la morte di Umberto I ispirò Requiem ad autori come Leoncavallo, Sgambati o Zandonai, nel 1992 sei compositori italiani (Betta, Ferrero, Galante, D’Amico, Sollima e Tutino) hanno scritto un Requiem per le vittime della mafia, eseguito nel 1993 nella cattedrale di Palermo. Il capolavoro però di questa categoria è il Requiem polacco di Krzysztof Penderecki, che lo compose tra il 1980 e il 1984 sull’onda di quanto accadeva nella sua Polonia: il Lachrimosa fu scritto nel 1980 per Solydarnosc e le vittime degli scioperi di Danzica, l’Agnus Dei nel 1981 per commerare la morte del cardinale Wyszynski, il Recordare, Jesu Pie per la canonizzazione di padre Kolbe nel 1982, il Dies Irae per ricordare l’insurrezione di Varsavia contro la Germania nazista.In altri casi lo spunto è intimo, come nel caso della Messa di Requiem scritto per coro a cappella da Ildebrando Pizzetti nel 1923 in memoria della moglie scomparsa, ma anche la morte di letterati e poeti è stata fonte di ispirazione. Ad esempio nel 1938 Malipiero scrisse una Missa pro mortuis dedicata a D’Annunzio, ma il caso più celebre è forse l’Introitus T.S. Eliot in memoriam di Stravinskij, del 1965. L’anno seguente il compositore scrisse i Requiem Canticles, su parti del testo della liturgia: cinque anni dopo furono cantati durante il suo funerale. Il Requiem "d’avanguardia" più famoso è senza dubbio quello di Ligeti, del 1965, (complice l’uso che ne fece Kubrick in 2001 Odissea nello spazio), ma esistono versioni di Maderna, Zimmerman, Scelsi, Martin, Chailly, Babbit, Bussotti, Kagel, Rihm. Il "campione" dei Requiem contemporanei è l’inglese John Tavener, autore di cinque versioni: il primo, il Celtic Requiem, è datato 1969, l’ultimo 2008.Gran parte di queste composizioni puntano sull’aspetto apocalittico del testo. C’è però anche un altro filone inaugurato a fine Ottocento da Faurè con il suo Requiem e proseguito da quello scritto da Duruflè nel 1947, una delle "greatest hit" del Novecento. In entrambi i lavori il Dies Irae non è musicato ed è diffusa un’atmosfera rarefatta, capace di evocare la «pace» invocata dal testo. E resta un fatto unico in tutta la storia della musica la scelta di Olivier Messiaen. André Malraux, mitico ministro della cultura francese, gli commissionò un Requiem per i caduti della due Guerre mondiali. In tutta risposta Messiaen scrisse il poderoso Et exspecto resurrectionem mortuorum. Ricordando a tutti che è non è la morte l’ultima parola sull’uomo.