Agorà

MARIO MARTONE. «Non c’è posto nei cinema per il film sull’unità d’Italia»

Emanuela Genovese mercoledì 10 novembre 2010
Mancano pochi mesi per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia e già nasce un piccolo scandalo. Noi credevamo, il film di Mario Martone sul Risorgimento presentato alla Mostra del cinema di Venezia, sarà distribuito venerdì «in sole 30 copie». Nella conferenza stampa di presentazione del film, avvenuta ieri a Roma, il regista preferisce non commentare, ma il produttore principale, Carlo Degli Esposti (che ha portato in televisione film come Perlasca o le serie di successo de Il commissario Montalbano) non ha peli sulla lingua: «È un film che ha avuto una genesi sofferta ed è stato in mano al regista più di quanto fosse necessario. Lo abbiamo portato al Festival di Venezia nella versione che ha una durata "logica" di tre ore. Oggi abbiamo saputo da 01 Distribution, la casa di distribuzione, il dato definitivo di 30 copie; poche rispetto al valore dell’opera. Viviamo una situazione drammatica perché c’è poco coraggio produttivo e non c’è chi ha la forza e la consapevolezza di mettere in primo piano questo film. In Italia c’è spazio solo per film banali».Continua Degli Esposti: «Ho dovuto lottare per avere 5 spot di 5 secondi nelle serate trasmesse dalla Rai. Chiedo a Paolo Del Brocco (amministratore delegato di Rai Cinema, ndr) di scrivere una lettera al cda della Rai perché ci sia uno stanziamento straordinario di spot promozionali del film nelle reti pubbliche durante tutto il weekend». La risposta non tarda a venire e Paolo Del Brocco, presente in sala, promette di far arrivare ai vertici Rai questa richiesta, aggiungendo: «Rai Cinema ha creduto tantissimo in questo film: lo dimostrano i 3 milioni di euro investiti sui 6 milioni del budget totale. Il problema della distribuzione nelle sale è il mercato e il gusto dei giovani: non è colpa nostra se i giovani vogliono i cinepanettoni».Aggiunge Filippo Roviglioni, amministratore delegato di 01 Distribution: «Sono mortificato e amareggiato che dal punto di vista culturale si possa avere, per film come Noi credevamo, difficoltà a trovare spazio distributivo in sala. Fuori c’è un mercato libero e noi non siamo proprietari di sala: il numero di sale disponibili dipende dai gusti dell’esercente».Per Martone i film concorrenti che usciranno nel prossimo weekend non mancano, ma le polemiche forse riusciranno a creare attenzione, dando visibilità giusta a questo film che «ha il titolo – spiega Martone – all’imperfetto, come il romanzo di Anna Banti da cui è tratto. L’imperfetto del verbo ci parla del trascorrere delle generazioni: l’idea repubblicana è stata vinta, ma comunque l’Italia è stata liberata dalla Resistenza, ha lottato sul piano dei diritti sociali. Non ci sono state solo sconfitte». In Noi credevamo passione, idee rivoluzionarie e sovversive, sono il motore centrale per raccontare il Risorgimento, attraverso tre ragazzi del Sud d’Italia, passando da Mazzini (Toni Servillo) e finendo con il trasformismo di Francesco Crispi (Luca Zingaretti), che da cospiratore diventerà primo ministro.Tanti e bravi gli attori coinvolti, da Luigi Lo Cascio, Valerio Binasco, Francesca Inaudi (nell’unico ruolo femminile di Cristina di Belgiojoso), Guido Caprino e Michele Riondino:«Mi auguro che il film arrivi dritto al cuore degli adulti e ai ragazzi. Per questo voglio credere che il pubblico premi questo film e che affolli le 30 sale italiane».