Agorà

Fotografia. Bernardino Nogara, visioni dall'impero ottomano

Giuseppe Matarazzo martedì 13 aprile 2021

Da “Fotografie dall’impero ottomano” (Gallerie d’Italia - Skira): il Ponte di Galata con la Moschea Nuova (Yeni Camii) sullo sfondo, 1912-1914

Gli operai al lavoro nella miniera di Blagodat, in Bulgaria, e poi nel bacino di Eraclea, lungo la costa meridionale del Mar Nero. Ma anche i personaggi delle strade di Costantinopoli, il venditore di uva e quello di meloni, il barbiere e il ciabattino, i “tipi” turchi, le moschee, i caffè. E le scene e i ricordi di famiglia “dalle rive del Bosforo”. È il suggestivo e inedito album fotografico (1900-1915) che ci ha lasciato – fra scatti amatoriali e collezionismo – Bernardino Nogara, un ingegnere minerario, imprenditore, diplomatico e banchiere di Bellano che all’inizio del Novecento ha vissuto e lavorato nel Vicino Oriente. Un patrimonio visivo custodito dal fondo fotografico dell’Archivio Privato di Bernardino Nogara che Intesa Sanpaolo ha valorizzato e reso disponibile attraverso il proprio Progetto Cultura e l’Archivio Storico, con un importante lavoro di riordino, catalogazione e digitalizzazione. Il risultato è visibile nel volume edito da Gallerie d’Italia e Skira, intitolato Fotografie dall’impero ottomano, a cura di Serena Berno e Roberto Cassanelli, con un saggio introduttivo di Bernardino Osio (pagine 208, euro 28,00). Il libro prende spunto da una raccolta legata alla storia della Banca Commerciale Italiana, l’istituto di credito che nel 1907, insieme al gruppo di imprenditori veneti guidati da Giuseppe Volpi, aveva costituito a Ginevra la Società Commerciale d’Oriente (Comor), allo scopo di promuovere attività di finanziamento di impianti e infrastrutture come ferrovie, miniere, centrali elettriche e società di navigazione nel Vicino Oriente. La Comor poteva contare su diverse sedi nel Mediterraneo, tra cui quella di Istanbul, allora Costantinopoli, diretta proprio da Nogara.

Bacino di Eraclea. Bernardino Nogara seduto su una locomotiva (1904-1914) - Archivio Bernardino Nogara

L’ingegnere lavorava già in quell’area: si era trasferito a Salonicco, con la famiglia, nel 1902, per dirigere la campagna per le Miniere d’Oriente, della società costituita a Venezia da un gruppo di imprenditori capeggiato ancora da Volpi. Il primo approdo fu la miniera di piombo e zinco di Mossoul. Una vita dura per Nogara e la sua famiglia, come si evince da alcune missive inviate in Italia, soprattutto dalla colta moglie Ester, raccolte da Osio nel volume Lettere da Costantinopoli (19141915). Carteggio familiare di Bernardino Nogara (Centro Di). Nogara, dopo la chiamata della Comor si trasferì a Costantinopoli, pur continuando a seguire le “sue” miniere di Mossoul ed Eraclea. «Nel 1911-1912 – scrive Osio – scoppiò la guerra italo-turca con la conseguente conquista italiana della Libia. Tutti i dirigenti italiani vennero espulsi dalla Turchia, salvo Bernardino Nogara, apprezzato dal Governo turco. Nogara venne incaricato da parte del ministro degli esteri Antonino di San Giuliano e del presidente del Consiglio, Giovanni Giolitti, di condurre le trattative sfibranti che portarono alla pace di Ouchy con la Turchia, nel 1912. Da “minatore” e banchiere, si trasformò in diplomatico, una vera éminence grise nella diplomazia italiana in Turchia».

Un venditore d’uva a Costantinopoli, ante 1914 (Atelier Apollon) - Archivio Bernardino Nogara

Nogara restò a Costantinopoli sino alla dichiarazione di guerra dell’Italia alla Turchia dell’agosto 1915. Qui tornerà dopo la guerra, anche se richiamato costantemente per assistere a tutte le conferenze internazionali per la pace. La sua carriera continuerà sul fronte diplomatico anche in Vaticano: Pio XI lo volle come esperto per l’accordo finanziario, allegato al Trattato del Laterano del 1929 e come delegato all’Amministrazione speciale di beni della Santa Sede.

Nel volume c’è l’aspetto più inedito di Nogaro: la sua passione per la fotografia, con innumerevoli ritratti familiari, la documentazione del suo lavoro nelle miniere, spaccati della città e del territorio. Un album di fotografie, alcune amatoriali e di professionisti, altre acquistate in studi locali – come Sébah e Joaillier o Atelier Apollon –, oltre a molte cartoline illustrate. «Anche se non restano prove esplicite di una pratica amatoriale di Nogara e dei suoi familiari – scrive Cassanelli – molteplici indizi depongono in tal senso. Negli scatti Nogara compare raramente, potendosi così ragionevolmente supporre che si celi dietro l’obiettivo». Gli scatti conservati ritraggono di preferenza «la casa di Ayaz Pasa, in posizione elevata sul Bosforo e i frammenti di vita familiare». Poi la città, gli snapshot col fluire dei passanti lungo le rive di Tophané, o il ponte di Galata. Visioni da Costantinopoli del “fotografo” Bernardino Nogara.

L'interno del Grande Bazar (Sébah & Joaillier) - Archivio Bernardino Nogara