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Scienza. Nel nuovo anno spaziale riparte la corsa per Marte

Antonio Lo Campo sabato 4 gennaio 2020

Nuove navicelle spaziali con astronauti a bordo. Il rilancio della corsa a Marte con sonde robotizzate in cerca di vita. Una nuova sentinella per lo studio del Sole, e nuovi razzi in procinto di decollare per la prima volta. Il 2020 dell’esplorazione spaziale sarà denso di avvenimenti. Sarà soprattutto l’anno in cui gli Stati Uniti, assieme ai loro i partner internazionali (Europa compresa) riprenderanno l’autonomia per le missioni con equipaggio umano. Per la prima volta, dal 2011, da quando gli Space Shuttle vennero ritirati dal servizio attivo, due equipaggi di astronauti statunitensi andranno in orbita, su due veicoli spaziali diversi. E, per la prima volta, su navicelle progettate e realizzate da compagne commerciali: sia la Space X del visionario Elon Musk, sia la Boeing, celebre colosso dell’aeronautica e dello spazio, tenteranno nel primo quadrimestre del nuovo anno il primo lancio di test con astronauti, in direzione della Iss, la Stazione spaziale internazionale.

Sia la Crew Dragon di Space X, che la “Starliner” di Boeing, sono navicelle tradizionali e ricordano molto le vecchie e gloriose Apollo delle missioni lunari, soprattutto quella di Boeing. Ma sono assai avanzate tecnologicamente: gli interni delle cabine sono avveniristici, dai sedili ergonomici degli astronauti, agli schermi elettronici piatti che fanno parte di comandi quasi del tutto digitalizzati. La Crew Dragon dovrà essere lanciata da Cape Canaveral, in Florida, in cima al razzo Falcon 9, altro “prodotto” ormai collaudato della società di Musk. La Cst 100 Starliner, spiccherà il balzo sempre dalla Florida in cima a un razzo Atlas V con a bordo tre astronauti, ai comandi del veterano Nasa Chris Ferguson, accompagnato da Michael Finke e Nicole Mann. Chi avrà ottenuto i risultati migliori, procederà subito con un secondo lancio, sempre nel 2020.

È una gara, che però non necessariamente escluderà l’una o l’altra delle compagnie private per lo spazio. Quelle che verranno escluse saranno sicuramente le Sojuz russe, dal 2021, a fine contratto da parte della Nasa. Una volta ottenuta l’autonomia dei lanci con equipaggio, le missioni Sojuz verranno esclusivamente organizzate dall’agenzia spaziale russa. E nel frattempo, ancora nel 2020, garantiranno il loro servizio navetta regolare per la Iss (primo lancio in aprile), dove dallo scorso luglio vive a lavora l’astronauta italiano dell’Esa europea, Luca Parmitano. AstroLuca, farà ritorno sulla Terra il 12 febbraio, dopo 205 giorni in orbita: sarà così l’astronauta italiano ad aver trascorso più tempo in orbita (circa 370 giorni, sommando le sue due missioni) e dopo essere stato comandante a bordo della Iss (primo italiano e terzo europeo) e dopo quattro lunghe e complesse passeggiate spaziali per rimettere in sesto l’apparato scientifico AMS-02, posizionato all’esterno della Stazione.

Ma il 2020 sarà anche l’anno della ripartenza per Marte. Ogni due anni infatti, si apre la “finestra” favorevole per far raggiungere in tempi brevi (ma pur sempre 7-8 mesi) una sonda verso il Pianeta Rosso. Le missioni sono due, entrambe previste per luglio. La Nasa lancerà il 17 luglio un nuovo rover, che dovrà atterrare su Marte nel febbraio 2021. L’Europa invece, lancerà la missione dell’Esa, in cooperazione con l’agenzia russa Roscosmos, battezzata ExoMars 2020. Il lancio resta fissato per luglio, con arrivo a Marte a marzo del 2021. Un razzo russo Proton la lancerà dalla base kazakha di Bajkonur, e la sonda, che vede l’industria italiana in prima fila nello sviluppo dell’intera missione, così come la scienza made in Italy con il coordinamento dell’Agenzia spaziale italiana, sarà la prima a portare un rover europeo su Marte, nonchè la prima progettata in modo specifico per cercare vita su Marte. Lo farà anche grazie a una trivella realizzata a Milano da “Leonardo” e con la base principale di terra, che seguirà la missione, presso il centro Altec di Torino.

Ancora prima, in febbraio, partirà un’altra importante missione scientifica: la sonda spaziale Solar Orbiter, realizzata dalla Nasa in collaborazione con l’Esa, verrà lanciata con un Atlas V, che la spedirà verso un’orbita di Mercurio per andare a studiare gli effetti e impatti del Sole e del vento solare sul pianeta più vicino alla nostra stella. Se non vi saranno ulteriori ritardi, potrebbe decollare a fine anno il nuovo e potente razzo della Nasa, l’Sls (Space Launch System); è l’erede del grande razzo Saturno V, che inviò le Apollo alla Luna. Sls invierà la nuova Apollo, chiamata “Orion”, che fa parte del nuovo programma lunare Artemis. Non a caso, nella mitologia, collegato ad Apollo. È il primo passo per il ritorno alla Luna, che gli USA hanno annunciato per il 2024, anche per anticipare ciò che potrebbero fare i cinesi con le loro missioni con astronauti.

Nel frattempo, proprio la Cina spaziale, in attesa di annunciare (come sempre poco prima del lancio) nuove missioni con i loro “taikonauti”, prepara per il 2020 una nuova, spettacolare missione robotizzata. La sonda Chang’è 5 verrà inviata verso la Luna, vi atterrerà, recupererà campioni e rocce che poi riporterà sulla Terra. Il lancio è attualmente in programma per aprile. Non sarà da meno la missione Nasa della sonda Osiris- REx, che si avvale anche della collaborazione scientifica italiana: a fine anno, atterrerà su un asteroide, ne recupererà in campioni, e li riporterà sulla Terra. Una manciata di reperti, assai preziosi, per saperne di più sulle origini del nostro sistema solare.