Agorà

CHAMPIONS LEAGUE. Mourinho è sempre Real Il Milan si arrende subito

Andrea Saronni mercoledì 20 ottobre 2010
I sogni di grandezza europea del Milan si sono “zippati”, per usare un termine informatico, in un minuto, un solo piccolo minuto durante il quale il Real Madrid ha messo il lucchetto nella maniera più semplice possibile al successo che lo accompagna verso gli ottavi di finale e, di contro, pongono i rossoneri nella condizione di dovere lottare con le unghie per vivere una primavera ancora europea. Unghie che, prima di Madrid, sono state divorate per il nervosismo. Le reti di Cristiano Ronaldo (13’) e Oezil (14’) sono occasionali (sul 2-0 è decisiva una goffa deviazione di Bonera che spiazza Abbiati) o determinate da sciocchezze, visto che Ibrahimovic e Seedorf operano il "prego su accomodi" sulla punizione dell’1-0 aprendosi in barriera. Ma il calcio, a volte, compensa in questo modo la superiorità di una squadra su un’altra, e quello che il primo tempo del Bernabeu consegna è il confronto tra un complesso non eccezionale ma efficace, nel perfetto stile di Mourinho, e uno che ritrova tutti di colpo i suoi cronici difetti di dinamicità e di agonismo. Il Milan sbattuto al tappeto, infatti, porta la sua non-reazione in maniera compassata, insistendo in giocate didascaliche (Seedorf), non aggredendo l’avversario fin dal momento della perdita della sfera (Ibrahimovic, Pato e Ronaldinho, che paiono piantati al terreno). Il voluto attendismo del Real sul 2-0 illude i rossoneri di avere ripreso il controllo della partita, e aiutano in questo senso una traversa di Pirlo su punizione (29’) e una ghiotta occasione gol buttata al vento da Seedorf: ma se questo Milan moviolistico si sbilancia e concede spazi, nascono praterie per chi in quelli si ributta correndo con voglia ed energia. All’intervallo, lo 0-2 è risultato da controfirmare considerando il contropiede che Di Maria cestina nel finale del tempo. E al termine del match la paradossale considerazione è ancora più valida, dopo altri 45 minuti di passeggio milanista e di conseguente, tranquillissimo possesso palla del Real corredato dalle accelerazioni di un Cristiano Ronaldo incoraggiato dalla situazione a fare il mattatore e almeno 4-5 azioni buone per produrre la goleada. Più che la sconfitta, più che la prestazione da appallottolare e gettare nel cestino, la pessima notizia per Allegri è quella della precoce fine di un’idea, quella di avere già a pieni cilindri nel suo progetto i Ronaldinho, gli Ibrahimovic, i Seedorf, i grossi calibri che dovrebbero garantire il salto di qualità. La comune apatia, la totale mancanza di stimoli in una serata da prendere per il bavero e risistemare, è un segnale di allarme che il Milan - inteso come club - farà bene a non sottovalutare. Strano che solo Dinho, durante lo stillicidio di azioni madridiste, venga punito con la sostituzione: entra Robinho, che nel finale sarà l’unico a innescare potenziali occasioni, entrano anche Boateng e Inzaghi al posto di Gattuso e Pato. Carte buttate sul tavolo quasi a mo’ di resa, come a scopone, quando si consegnano già rassegnati alle prese degli avversari. L’asso pigliatutto è Mourinho, che novità.