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Letteratura. Michal Rusinek: «Mettevo le virgole alla Szymborska»

Alberto Fraccacreta giovedì 16 gennaio 2020

La poetessa polacca Wislawa Szymborska (1923-2012)

Spesso dimentichiamo che i poeti sono persone in carne e ossa, e non «esseri astratti incontratisi in un pallone aerostatico» (per citare impropriamente Dostoevskij). Benché, non di rado, avvertiamo la tentazione di considerarli immateriali, privi di consistenza fisica e pratica. Per questo motivo leggere un libro che racconta la vita quotidiana di un poeta citando una sfilza di aneddoti e, addirittura, descrivendolo all’opera in attività come il cucinare o il traslocare, è un’esperienza assolutamente fuori dalla norma. Lo stupore, l’ammirazione e certamente l’immutato affetto guidano Nulla di ordinario (a cura di Andrea Ceccherelli, Adelphi, pagine 227, euro 20), il ritratto di Wislawa Szymborska proposto da Michal Rusinek, docente all’Università di Cracovia e segretario della poetessa polacca dal conferimento del Nobel nel 1996 fino alla sua morte, avvenuta la notte tra l’1 e il 2 febbraio 2012. Nel libro Rusinek racconta: «Il telefono suonava perfino di notte, perché alcuni pensavano che fosse un numero di fax di un ufficio o una segreteria. Allora chiesi cortesemente un paio di forbici e tagliai il cavo. Il telefono smise di squillare. La Szymborska esclamò: 'Geniale!'. E fu così che venni assunto ». Fumatrice accanita («non acconsentì a volare fino a New York, perché per dieci ore non avrebbe potuto fumare»), dal temperamento mordace ma sempre attenta a non causare drammi nel prossimo, amante delle cene a tema con lotteria e dei collage artistici, la «signora Wislawa» trattava la poesia «non come una confessione, non come la trascrizione di una sensazione individuale, ma come un enunciato universale, in cui pressoché tutti possano riconoscersi».

Professor Rusinek, che tipo di persona era Wislawa Szymborska?

So che potrebbe suonare ovvio, ma era davvero una persona straordinaria. Il suo atteggiamento nei confronti della vita e degli altri, la sua capacità di vedere cose che le persone comuni non avrebbero visto, il suo straordinario senso dell’umorismo, che era una specie di scudo contro i ficcanaso, la rendevano eccezionale e unica nel suo genere. Inoltre, la sua stessa poesia era eccezionale e inconfondibile. In Polonia esiste una specie di 'scuola poetica'. Milosz, Herbert o Rózewicz avevano i loro seguaci. Lei no. Ripeto, era davvero unica nel suo genere.

Scriveva poesie sugli argomenti più disparati e amava schemi metrici inusuali, come il limerick...

Aveva un’attitudine molto profonda nei confronti del linguaggio e diceva che giocare con le parole è una cosa serissima, il che può sembrare un paradosso. Si può notare un simile atteggiamento nella sua opera 'canonica' e soprattutto nei versi di puro nonsense, come il limerick appunto o altre forme strofiche che ha inventato. Queste liriche sono state scritte per divertimento, principalmente per le sue amiche. Ma sotto c’era una sorta di filosofia esistenziale.

E aveva anche una visione religiosa dell’esistenza?

Penso che nella sua poesia si possa trovare una sorta di opzione alternativa alla religione. Spesso la sua è una poesia metafisica, una sorta di versione ironica (e autoironica) dell’esistenzialismo.

C’è qualcosa di misterioso o assolutamente indecifrabile che ha notato in lei?

Immagino il suo modo di scrivere. Una volta ho scherzato sul fatto che Czeslaw Milosz scriveva poesie con più facilità perché, come disse in una circostanza, un demone gli sussurrava i versi all’orecchio. Lei rispose: 'Sai che sento poesie nei miei sogni?'. Credo che sia qualcosa di straordinario: normalmente facciamo sogni d’azione. Lei invece sentiva parole di poesia. Quando si svegliava, le trascriveva su un piccolo quaderno nero. E quando le usava nei suoi versi, le cancellava. È davvero toccante leggere questo quaderno ora e vedere quante ri- ghe, che avrebbero potuto trasformarsi in poesie, non sono state barrate.

Quali erano i suoi autori preferiti?

Adorava sopra ogni cosa i romanzi e i racconti di Thomas Mann. Tra i suoi scrittori preferiti c’erano anche il Montaigne dei Saggi e Charles Dickens di Il Circolo Pickwick Amava anche alcuni poeti polacchi come Boleslaw Lesmian, Juliusz Slowacki o Miron Bialoszewski. La Szymborska non leggeva molto della prosa contemporanea, ma le piaceva Olga Tokarczuk e sono sicuro che sarebbe felicissima di sapere che le è stato assegnato il Nobel.

E le sue “simpatie” politiche?

Da giovane si era votata alla causa del comunismo, per la qual cosa è stata spesso rimproverata. Dopo questa esperienza è rimasta lontana da qualsiasi attività politica. Negli anni ’70 e ’80 era però nell’opposizione e pubblicò alcune poesie su giornali clandestini. I funzionari di sicurezza comunisti polacchi non le diedero il permesso di viaggiare all’estero, come se fosse una sanzione per il suo atteggiamento. Tuttavia, non è stata davvero una sanzione per lei perché non le piaceva molto viaggiare. Quindi l’ha utilizzata come scusa: «Mi dispiace di non poter prendere parte al tuo festival di poesia perché il governo non mi permette di viaggiare all’estero». Dopo la caduta del comunismo in Polonia è sempre stata dalla parte della libertà e della democrazia. E, in generale, ha sempre simpatizzato per la sinistra.

L’aneddoto più bello.

Quando sono diventato l’assistente della signora Szymborska, lei mi ha chiesto di astenermi dal commentare le sue poesie: 'Se mi critichi, mi farà male. E se mi lodi, non ti credo comunque'. Mi sono limitato a timidi suggerimenti sulla punteggiatura. Wislawa non amava eccessivamente le virgole. La loro assenza in luoghi ovvi ha, in qualche modo, infastidito il neolaureato del dipartimento di Studi Polacchi che era in me. Solitamente ricevevo il dattiloscritto, eseguito su una copia carbone - che poi avrebbe conservato una volta consegnato l’originale -, con le sue correzioni scritte a penna. Trascrivevo quindi la poesia sul computer e le portavo una stampa il giorno seguente, con alcune virgole da me suggerite. I suoi ultimi libri di poesie contengono parecchie virgole. Questo è il mio contributo alla letteratura polacca. Condividevamo una risata, dicendo che un giorno avrei potuto vedere la pubblicazione delle mie 'Virgole scelte'.

C’è una poesia della Szymborska che preferisce?

Prima un altro aneddoto, presente anche in Nulla di ordinario. Un giorno, verso le dieci del mattino, mia figlia di un anno, Natalia, era seduta al tavolo, imbracata nel seggiolone. La stavo imboccando mentre anch’io facevo colazione. Squilla il telefono. Entro in un’altra stanza per rispondere, lo prendo in mano e mi volto verso Natalia, proprio mentre lei iniziava a tirare la tovaglia. Un secondo dopo le tazze e le posate erano a terra, in frantumi. Invece di dire 'Sì?', devo aver gridato qualcosa d’indistinto nella cornetta del telefono. La signora Szymborska, perché era una sua chiamata, domandò cosa fosse successo. Descrivo l’accaduto, aspettandomi di ascoltare anche la più piccola espressione di empatia. Neanche per sogno. Quello che ho sentito è stato: 'È un buon argomento per una poesia'. E ha riattaccato. Qualche mese dopo mi ha dato un testo da trascrivere, Una bimbetta tira la tovaglia. È diventata anche una delle sue poesie preferite!