Agorà

Letteratura. Addio a Matvejević, voce del Mediterraneo

Piero Del Giudice giovedì 2 febbraio 2017

È morto oggi a Zagabria, dopo un breve periodo di malattia, lo scrittore Predrag Matvejević. Nato a Mostar nel 1932 da padre russo originario di Odessa e da madre croata, Matvejevićha avuto cattedra di Letteratura francese all’università zagabrese e - durante gli anni in cui, nella Jugoslavia socialista, divampano i nazionalismi e la parola d’ordine è il ritorno alla proprietà - lui, jugoslavista in esilio, cattedra alla Sorbona per Letterature comparate e a Roma, alla Sapienza, per Slavistica.

Il suo successo di scrittore è dovuto in sostanza al libro Breviario Mediterraneo, narrazione geopolitica di scuola braudeliana per tutti i Paesi e tutte le isole del Mare Nostrum. Pagine di scoperta continua, di viaggio, in qualche misura omeriche. Del piccolo mare si narrano le lingue e gli incroci dialettali, le carte di navigazione e i rifugi portuali, le comuni devozioni, il cibo e le cucine, la flora e la fauna. Scrive dei musulamani, degli ebrei e dei cristiani in un’unica area culturale, popoli e fedi di non dissolubili vincoli. Breviario Mediterraneo - tradotto da Silvio Ferrari - esce in origine nei tipi delle edizioni croato-ambrosiane Hefti (1990) e poi - rielaborato e arricchito - nei tipi di Garzanti (1991).

Faceva una dolorosa impressione acquistare i libri di “letteratura jugoslava”, tra questi quello di Matvejević, quando ormai scrittori e lettori sono affacciati, all’inizio degli anni Novanta, sull’abisso della guerra civile della Repubblica della penisola balcanica. Matvejević pubblica in Italia prima della dissoluzione del suo paese - la Repubblica Socialista Federata Jugoslava - ma è già noto nell’area della sinistra, per la sua partecipazione al dibattito interno. Fa testo qui la rivista zagabrese di filosofia Praxis su cui scrive - e i dieci tumultuosi anni di vita della rivista (1964-1974) -, fanno testo i seminari estivi dell’isola Curzola. È la più o meno vasta discussione che, in Jugoslavia e in Polonia soprattutto, sommariamente chiamiamo: per un “socialismo dal volto umano”. Lui amico di Kuron e dei membri del Kor, lui protagonista della transzione.

L’altro libro per cui ricordiamo Matvejević è il libro del suo impegno per i diritti civili e la democrazia l’Epistolario dell’altra Europa, sempre nei tipi di Garzanti. «Quando l’ho cominciato - dice Matvejević a Zagabria nel 1992 - non intendevo fare un libro, un vero libro. Le lettere partono da 22 anni fa, ho iniziato a scriverle nel 1970 e finiscono qualche mese fa, nell’estate di quest’anno. La prima edizione è uscita nel 1985, una edizione samizdat. 75 lettere in cui difendo le libertà, non in senso teorico, né in senso generico, ma la libertà degli scrittori, della letteratura, degli intellettuali, della intellighenzia. Dall’Unione Sovietica alla Jugoslavia, da Andrej Sinjavski a Danilo Kiš, c’è bisogno di ricominciare a credere nella parola letteraria».

Toccherà a Matvejević una stagione di personali minacce e pesanti da costringerlo nel 1992 a lasciare la sua città. Si batte da allora e per tutti gli anni della guerra civile jugoslava contro la devastazione nazionalista e per una transizione pacifica a una confederazione delle repubbliche. Fuga e lutti. Lui in Italia e in Francia, a Mostar esilio di parenti e un nipote pacifista, molto amato, torturato, ucciso e gettato dagli ustaša nella Neretva. L’ultimo suo progetto storico-letterario tradotto in libro è Pane nostro (Garzanti 2012), prefazione di Enzo Bianchi. Vasta e millenaria storia del pane e del grano in Europa.