Agorà

L'Edizione nazionale. Il «materialismo cristiano» di Giorgio La Pira

Angelo Picariello venerdì 12 aprile 2019

Giorgio La Pira fotografato sulle colline di Firenze, la città di cui fu sindaco; sullo sfondo la cupola del Duomo

Anticomunista convinto, ma non meno fiero avversario del nazifascismo. Un cattolico integrale che osò attraversare con la sua diplomazia fiorentina la Cortina di ferro, aprendo alla Russia e Cina comuniste. «Un pasticcione ben intenzionato«, nella bruciante definizione di Indro Montanelli. «Anarchico, soggetto solo a Dio», nella auto-definizione che usò invece per replicare ad Amintore Fanfani, l’amico ' professorino' aretino, quando decise in polemica con lui di utilizzare tutti i suoi poteri di sindaco, e forse anche qualcuno in più, per salvare il posto di lavoro degli operai della Pignone. Trattato con ironia e sottovalutato da amici e avversari, forse anche per quella sua abitudine di aprire - o chiudere - i suoi interventi con un segno della Croce o con una invocazione alla Vergine. Tutto questo e altro fu Giorgio La Pira, il 'sindaco santo', un uomo di «straordinaria complessità» che in realtà fu sempre e solo fedele al Vangelo che aveva abbracciato e alla Costituzione di cui era uno dei padri, ma senza mai avere voglia di rivendicarlo. «Oggi l’Italia ha bisogno di persone come lui», dice il cardinale Gualtiero Bassetti.

Alla Sala della Regina della Camera dei Deputati si presenta l’Edizione nazionale delle opere di Giorgio La Pira. Un’opera complessa come lui, frutto di un lavoro protrattosi per anni che si articola in tre volumi per le edizioni Firenze University Press 2019. Il primo dedicato agli scritti giovanili (a cura di Pietro Antonio Carnemolla) il secondo dedicato alla formazione romanistica (a cura di Patrizia Giunti, che ha ereditato il corso che fu di La Pira di istituzioni di Diritto romano), il terzo dedicato alla sua formazione politica e al suo impegno nella Costituente (a cura del costituzionalista Ugo De Siervo). L’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve confessa di ispirarsi non di rado a lui nella sua missione di presidente della Cei: «Nel mio piccolo a lui mi sono richiamato più volte - rivela -. E di lui c’è oggi ancor più bisogno che allora», dice il cardinale. C’è bisogno del suo «materialismo cristiano ». Lo definisce uno «splendido ossimoro».

Una definizione che dice del suo «cristianesimo sociale e della concretezza della sua fede». Una fede non innata e immutabile, ma frutto di una conversione del cuore, nella Pasqua del 1924, quando - ricorda Bassetti - avvertì un coinvolgimento profondo al momento della Comunione, nella celebrazione del venerdì Santo. « Credente e cittadino», due dimensioni tenute sempre in strettissimo rapporto, e un impegno - proprio a partire dall’Eucaristia - sempre portato all’ « amore per i poveri e per l’altro». Eppure, sottolinea Bassetti, «La Pira fu l’opposto del politico clericale. Libero - lo definisce - anche nei confronti dei Papi. Le sue responsabilità le affrontava da solo. Senza mai scendere a patti con la mentalità di questo mondo». Un 'professorino' che fu decisivo nella stesura della Costituzione, relatore in particolare della sezione sui diritti, e che pure non diceva mai 'io' quando si parlava di queste cose: «Uno dei fondatori del patto costituente - lo definisce De Siervo - ma mai autocelebrativo ».

L’ex presidente della Corte Costituzionale Francesco Paolo Casavola, traccia il solco che lo vide distinguersi dalla spinta che era venuta della Rivoluzione Francese, «che aveva abbattuto tutti i corpi intermedi», ai quali invece La Pira credeva molto, puntando su di essi, in una visione sussidiaria, addirittura più che sullo Stato: «Credeva nel primato della società rispetto alla politica e allo stesso diritto». Una visione che contribuì a dar luogo a «una Costituzione 'umana'», nell’ambito della quale «la dimensione cristiana aveva una visione rivelatrice dell’umano ». Una visione che Casavola, docente di Romanistica come fu La Pira, vede discendere proprio dal diritto romano, che prevedeva «il primato della società sullo Stato». Anche su questo fu anticipatore, La Pira. Casavola ricorda come avesse previsto che il diritto romano sarebbe diventato materia di studio in Cina, e nel raccontare questo a una delegazione cinese, nel 1992, quando lo stesso Casavola era presidente della Corte Costituzionale, si sentì replicare che quella previsione lapiriana era ormai una «verità scientifica ». Una visione che attingeva ai valori della fede a piene mani e che pure considerava questi validi per tutti, nella convinzione, tutta cristiana, che «solo la casa fondata sulla roccia è in grado di reggere alle intemperie », e che la forza di quei valori fosse da proporre a tutti, «credenti e uomini di buona volontà», conclude Casavola.

La sua fede, spiega lo storico Renato Moro, la mostrava in maniera esplicita, «convinto che nessuno se ne sarebbe lamentato». Poi non sempre era così, ma lui era convinto che non andasse nascosta, la fede, e che nulla ci fosse di importante nella natura e nei valori dell’uomo che non discendesse in ultima istanza da Dio e dai valori contenuti nel Vangelo. «Di lì il candore e il calore della sua speranza. Il suo pervicace ottimismo. Il vivissimo sentimento religioso». E anche la sua adesione all’obiezione di coscienza, in grande anticipo sui tempi. Il suo essere, sottolinea Moro, «prioritariamente anti-comunista nel 1937, mentre nel 1942 gli appare chiaro che la scelta più urgente da fare, per un cattolico, è di contrapporsi al fascismo e il nazismo. Una complessità che però era coerenza nei valori, sia pur restando duttile nel metodo e dialogante », conclude Moro.

Il «cattolico anticomunista che aprì a Mosca», sintetizza Paola Passarelli, direttore centrale delle Biblioteche e degli istituti culturali, intervenuta in rappresentanza del ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli. «Un personaggio al quale dobbiamo molto, e al quale possiamo ancora trarre ispirazione», sottolinea l’ex ministro Graziano Delrio, che ha contribuito a rendere possibile questo evento alla Camera. La ricerca non è finita, questi sono solo i primi tre volumi, spiega Diana Marta Toccafondi, presidente della Commissione ministeriale. «A questi - annuncia - ne seguiranno altri, un quarto dedicato alle molteplici dimensioni dell’impegno di La Pira in campo sociale, politico e amministrativo», che sarà curato da Pierluigi Ballini e Giulio Conticelli, «un quinto dedicato ai suoi profetici interventi in campo internazionale», curato da Bruna Bagnato, «e infine un sesto, che raccoglierà i suoi scritti più propriamente religiosi», curato da Bruna Bocchini e Augusto D’Angelo. Una seconda presentazione avverrà il 14 maggio, nella sua Firenze, alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.