Agorà

DIBATTITO. Marshall, il Guareschi delle Highlands

Lorenzo Fazzini sabato 16 giugno 2012
Teologo narratore, narratore teologico, perspicace scrittore di preti, Chiesa & co. Ma anche, nel giudizio di un insospettabile come il suo primo editore italiano, Leo Longanesi, un autore capace di scrivere «con grande spregiudicatezza, con spirito e con arguzia, tali da piacere anche al lettore più smaliziato». E dunque, proprio mentre in questi giorni (precisamente il 18 giugno) scoccano i 25 anni della sua morte, avvenuta ad Antibes, in Costa Azzurra, Bruce Marshall, scrittore scozzese, cattolico, nato nel 1899, "ragioniere" di professione, scopertosi romanziere grazie a diversi libri di successo, come Il miracolo di padre Malachia, Il mondo, la carne e padre Smith, La sposa bella, oggi editi da Jaca Book, merita una riscoperta. Tanto più che questo narratore si pone esplicitamente alla sequela del beato John Henry Newman, citato esplicitamente nel romanzo su padre Smith. «Certamente Marshall non ha la potenza di un Graham Greene, ma nelle sue opere tratteggia così bene la figura del prete che i suoi sono tra i romanzi più perspicaci degli ultimi tempi». L’autorevole giudizio è di padre Ferdinando Castelli, gesuita e scrittore (noto per le sue recensioni letterarie) di Civiltà cattolica. «Marshall è portatore di un umorismo tipicamente inglese che lo accosta a Chesterton. Tale umorismo non è mai amaro ma attento e costruttivo, porta allegria e riconcilia il lettore con la vita. Penso che l’aspetto migliore di Marshall sia l’intelligenza nello scoprire e indagare la figura del prete, nel quale troviamo un condensato di contrari: miseria e gloria, tempo ed eternità, terra e cielo. È splendida ad esempio la figura di padre Smith, che dà il titolo ad uno dei suoi romanzi più belli. A chi non conosce questo autore suggerirei di iniziare da questo libro, insieme a Il miracolo di padre Malachia, dove Marshall ci spiega che il nocciolo del cristianesimo non è il miracolismo ma una vita di preghiera e attaccamento a Cristo». Di parere complementare è Ferruccio Parazzoli, scrittore e saggista. Che invece vede nella storia di padre Malachia (un monaco che fa scomparire una sala da ballo "concorrente" alla chiesa: un intervento soprannaturale verso il quale i fedeli restano freddi e increduli) un esempio «decisamente moderno: il miracolo è una questione centrale del cristianesimo, come testimonia la ripresa di Alessandro Zaccuri nel suo Dopo il miracolo (Mondadori)». Parazzoli giudica Marshall «uno scrittore che mi è stato assai gradito. Oggi è dimenticato, le case editrici (eccetto Jaca Book che ne pubblica alcuni romanzi) lo hanno dimenticato. Addirittura alcune enciclopedie della letteratura non lo citano: una grave ingiustizia! In questo autore troviamo una bella semplicità e ironia, che raggiunge una sorta di tenerezza verso i propri personaggi, in particolare alcune figure di preti. Dal punto di vista religioso, Marshall presenta un cristianesimo socialmente "sconveniente" perché nei suoi romanzi si mette in risalto la misericordia di Dio, che si effonde sulla gente comune, qualunque sia la sua condizione (anche i "comunisti" di allora)». Come altri grandi scrittori anglosassoni dell’Otto-Novecento (Chesterton, ma anche Waugh, Dawson, lo stesso Greene) anche Marshall è un convertito, come evidenzia Paolo Gulisano, ricercatore di vaglia sulla letteratura d’Oltremanica: «Dopo la conversione scoprì nella Chiesa cattolica una comunità perseguitata, discriminata, una piccola minoranza che dava la sua testimonianza di fede e carità in una società ostile. È lo scenario dei suoi primi romanzi. Marshall utilizzò tutto il suo talento letterario per narrare la gloria di Dio, che si manifesta in mezzo alle traversie del mondo. Il tutto con un profondo senso dell’umorismo. La Grazia è la grande protagonista, spesso invisibile, delle opere di Marshall. Così le sue pagine sono piene di carità, di comprensione per la fragilità umana, e piene di gratitudine per la misericordia di Dio». Quali paralleli potremmo riscontrare da noi? «Giovannino Guareschi scriveva con lo stesso inchiostro spirituale di Marshall – annota Gulisano –. Pur non essendosi conosciuti, avevano uno sguardo comune sulla realtà teso a cogliere il bello e il bene in mezzo alle traversie del mondo e a trasmetterlo ai lettori». Bruce Marshall ha avuto degli eredi? «L’americano Ralph McInerney, autore purtroppo quasi inedito in Italia, ha prodotto una narrativa sullo stile di Marshall, con appassionato talento e rendendo ragione alla verità anche in una letteratura popolare come i gialli, di cui è protagonista il suo personaggio più fortunato, padre Dowling». ​