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INDAGINE. L'editoria cattolica? Non è più un'isola

giovedì 7 giugno 2012
​editoria religiosa è stata per lunghi anni una realtà lontana, sconosciuta ai più. Lo è stata, sia perché la si considerava un’isola nel più vasto arcipelago dei libri,  sia soprattutto perché le stesse case editrici cattoliche non facevano molto (anche a livello di diffusione dei loro dati di vendita) per farsi conoscere. Adesso le cose stanno cambiando e va dato atto all’UEelci e al Consorzio per l’editoria cattolica di aver favorito questo nuovo corso. I dati di vendita dei principali distributori cattolici (Diffusione San Paolo, Messaggero Distribuzione, Elledici, Dehoniana Libri) collegati al servizio Arianna di Informazioni Editoriali forniscono in realtà elementi di informazione preziosi. La presentazione, avvenuta ieri a Milano, del "sell out dell’editoria cattolica" contenuta nel primo Rapporto sul 2011 e sul 1° quadrimestre 2012 non offre una fotografia generale delle caratteristiche e delle dinamiche interne del settore (che sono complesse e articolate  a livello nazionale e locale), ma orienta su alcuni aspetti importanti del quadro d’insieme.A parte le gravi difficoltà delle librerie religiose in questi primi mesi del 2012 (-15,58% a valore) - calo peraltro inferiore a quello registrato nel resto del canale libreria -, nel 2011 l’editoria religiosa ha tenuto (+1,36 a valore e +3,73 a copie). Non c’è naturalmente da esaltarsi, ma è già un miracolo non essere andati indietro. A comporre oltre la metà del fatturato sono cinque case editrici, guidate dal Gruppo San Paolo (22,12%), seguito da quella che, singolarmente presa, è probabilmente la prima casa editrice cattolica italiana, ossia la Libreria Editrice Vaticana (11,78% di quota di mercato), con Elledici (9,41%), Paoline (8,36%) e Edb (8,09%) che la seguono.Si conferma nel Rapporto che l’editoria religiosa ha il suo punto forte nel catalogo che, nel primo quadrimestre 2012, ha visto crescere il proprio peso (77,19%) rispetto alle novità (22,81%), con un’incidenza significativa (25,74%) di libri in fascia alta di prezzo (oltre 25 euro). Inoltre, si consolida anche per il libro religioso il ruolo centrale - in questo settore in posizione invertita - delle aree commerciali di Roma e Milano, che occupano il 26% delle vendite: cifra che rispecchia una concentrazione minore rispetto all’assorbimento delle due aree (oltre il 40%) nel canale libreria globalmente considerato, perché i libri religiosi hanno una buona diffusione in molte zone del Paese, Sud e isole incluse. In questo gioca una funzione importante anche la presenza di numerose librerie religiose medio-piccole (100-300 mq.), dove si realizza oltre la metà del fatturato della libreria. Specificando subito, però, che si tratta per la massima parte di librerie di catena, in netta crescita rispetto ad alcuni anni fa, tanto che nel 2011 sono salite al 78,61% di assorbimento delle vendite. Non è da trascurare in questo contesto anche l’offerta crescente di cultura religiosa proveniente da case editrici laiche come Mondadori, Rizzoli, Lindau, Carocci, Il Mulino, eccetera: uno dei fatti nuovi di questi anni dal punto di vista editoriale e distributivo, con buone ricadute per le case editrici (che sfruttano il doppio circuito commerciale, laico e religioso) e per le librerie cattoliche. Cominciano poi ad aprirsi spiragli anche in senso inverso: cioè libri pubblicati da case editrici cattoliche che riescono a trovare spazio nelle librerie laiche indipendenti (12,22%), mentre è ancora molto debole la loro presenza nelle librerie di catena (3,59%). Per collocare tutti questi dati nel loro quadro d’insieme, si può aggiungere che l’area del libro religioso, pur molto affollata per numero di case editrici (circa 800) e per consistenza di titoli (circa 4.500 novità all’anno), è ancora delimitata nella sua base di lettori. Pochi sacerdoti e fedeli leggono con una certa regolarità, mancando la consapevolezza (peraltro ancora poco sollecitata e sostenuta dalla pastorale) dell’importanza della lettura abituale di libri per la formazione religiosa e per l’arricchimento culturale. Pochi laici - anche se la domanda è in crescita - si preoccupano di affrontare le questioni in termini di cultura religiosa, non semplicemente sull’onda di un’attualità episodica o di ricorrenti clamori mediatici. Così, se si escludono i punti di riferimento tradizionali del mercato del libro religioso (la Bibbia, la catechesi, i libri del Papa, i documenti fondamentali della Chiesa, qualche testo di spiritualità e devozione, alcune biografie e saggi di o su personaggi conosciuti...), il resto è un grande contenitore, dove tutto convive senza stridori apparenti, in una placida calma. È vero che ogni tanto gli eventi ecclesiali di maggior rilievo danno una scossa e smuovono le acque, convogliando interessi per i temi del momento: come quest’anno la famiglia, il Concilio Vaticano II, la nuova evangelizzazione, il prossimo Anno della fede e il probabile terzo volume del Gesù di Nazareth di Benedetto XVI. Ma sono lampi, che servono ad alimentare momentaneamente le vendite e a far riprendere fiato in una fase di stanca, ma non sono sufficienti a dare stabilità al mercato, che deve invece trovare durevolmente altrove i propri spazi vitali. Comunque, è giusto anche riconoscere che qualche passo in avanti è stato fatto, nell’attesa di tempi e prospettive migliori.