Agorà

TELEVISIONE E POLEMICHE . «L’Agcom tutela solo le emittenti»

Angela Calvini giovedì 28 marzo 2013
«L’ok dell’Agcom alla serie di Rai4 Chimica o fisica è la goccia che ha fatto tra­boccare il vaso. Per questo mi sono di­messo da Presidente del Consiglio na­zionale degli utenti». Il Presidente del­l’associazione di telespettatori catto­lici Aiart Luca Borgomeo, è scoraggia­to per questo abbandona la guida del Cnu, organismo che raduna 52 asso­ciazioni, previsto nella legge istitutiva dell’Agcom. Per Borgomeo «c’è la con­vinzione, maturata sulla base di tante decisioni dell’Agcom, ultima l’archi­viazione del procedimento sul telefilm di Rai4, che l’istituzione garante delle comunicazioni tuteli più gli interessi di Mediaset e Rai che non quelli dei cittadini». Le parole di Borgomeo so­no sofferte, e pesanti. «L’appannarsi del ruolo di garanzia in un settore ne­vralgico per lo sviluppo economico e sociale dell’Italia, come il sistema ra­diotelevisivo, non può non preoccu­pare le istituzioni, le associazioni che tutelano i telespettatori, le famiglie in­dignate per la mancata ricostituzione del Comitato Media e Minori, dovuta alle responsabilità del Governo e del­l’Agcom». «La mia decisione – ha concluso Bor­gomeo – vuole essere una richiesta al­l’Agcom perché recuperi l’autorevo­lezza di un’istituzione realmente in­dipendente al servizio del Paese; vuo­le essere anche un modo per richia­mare le forze politiche ed istituziona­li alla necessità di riservare la giusta attenzione ai gravi problemi di un si­stema radiotelevisivo ormai allo sfa­scio ». Il senso di impotenza dei telespettatori è ben spiegato da Borgomeo, che de­nuncia «un crescente sentimento an­ticattolico, che ha portato a far passa­re blasfemia, immagini a luci rosse e volgarità come come normali in tele­visione». «Sono anni che l’Authority è in piena sintonia con Rai e Mediaset – prosegue –. I problemi sono creati da una concentrazione di potere che non ha eguali al mondo». Insomma, viene denunciato un panorama televisivo senza autentica concorrenza, in cui Rai e Mediaset si spartiscono il 90% dei ricavi pubblicitari. Secondo Bor­gomeo è proprio la struttura attuale dell’Autorità garante ad essere squili­brata: «Prima i commissari del­l’Authority erano 8 più un presidente, divisi in misura uguale fra centrodestra e centrosinistra, comprendendo tutti i partiti della coalizione. Ora sono sta­ti portati a 4 e la mancanza di equili­brio e terzietà si percepisce anche nel­le scelte favorevoli agli interessi delle emittenti». A tutte queste obiezioni l’Agcom, pur consultata, non replica dicendosi impegnata in una riunione che ha visto ieri la nomina dell’avvo­cato Francesco Sclafani nuovo segre­tario generale. In questo panorama è anche sparito da 15 mesi nel silenzio generale il Co­mitato media e Minori, composto da associazioni, emittenti e Governo, che aveva il compito di segnalare le viola­zioni delle emittenti al Garante. «Si è preferito mettere da parte il Comitato perché poteva dare fastidio – com­menta l’ex presidente Franco Muger­li –. L’ente che dovrebbe essere prepo­sto alla garanzia dei telespettatori non ha gradito la mia indipendenza da in­teressi molto netti». Mugerli fa anche notare che «nessuna forza politica in campagna elettorale ha fatto menzio­ne della questione televisione. Certo, è il segno che ci sono altre priorità. Ma non si capisce come l’emergenza e­ducativa sia decisiva per affrontare per altre crisi. C’è una grande miopia da­vanti a questa tematica. Spero che il Comitato venga ricostituito perché il nostro compito non è repressivo, ma è quello di tenere desta l’attenzione e di proporre uno stimolo costruttivo nei confronti delle stesse emittenti».