Agorà

CALCIO. La meglio gioventù non gioca più in Italia

Luigi Guelpa mercoledì 23 dicembre 2009
Ha sollevato la Champions in faccia al Manchester United di Sir Alex Ferguson con sette titolari svezzati nel settore giovanile. Pep Guardiola ne ha schierati sei al Mondiale per Club vinto sugli argentini dell’Estudiantes della “strega” Juan Sebastian Veron, altrettanti hanno demolito l’Athletic Bilbao nella Coppa del Re, mentre cinque hanno partecipato al trionfo in Supercoppa Europa contro lo Shakhtar Donetsk, con il gol della vittoria dell’ariete Pedro che si era appena alzato dalla panchina. La Liga dello scorso anno, dominata in lungo e in largo, è finita in bacheca grazie anche ai sei calciatori della formazione tipo e la stagione in corso sembra un film già visto. È il miracolo a ritmi vertiginosi del Barcellona e di una scuola calcio, “La Masia”, che continua a sfornare giovani di belle speranze a getto continuo.L’Europa ammira, si interroga e prova a clonare uno dei vivai più prolifici al mondo, talmente competitivo da aver offuscato quello dell’Ajax. I lancieri, prossimi avversari della Juve in Europa League, rilanciano con Marvin Zeegelaar, Vurnon Anita, e Daley Blind. Forse troppo poco per dar vita ad una sfida a distanza agli azulgrana. Meglio a Rotterdam, dove in prima squadra si sta facendo ammirare il trequartista afghano, originario di Kandahar, Shabir Isoufi, un 17enne che gli addetti ai lavori hanno paragonato a Johann Crujiff, anche per via del mestiere della madre, «lavandaia» come la signora Nel. Shabir è il figlio della globalizzazione e degli scout che ormai setacciano il pianeta senza trascurare paesi un tempo lontani dalla pratica del pallone. L’Arsenal sotto questo aspetto non ha rivali in Europa e nel mondo: Fabregas, pescato ragazzino da Barcellona (La Masia torna a colpire), è la punta dell’iceberg di una pattuglia di giovani che parte dall’ormai affermato danese Niklas Bendtner e arriva a virgulti come Jack Wilshere e Aaron Ramsey, 36 anni in due, che dopo il Mondiale andranno a rafforzare le nazionali di Inghilterra e Galles. Persino il Bayern Monaco, la cui politica è quasi sempre stata quella di indebolire le avversarie di Bundesliga, ha cambiato rotta pescando dei prodotti della sua scuola interna. L’interista Lucio è stato rimpiazzato dal dinoccolato Holger Badstuber, 20 anni, mentre la maglia di Luca Toni è finita sulle spalle del coetaneo Thomas Müller, entrambi già nel giro della Nationalmannschaft di Joachim Löw. Tornando in Spagna non si può trascurare la cantera del Valencia che nel giro di tre stagioni ha lanciato in prima squadra Mata e Silva su tutti, ma anche David Navarro, Michel, il fortissimo attaccante 16enne Isco - già in prima squadra e nazionale Under 21 - e Jordi Alba, ragazzi in orbita Furie Rosse. In Italia invece il “progetto Barcellona” spaventa i grandi club che praticano la politica del tutto e subito. Paradossalmente la Juventus dei De Ceglie, Palladino, Marchisio, Paro, Ariaudo e Giovinco, girava meglio di quella attuale costruita a suon di milioni (50 per Diego e Felipe Melo che adesso potrebbe anche finire sul mercato), ma poi sbertucciata persino dal Catania. All’Inter Santon è stato sedotto e abbandonato alla prima prova incolore dallo “Special One” e suo pigmalione José Mourinho. Leonardo al Milan ci ha impiegato mesi per dar fiducia ad Abate e Antonini. La Roma sta provando con il 17enne Filippo Scardina e Stefano Pettinari, ma Ranieri li ha gettati nella mischia a Sofia in Europa League, a qualificazione ottenuta. Per il resto è notte fonda. I talenti ci sono (Angella, Brivio, Marilungo e Schelotto su tutti), ma spesso bisogna scendere in Serie B per ammirarli. Oppure sintonizzare la parabola sulle tv britanniche, visto che Mannone (Arsenal), Macheda (Manchester United) e Borini (Chelsea), azzurrini di Casiraghi, si stanno facendo le osa nella Terra d’Albione.