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Archeologia. L'enigma dell'Afrodite di Tusculum

Redazione Agorà mercoledì 27 settembre 2023

L'Afrodite di Tusculum

Un reperto unico, "eccezionale", una figura femminile in marmo di rara bellezza. Potrebbe trattarsi di una musa, o forse di una baccante o anche una ninfa: è ancora avvolta nel mistero l'identità della statua di straordinaria bellezza rinvenuta nell'area archeologica di Tusculum, l'antica città latina che la leggenda vuole fondata dal figlio di Ulisse e della Maga Circe. Qui, a pochi chilometri da Roma, nel cuore antico dei Castelli Romani, è stata infatti rinvenuta questa statua di epoca romana dalle fattezze raffinatissime che ha delle possibili "sorelle": tra loro l'Afrodite di Epidauro, esposta al museo nazionale di Atene.

La bellissima donna in marmo pregiato è stata ritrovata quest'estate durante gli scavi nell'area delle Terme adrianee dell'antica città: è a figura intera, a grandezza naturale, realizzata a tutto tondo, di lei sono andate perse la testa e parte degli arti superiori. Ma quello che resta è sbalorditivo per la finezza della fattura delle vesti e del seno che vi traspare dal tessuto bagnato, dei drappeggi, della fine abbottonatura sotto il chitone, della fattura della nebride, la pelle del cerbiatto che veniva indossata dai seguaci del culto dionisiaco. La campagna di scavo da cui è emerso il reperto è stata condotta nell'ambito del progetto Tuscolo Eterna Bellezz@, nato in seguito alle ricerche archeologiche avviate dalla Scuola spagnola di Storia e Archeologia di Roma (EEHAR-CSIC) che hanno consentito di riportare alla luce i resti monumentali di un complesso termale di epoca adrianea.

La statua femminile realizzata in un blocco unico di marmo è documento archeologico unico in quanto è il primo proveniente dagli scavi in questo sito in cui è stato possibile risalire al contesto, una sala termale sepolta sotto una serie di strati di epoca medievale, scampata agli scavi massicci realizzati nell'800 che ci hanno lasciato solo reperti "muti". Ma "questo ritrovamento è un enigma perché abbiamo delle parti mancanti che sarebbero state fondamentali per decifrarne l'iconografia, l'appartenenza ad una immagine specifica. L'assenza della testa e delle braccia, i cui attributi potevano darci altre piste di indagini e di analisi, non ci aiuta. Però il modello è quello chiarissimo dell'Afrodite di Epidauro, anche se con un attributo diverso che è quello della nebride agganciata sulla spalla e pendente sul petto: una testa di cerbiatto che ci rimanda al contesto dionisiaco e quindi ad una figura legata al corteggio del dio" spiega il direttore della Scuola Spagnola di Storia e Archeologia di Roma, Antonio Pizzo.

"Questo attributo dionisiaco sposta l'interpretazione verso tre soluzioni: una menade, una baccante, però non in movimento rispetto al solito, una musa o una ninfa. La differenza è fondamentale anche per capire cosa c'era dal punto di vista della decorazione scultorea che è all'interno di tutte le terme". D'altra parte, la statua rinvenuta a Tusculum arricchisce un ristretto panorama di sculture considerate repliche del modello legato all'Afrodite di Epidauro: ne esistono solo altre cinque copie, ricorda Pizzo, conservate ad Atene, a Monaco, a Genova, a Firenze e a Roma.

Ora, il prossimo passo per sciogliere l'enigma dovrà essere quello di coinvolgere altri studiosi ed effettuare anche analisi archeometriche soprattutto sul marmo per decifrarne l'origine. Il sospetto, in attesa dei riscontri, è che possa trattarsi di marmo pario, il pregiatissimo marmo bianco proveniente dall'isola di Paro. Un marmo che ha reso possibile rendere in modo estremamente realistico il peso delle pieghe della veste sul piede nudo della statua, l'effetto della veste che scivola dalla spalla destra sul braccio lasciando scoperto il seno e dall'altro lato l'allacciatura al braccio grazie ad una serie di piccoli, precisissimi, bottoni. E ancora la nebride, la pelle di cerbiatto, da cui pendono le piccole zampette dell'animale con le loro unghie: tutti dettagli esecutivi che donano all'insieme una sbalorditiva eleganza.