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L'EX «RE» DEL POP. Jackson, un anno dopo resta solo un business

Massimo Gatto sabato 19 giugno 2010
Per i suoi fan sarà dura accettare che ad un anno dalla sua scomparsa Michael Jackson non abbia ancora ricevuto da parte del mondo del pop il riconoscimento che meriterebbe. Ma così stanno le cose. La rocambolesca cancellazione degli show "ad memoriam" di Londra, Vienna e Roma dimostra, oltre all’inettitudine dei familiari e dei manager di cui si circondano, la poca predisposizione dei colleghi di Jacko a fargli avere da morto quelle attenzioni che gli avevano riservato da vivo, quando affiancarlo nelle sue stravaganti imprese, o anche solo parlarne, era molto più redditizio di ora. Solo i suoi ammiratori, quei milioni che continuano (nonostante tutte le voci, le accuse e gli squallori emersi attorno alla vita di Michael) a cantare le sue canzoni e ad imitare i suoi balli in migliaia di party e spettacolini ispirati all’epopea di Bad e Beat, non l’hanno mai abbandonato. Scomparso il 25 giugno scorso per un arresto cardiaco dovuto alla letale combinazione di sedativi e di Propofol, potente anestetico somministratagli (secondo l’accusa) dal medico curante Conrad Murray, Jackson riposa ormai da nove mesi nel Grande Mausoleo all’interno del Forest Lawn Memorial Park di Glendale, Los Angeles  dove sono sepolti pure Clark Gable e Nat King Cole. Ed è proprio al Forest Lawn che verrà ricordato venerdì prossimo con una cerimonia privata dai familiari e dai (pochi) fans che, facendo uno strappo alle rigidissima privacy del cimitero, riusciranno ad accaparrarsi un invito. Tutti gli altri potranno ritrovarsi su Facebook per accendere una candela elettronica sulla propria pagina web. Un’iniziativa che gli organizzatori sperano possa coinvolgere un milione di persone. Un altro gruppo di Facebook chiamato Keeping the dream alive, teniamo vivo il sogno, continua a vendere invece bracciali di gomma blu, bianchi neri e rossi con le iniziali MJ da indossare il fatidico giorno della ricorrenza. Sempre venerdì prossimo, ma a Las Vegas, avrà poi luogo una grande vendita di memorabilia (autentica e non) del Re del Pop per la quale sono attesi collezionisti da tutti gli Stati Uniti. Sabato si terrà invece al Beverly Hilton di Beverly Hills Forever Michael, la serata in memoria del cantante aperta ai  membri della famiglia, a celebrities di Hollywood, a fans e sostenitori vari con biglietti in bilico tra i 250 e i 500 dollari. Intanto fallito ogni tentativo di trasformare Neverland, la disneyana residenza di Jacko nella contea di Santa Barbara, nel fulcro del culto di Thriller, la Michael Jackson Foundation ha deciso di puntare sulla città natale dei cinque fratelli più famosi d’America, ovvero Gary nell’Indiana dove costruiranno il Jackson Family Museum e il Michael’s Performing Arts & Cultural Center. Come dimostrano i 29 milioni di dischi venduti solo nel 2009, infatti, quello che non cala attorno all’idolo di Off the wall è l’effetto cordoglio. Si calcola, ad esempio, che solo di pubblicazioni postume nell’ultimo anno la famiglia Jackson abbia incassato oltre 90 milioni di dollari. E questo per non contare i 252 milioni di dollari rastrellati ad ogni latitudine dal docu-film This is sit, messo in campo dalla multinazionale dell’entertainment Aeg Live con spezzoni delle prove dei 50 concerti che il cantante avrebbe dovuto tenere alla 02 Arena di Londra per rifarsi del contraccolpo economico patito a causa della sua improvvisa scomparsa. Un successone che avrebbe spinto la Sony a firmare con la famiglia un contratto da 250 milioni di dollari per la pubblicazione entro il 2017 di almeno dieci album legati alla figura di Michael, legandoli ad inediti ancora nel cassetto come il duetto Another day con Lenny Kravitz (già ascoltabile in internet) o quello con will.i.am dei Black Eyed Peas. Intanto il 24 arriva nelle librerie italiane Il complotto, meticolosa ricostruzione delle traversie giudiziarie jacksoniane del giornalista del New York Times Aphrodite Jones, che promette «di smontare una per una le accuse di pedofilia piovute su Michael».