Agorà

Medio Oriente. Iran, avamposto cristiano

Anna Pozzi sabato 19 agosto 2017

La cattedrale armena di San Taddeo, nota anche come Qara Kelisa (la "chiesa nera") a Chaldoran, nel nord dell'Iran

È il Paese mediorientale in cui il cristianesimo cresce in maniera più significativa. Ed è uno di quelli con radici cristiane più antiche. Non solo: vi è presente la comunità ebraica più numerosa di tutto il Medio Oriente, la cui storia e le cui vicende si intrecciano strettamente con questa terra sin dall’epoca di Ciro il Grande.

Quello del pluralismo religioso e della sua antichissima tradizione – pur con tutti i limiti contemporanei – è solo una delle tante sorprendenti facce di un Paese che troppo spesso viene descritto come un monolite di fanatismo religioso e di politiche interne e internazionali oscurantiste e minacciose. Visto un po’ più da vicino, e riletto attraverso una recentissima e originale guida – Iran. Guida storico-archeologica delle edizioni Terrasanta (pagine 224, euro 18) a firma di Elena Asero – l’Iran, appunto, è tutta un’altra cosa. Un Paese di 80 milioni di abitanti, il 70 per cento dei quali ha meno di trent’anni, con un’alta percentuale di laureati, specialmente tra le ragazze che rappresentano il due terzi degli studenti ammessi nelle università. Una generazione aperta e colta, che fa sempre meno figli (1,5 a donna), frequenta poco le moschee (1,4 per cento della popolazione) e si apre sempre di più al mondo, aggirando le pesanti censure di Internet e dei social media. Una generazione proiettata verso il futuro e che, tuttavia, è molto consapevole e orgogliosa del proprio passato, soprattutto dell’antichissima storia e delle molteplici tradizioni in cui affondano le radici di questo affascinante Paese. È quanto emerge anche dalla guida di Terrasanta che – attraverso interventi di studiosi ed esperti – colma un vuoto di conoscenza soprattutto di carattere storico e culturale, non solo per il viaggiatore interessato ad andare oltre le mere informazioni pratiche, ma anche per chi è curioso di superare il muro di cliché e pregiudizi che inchiodano l’Iran a un’immagine estremamente negativa e stereotipata.

E così si scopre un Paese dalla storia gloriosa, che ha lasciato tracce indelebili a cominciare dalla mitica Persepoli, nucleo originario del primo impero persiano, uno dei più grandi e potenti del mondo antico, risalente al VII secolo avanti Cristo. Ma anche raro esempio – specialmente sotto il regno di Ciro il Grande – di tolleranza e integrazione delle minoranze etniche e religiose. Ai giudei deportati a Babilonia, per esempio, vennero restituiti utensili e suppellettili e venne data loro la possibilità di rimpatriare. Le relazioni tra persiani e giudei si dipanano nel corso della storia sin oltre la fine dell’epoca biblica, come testimoniano documenti ed episodi più o meno conosciuti: come la presenza dei Magi, sacerdoti zoroastriani, alla nascita di Gesù o come il libro di Daniele che, seppur scritto nel II secolo avanti Cristo, è inquadrato nella corte persiana. Ancora oggi diversi studiosi continuano a indagare l’influenza della religione persiana nello sviluppo del giudaismo del secondo Tempio.

Attualmente gli ebrei in Iran sono una piccola minoranza di circa 20-25 mila persone, un quinto di quelli che erano presenti nel 1979 all’avvio della rivoluzione komeinista; ciò nonostante, rappresentano la comunità più numerosa di tutta quella vasta regione mediorientale. E allora non è difficile imbattersi in commercianti con la kippah nel bazar di Isfahan, una delle città più incantevoli e raffinate del mondo islamico, e poco distante ritrovarsi in un quartiere chiaramente a impronta cristiana: chiese, scuole, locali, abbigliamento, tutto – e non solo la cattedrale armena di Vank con i suoi impressionanti affreschi – parla di una presenza cristiana che, anche in questo caso, ha origini storiche. Il quartiere si chiama Jolfa, come la cittadina situata al confine settentrionale dell’Iran, da cui i cristiani armeni vennero deportati sin qui dallo scià Abbas I, nella seconda metà del 1500, perché mettessero a disposizione del regno le loro qualità di grandi artisti e artigiani.

Oggi nella “nuova” Jolfa ci sono tredici chiese, un cimitero e circa settemila cristiani. Mentre nella “vecchia” Jolfa (e nei dintorni) si ritrovano le tracce dell’antichissima presenza cristiana. La prima chiesa “persiana”, infatti, può essere collocata tra il 79 e il 116 dopo Cristo. E diverse città fanno risalire le origini della loro fede agli apostoli: Salmas a san Bartolomeo, Rev Ardashir nella provincia di Fars a san Tommaso e Urmia ai re Magi di ritorno da Betlemme. Il monastero di San Taddeo, invece, nei pressi di Maku, sempre nell’estremo nord dell’Iran, testimonierebbe proprio della presenza dell’apostolo che avrebbe fondato questo edificio nel 43 dopo Cristo e che qui sarebbe sepolto. Un po’ più a sud, verso la Turchia, a Orumiyeh, sono tuttora presenti sei confessioni cristiane con circa quattromila fedeli. Gli assiro-ortodossi, in particolare, ritengono che la chiesa di Santa Maria venne fondata da san Tommaso sulla tomba di uno dei Magi e dunque si tratterebbe della chiesa più antica al mondo ancora esistente.

Comunque sia, è chiaro che il cristianesimo ha influenzato in modo rilevante la vita culturale dell’Iran nei suoi millecinquecento anni di storia. Se ne trovano tracce un po’ ovunque, dal momento che i re persiani sfruttarono le abilità e le conoscenze dei loro sudditi o prigionieri cristiani per la costruzione di palazzi, ponti, porte e altre architetture sparse per il Paese, nonché in campo agricolo, medico, tessile e persino legislativo; si deve, infatti, al vescovo metropolita di Rev Asdashir, Ishobokht, la sistematizzazione, attorno al 775, della legge civile in una composizione intitolata Libro delle leggi e delle sentenze.

Oggi, secondo fonti di Chiese evangeliche, il cristianesimo sarebbe la religione in più rapida crescita in Iran, con un ritmo del 19 per cento annuo e i cristiani sarebbero tra i 500 mila e il milione, in gran parte armeni, caldei e protestanti. Ma nel Paese sta crescendo un nuovo interesse anche per lo zoroastrismo, l’antica religione persiana che, peraltro, è sempre rimasta presente, almeno come elemento culturale, nell’identità del popolo iraniano. Sempre più giovani portano con orgoglio al collo il faravahari – l’angelo guardiano con due grandi ali distese – simbolo di questa religione che risalirebbe a circa quattromila anni fa. Tuttora sono presenti diverse comunità soprattutto nella zona di Yadz, dove è possibile vistare un tempio del fuoco e un sito di pellegrinaggi. Si tratta, anche in questo caso, di tracce di una storia millenaria e di una identità, che oggi è certamente segnata dalla presenza imponente dell’islam sciita, ma che conserva al suo interno il fascino di una civiltà antichissima, complessa e stupefacente, al crocevia di popoli, culture e religioni tra Oriente e Occidente.