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INTERVISTA ALL'ATTORE. Cage: «A Hollywood preferisco mio figlio»

Alessandra De Luca lunedì 11 marzo 2013
Non ha voluto prestare la sua voce a Shrek, proprio non si vedeva nella pelle verde dell’orco Dreamworks. Ma non ha saputo dire di no a Grug, ansioso capofamiglia dei preistorici Croods, protagonisti del nuovo cartoon diretto da Chris Sanders e Kirk DeMicco e prodotto da Jeffrey Katzenberg. Abbiamo appena incontrato Nicolas Cage e la sua pacatezza ci ha restituito l’immagine di un attore assai lontano ormai dalle turbolenze dl passato.Il fatto di essere padre è stata una ragione in più per dare la voce a Grug?Senza dubbio. È un personaggio che si avvicina molto al mio carattere: amo il suo senso dell’umorismo e le sue preoccupazioni sono le mie. Come lui mi sta a cuore la sicurezza di mio figlio, temo il momento in cui crescerà e abbandonerà il nido. I Croods sono il riflesso di una famiglia moderna e affrontano un tema universale come la paura dei genitori di lasciar andare i propri ragazzi. Ma a differenza di Grug, non temo le novità e con gli anni ho imparato a tenere l’ansia sotto controllo.Come ci è riuscito?Con l’esercizio fisico e la recitazione. Andare in palestra fa bene al corpo, ma soprattutto alla mente, mi aiuta a controllare le mie capacità, la tensione del lavoro. L’autodisciplina è importante soprattutto ora che non sono più giovanissimo. E la recitazione mi permette di trasformare il negativo in positivo. Ogni volta che posso, inoltre, porto la mia famiglia sul set e questo mi aiuta moltissimo.Non deve essere facile a Hollywood mantenere il proprio equilibrio…E infatti mi sono trasferito con la mia famiglia a Las Vegas, lontano dal glamour e dai pararazzi, ossessionati dalla vita degli altri e capaci di trasformare la tua esistenza in un vero inferno. Ora mi lasciano in pace, sono libero di accompagnare mio figlio a scuola senza essere spiato. Sono sempre stato considerato un eccentrico, io invece penso di essere piuttosto noioso. Quando sono diventato attore mai avrei immaginato che un giorno sarebbero esistiti internet, la macchina fotografica nel telefono portatile, i reality show e questa malsana passione per il gossip. Una vera follia!E quando ha deciso di diventare attore?Quando ho visto James Dean sullo schermo. Poi sono arrivate tante cose buone, altre cattive, ma non mi pento di nulla, sono orgoglioso anche dei film andati male, quelle esperienze mi hanno comunque insegnato qualcosa. E ho imparato ad accettare persino le recensioni negative, i critici hanno spesso ragioni che rispetto.L’Oscar vinto per «Via da Las Vegas» le ha cambiato la vita?È un premio che ti rende molto felice, ma no, non ti cambia la vita. E poi diciamo la verità, quella degli Oscar non è una competizione leale. Per essere davvero giudicati gli attori dovrebbero interpretare tutti lo stesso ruolo, il che ovviamente non è possibile.Ha amici nel mondo del cinema? Frequenta altri attori?Mi creda, l’ultima cosa che vuole fare un attore nel suo tempo libero è frequentare altri attori. Molte amicizie nel mondo del cinema sono finte. Per me è più facile avere rapporti sinceri con registi e musicisti.Le piace rivedersi nei film?Non accade mai, quando sono a casa faccio solo il padre.Come immagina la sua carriera nei prossimi anni?Ho sempre creduto, al di là dei risultati, nella mia onestà di attore. Faccio questo lavoro da trent’anni, i film che ho interpretato, soprattutto quelli d’azione, mi hanno regalato fama in tutto il mondo, eppure ogni tanto pensi di essere arrivato a un punto morto. E allora bisogna reinventarsi.E lei cosa fa per reinventarsi?Cerco di lavorare con giovani registi che non hanno paura di rischiare tirando fuori da me qualcosa di diverso. Questi registi sono per me aria fresca e fonte di grande energia.