Agorà

Storie di cuoio. Un calcio alla disoccupazione

Massimiliano Castellani domenica 21 luglio 2019

Il presidente Assoallenatori, Renzo Ulivieri, tiene lezione ai 63 calciatori del ritiro per disoccupati di Coverciano

C’è chi a 36 anni lascia la propria città, Roma, e trova ingaggio e nuova gloria al di là dell’Oceano, capita a Daniele De Rossi al Boca Juniors, e chi invece come, il coscritto Luca Belingheri, centrocampista, con trascorsi al Torino e Livorno (ultima squadra il Padova in B), da due giorni è in ritiro con la squadra dei disoccupati. Certo, stiamo parlando di disoccupazione privilegiata, quella dei calciatori professionisti in cerca di nuova collocazione. È la rosa dei “senza squadra”, i 63 selezionati dall’Assocalciatori del presidente Damiano Tommasi. Storico raduno del precariato calcistico a Coverciano, giunto al 32° raduno - il primo fu a Pomezia nel 1987, sotto la guida di “Picchio” De Sisti - che nel tempo, in linea con la il tasso di disoccupazione giovanile nazionale (ad aprile era del 32,8%, 10,7% quello generale), è fisiologicamente aumentato. Tre gruppi di lavoro che, fino al 6 agosto, sgobberanno agli ordini di uno staff tecnico coordinato dall’evergreen Renzo Ulivieri, classe di ferro 1941 (presidente Assoallenatori), Ettore Donati, Francesco D’Arrigo e Marco Maestripieri.

Occhi puntati sull’ex juventino Andrea Barzagli, di cui diremo, ma ciò che colpisce, specie nell’estate del Mondiale femminile e della febbre a 90’ per le azzurre della ct Bertolini, è ancora la presenza delle calciatrici. Si tratta del difensore Giorgia Motta, classe 1984 (ultimo contratto al Chievo Verona Valpo), come la centrocampista Giulia Domenichetti, una veterana che ha appena chiuso con la Florentia, mentre la collega di reparto, Lara Barbieri, è una speranzosa 33enne ex Sassuolo. «Si allenano in gruppo anche le ragazze, certo: due sedute quotidiane, al mattino dalle 8 alle 10 e al pomeriggio dalle 18 alle 20. Poi ci sono le lezioni di didattica per il corso allenatori che è un loro obiettivo e sono molto preparate per centrarlo – spiega Ulivieri – . Cosa penso di allenatrici nel calcio maschile? Che è l’ultimo passaggio che dobbiamo assolutamente fare se vogliamo discutere di vera parità».

Quel patentino a cui aspira anche il 35enne catanese Salvatore Iudica, portiere della Nazionale amputati che sta vivendo un sogno, lui che da ragazzino ha rischiato di restare a guardare bordo campo. «Con le protesi, ero considerato dagli altri il più scarso e andai in porta, ma mi trovai bene e così poco dopo tempo non ero più l’ultima scelta, ma ero io a fare le squadre», racconta Salvatore sul suo profilo Facebook. Sul campo di Coverciano, Iudica si sta allenando con gli illustri colleghi di reparto: il 40enne ex saracinesca del Chievo Stefano Sorrentino e Christian Puggioni (ultima stagione al Benevento), e magari un giorno potrà raccontare di aver parato un rigore a un campione del mondo come Barzagli. Il difensore toscano, classe 1981, dopo l’addio alla Juventus, con cui ha vinto 8 scudetti di fila (più un titolo nazionale in Bundesliga con il Wolfsburg) corre e suda con il gruppo ma è in ritiro per conquistare quella tessera mancante al suo pluripremiato carnet, quella di “allenatore di base - Uefa B”. Del resto qui, da ex calciatore senza contratto sono passati in tanti, a cominciare da Allegri, anche lui al momento senza squadra, dopo «16 anni di centrifuga, mi riposo», dice il conte Max.

Non pensa ancora alla panchina invece Robert Acquafresca, 32 anni il prossimo settembre, un goldenboy convocato in tutte le nazionali giovanili e che nelle ultime due stagioni ha collezionato solo scampoli di gare con la Ternana in B e nella serie A svizzera, al Sion. Poco per un attaccante di classe che dieci anni fa, ai tempi del Cagliari di patron Cellino, era considerato “uomo mercato”. Questa invece per Acquafresca è forse l’ultima estate in cui rimettersi in gioco ad alti livelli. Perché il tempo passa anche per i migliori, e lo sa bene Maurizio Domizzi, difensore 39enne - debutto tra i professionisti nel 1998 nel Livorno -: viene da due stagioni con il Venezia che ha contribuito a riportare in B e poi alla salvezza nei cadetti, grazie anche all’esclusione del Palermo dell’appena radiato patron Zamparini. Nessun rosanero figura nell’elenco del ritiro dei disoccupati, in cui spulciando riemergono vecchie glorie e talenti inespressi.

Alla prima voce, spicca il mediano dell’ultimo Milan postscudetto di Allegri: Antonio Nocerino. Con la complicità di Zlatan Ibrahimovic in quella fortunata stagione, per lui, 20112012, in 35 partite disputate con la maglia rossonera realizzò la cifra record di 11 gol. Ma da lì a poco tornò alla sua dimensione naturale di gregario in mezzo al campo, con esperienze altalenanti a Parma e Torino e concedendosi parentesi ben remunerate in Premier League, al West Ham, e nel soccer americano, negli Orlando City. A 34 anni, il napoletano verace sente forte il richiamo della sua terra e si accasa a Benevento, per un pronto ritorno in Serie A. Però le streghe sannite si fermano ancora nel torneo cadetto e nonostante ora la squadra sia stata affidata al suo ex compagno nel Milan, Pippo Inzaghi, Tonino Nocerino non rientra più nel «progetto».

Parola abusata nel calcio («il progetto») quanto la fatale e insostenibile «resilienza». Anche un ex capitano coraggioso, come l’ex viola Manuel Pasqual non fa più parte del progetto Empoli. I toscani del presidente Corsi sono retrocessi in B e puntano come sempre su giovani emergenti. Così, dopo aver razziato quel che resta del Palermo, l’Empoli ha presentato il fine rapporto lavoro al 37enne Pasqual che con la sua esperienza e l’intatta dinamicità potrebbe ancora tornare utile a molte squadre. Così come è ancora una punta su cui scommettere Gianluca Sansone, classe 1987 che non è più quella di diamante del Sassuolo (20 gol in 38 partite) dello stesso anno d’oro di Nocerino al Milan, ma è reduce dall’annata “olimpica” in Azerbaigian, al Neftçi Baku, e vuole tornare a stupire, da bomber di razza.

Fin qui abbiamo parlato di calciatori con almeno un decennio di professionismo alle spalle e ingaggi importanti che, se ben gestiti, fanno davvero di questa categoria quella dei “disoccupati di lusso”. Vero anche però che dall’ultimo report Aic si legge che il 60% degli ex professionisti poi non riescono a reinserirsi nel mondo del calcio e il 90% di questi spesso ha come unico “titolo di studio” il patentino d’allenatore. Il fine carriera può diventare un incubo, per tutti, specie per quelli che sono costretti a navigare nel dilettantismo sempre più povero di risorse. Cercasi disperatamente un ingaggio per poter sbarcare il lunario è il pensiero di Michel Cruciani, 33 anni, ex Badesse arriva dall’Eccellenza e rappresenta l’anello più debole di questo ritiro, in cui hanno trovato riparo anche una mezza dozzina di calciatori che fino a giugno hanno militato in serie D.

E poi ci sono i “migranti di ritorno”, come il caso di Iacopo La Rocca, 35enne difensore: dal 2007 ha militato sempre all’estero, dal campionato svizzero (Bellinzona e Grasshoppers), fino a quello australiano, è appena rientrato dal Melbourne. «Ognuno di loro sa che qui c’è un doppio binario che possono seguire: continuare a scendere in campo o tentare la carriera del tecnico – conclude Ulivieri – Nel nostro mestiere si sono create tante nuove figure professionali intermedie e collaboratori del mister, ma il suo fascino risiede essenzialmente nel fatto che hai a che fare prima di tutto con degli uomini e poi con dei calciatori. Capito questo, allora da “allenatore in campo” puoi passare tranquillamente alla panchina o trovare comunque un’occupazione».