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L A P R O P O S T A. IMU: TOGLIAMOLA A TUTTE LE FUCINE DI CULTURA

domenica 15 maggio 2016
Anche un poeta che in genere con faccende tipo tasse eccetera ha un rapporto tra l’attonito e il disperato, capisce che gli sgravi fiscali sono un buono strumento per valorizzare le attività culturali. La proposta fatta l’altro giorno al Salone del Libro di Torino dal ministro della Cultura Franceschini circa la soppressione dell’Imu alle librerie va in questo senso. Ma, per così dire, a mio modesto avviso prende la strada giusta dalla parte sbagliata. Occorre una visione di insieme su queste faccende, per non dar l’impressione di comportarsi – invece che come un viaggiatore saggio – come una pallina da flipper che rimbalza e accende lucine e fa suonare trilli per qualche istante, prima di finire presto o tardi in buca. D’accordo: togliere l’Imu, specie ad alcuni librai specializzati e in difficoltà, è una buona idea. Non so se lo è altrettanto pensando a quei grandi magazzini affacciati su centrali piazze italiane che ancora si fanno chiamare librerie, e magari portano il marchio di pregiate case editrici, ma che ormai sono, appunto, magazzini che vendono dal caffè alla ricarica telefonica ai filmetti. La questione tuttavia non è ancora questa. È che l’Imu bisognerebbe toglierla da quei soggetti che in molti casi ci stanno crepando sotto e che sono le fucine, le officine possibili della cultura e dunque della lettura. Dico, supplico: ministro, tiri via l’Imu, odiosa ultratassa, dalle fondazioni culturali, specie quelle medio-piccole, spesso nate per munificenza di cittadini che credevano, anche senza ringraziamenti da parte di nessuno, di dare un contributo al bene pubblico. Bene dunque la strada delle esenzioni, ma occorre prenderla nel verso giusto. Che a volte potrebbe non essere quello che ottiene il facile plauso del «mondo culturale», ma tocca la vita della gente. Capisco che, in un Salone di editori che accorrono a vender libri, non costino molto e facciano effetto due dichiarazioni d’intenti sulla tv nazionale che, come avrebbe pensato Bottai, deve promuovere la lettura e detassare i mercanti di libri (a proposito, tutti i libri? Anche quelli delle starlette televisive?). La politica ha la sua dose di teatro. Ma in una grande manifestazione culturale, come è il Salone, occorrerebbe forse affrontare al livello giusto il problema della lettura. Che è un problema culturale, non economico. E usare appunto le leve fiscali ed economiche secondo una idea culturale un poco più elaborata, che al ministro – lo so – non è affatto estranea. L’uomo che si sente coinvolto in un rischio (lo ripeto spesso) avverte l’importanza di confrontarsi con autori, trovare la testimonianza delle loro parole. Ma l’uomo che non si sente coinvolto in nessun rischio (esistenziale, religioso, civile, morale) perché mai dovrebbe confrontarsi con un autore? L’intrattenimento ha molte altri mezzi di seduzione, di coinvolgimento e di guadagno. L’informazione ha mille altri canali per raggiungerci. E dunque se si vuol che la gente cerchi più libri, non si usi solo la leva fiscale per chi i libri produce e vende, ma soprattutto anche per chi istruisce ed educa, per chi fa cultura in modo non episodico. Per chi crea luoghi dove la cultura si comunica come percorso di piccoli e grandi avventure che accendono curiosità e ricerca di confronto. La poesia, si sa, è arte povera ma preveggente, e ha visto da tempo che la circolazione delle parole avviene attraverso altri canali, per lei congeniali perché rapidi e tagliati sulla brevità. Ma noi poeti abbiamo pure visto che il libro non ha perso il suo valore di talismano, di dono, di segno di condivisione del rischio umano, della profondità del vivere. Editori tradizionali che non si sono modificati in fretta e saltano, e salteranno, Saloni del Libro che non vogliono ridursi a saloni con un vago sapore di antiquariato, dovranno infine modificarsi. Ma se si vogliono togliere balzelli al mondo della lettura, la tassa – l’Imu – s’ha da togliere anche e ben “prima” che arrivi a premere sulla libreria. Laddove esistono luoghi che educano e formano le persone alla vita come rischio. Luoghi dove nascono i possibili cercatori di autori. Senza questo temo di veder circolare solo slogan di un giorno, e di un fallimento. © RIPRODUZIONE RISERVATA Il ministro Franceschini propone esenzioni alle librerie. Bene; ma prima a chi educa e forma