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Intervista. Il presidente Abi, Patuelli: una città cosmopolita oltre la crisi

Giacomo Gambassi lunedì 1 settembre 2014
​“Il progetto della Capitale europea della cultura sta già dando un ulteriore sprint a Ravenna nonostante la crisi”. Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana e della Cassa di Risparmio di Ravenna, vede nella candidatura alla sfida europea una significativa opportunità. “L’aver intrapreso questa partita ha favorito l’apertura mentale e la diffusione di iniziative di qualità”.Presidente, la storia di Ravenna è costellata da alti e bassi molto accentuati. Quale momento sta attraversando la città?“Ravenna ha vissuto una grave crisi negli anni ’90 con il crac del gruppo Ferruzzi. La città che era una capitale finanziaria internazionale ha subito un colpo formidabile. Ma è riuscita a riprendersi, moltiplicando i suoi campi di azione e aprendosi alla cultura. Pensiamo alla presenza di un campus universitario o alla realtà di un turismo più diffuso legato anche agli eventi nel centro storico che sono complementari alla villeggiatura sul mare”. Come descriverebbe Ravenna a un collega europeo?“Restiamo cosmopoliti. Ho 63 anni. E mi piace considerare Ravenna una Venezia interrata. O meglio, il mare ce l’abbiamo ed è un richiamo turistico. Il porto è fra i principali della Penisola. Le industrie resistono. L’agricoltura funziona. Se la città sta affrontando oggi la crisi meglio di altre, è per la sua poliedricità. Inoltre la città ha saputo conservatore i suoi gioielli in modo straordinario. La capacità di salvaguardare questi beni paleocristiani ha dato la possibilità di superare una lunghissima decadenza che è durata un millennio. Soltanto fra Ottocento e Novecento la città è risorta. Oggi la qualità della vita è alta. Inoltre Ravenna non è una città arrogante: non pensa di essere unica, non ha una supponenza di natura urbana. E’ abituata al confronto fra Oriente e Occidente. Ha due sue chiese affidate alle comunità ortodosse. C’è anche una grande moschea alle porte della città, inaugurata lo scorso anno, che è la seconda d’Italia. Siamo di fatto tornati alla fase aurea della Ravenna di 1500 anni fa dove le diverse espressioni della fede convivevano”. Ravenna è anche la terra dei petrolchimici, delle gravide conseguenze dell’industrializzazione pesante. Come si confronta con questo passato prossimo?“Il nostro passato prossimo non è ingombrante. Il gruppo Ferruzzi ha portato una forte crescita della cultura manageriale e dei commerci. Ha aperto orizzonti internazionali”. Il colore di Ravenna è l’oro grazie ai suoi mosaici. Non rischia di ridursi a un museo?“Sono nato a Bologna, ma sono di famiglia ravennate e sono cresciuto a Ravenna. Quando ero bambino la città aveva 100mila abitanti scarsi; oggi ne ha 160mila. La città si è moltiplicata. Ma ha mantenuto i suoi lineamenti. Negli ultimi 50 anni sono arrivati grandi insediamenti industriali: non perché sono stati cercati, ma per la presenza di un porto con venti chilometri di banchine. Il porto ha grandi potenzialità. E da pochi anni c’è anche il porto turistico dove fanno tappa crociere internazionali”. La piadina, il ballo liscio, il turismo del divertimento e oggi dei “nuovi russi” dai portafogli gonfi di rubli. Ravenna può andare oltre?“La costa romagnola ha avuto nel secondo dopoguerra una grande fioritura anche se è stata impregnata su Rimini che con Riccione è la capitale del turismo. La crescita più inaspettata si è registrata a Cervia, Milano Marittima e Marina di Ravenna. Anche i prezzi degli immobili non sono crollati in una fase di crisi come quella attuale. I russi? Preferisco l’Europa che si è venuta a creare dopo la caduta del muro di Berlino. Sono per un’Europa unita dall’Atlantico agli Urali. Ben vengano, quindi, i post bizantini dell’Est”. Quale peso ha Dante Alighieri che qui è sepolto?“La nostra candidatura a Capitale della cultura ha un testimone d’eccezione: proprio Dante. Siamo una terra ospitale da sempre. E ci avviciniamo al settimo centenario della morte del sommo poeta che cadrà nel 2021. La lingua italiana è nata con Dante, ma una parte della Commedia è stata scritta qua. Ho fatto un piccolo studio sull’ornitologia dantesca. A Ravenna Dante ha visitato con attenzione i nostri mosaici e nella Commedia si trovano descrizioni ispirate ai mosaici. Abbiamo uno sponsor di tutta rilevanza”.E il rapporto con l’acqua. Che tipo di risorsa rappresenta il mare? E come leggere il progetto di recupero della Darsena da trasformare in quartiere smart?“Il primo rapporto è con la palude. Un tempo eravamo isolati dagli acquitrini. Ravenna era stata definita dall’imperatore Onorio una città imprendibile che qui spostò la capitale: imprendibile dal mare ma anche da terra per via delle paludi. Teodorico dovette ricorrere a una criminale astuzia per espugnare la città. Il mare si incunea in città con la Darsena che arriva dietro la ferrovia. Quando ero bambino e arrivavo in treno a Ravenna la sera, vedevo l’acqua del mare con le sue navi illuminate. Ora si torna a camminare nella Darsena come fosse un lungomare. Finalmente”.