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LA STORIA DEL POP. Il doppio ritorno di Paul McCartney

Massimo Gatto lunedì 30 settembre 2013
​McCartney sfida McCartney sul mercato di Natale dando alle stampe in poco più di tre settimane due album destinati a fare molto clamore tra i fans dei Beatles e non. Se il 15 ottobre è la volta infatti di New, disco di inediti che segue di sei anni Memory Almost Full e di due la raccolta di standard pop Kisses on the Bottom, il 12 novembre spetta al doppio On Air - Live at the BBC Volume 2 il compito di rievocare l’epopea dei Fab Four attingendo dalle teche della tv di Sua Maestà nastri e nostalgie dei primi anni Sessanta. Se quest’ultimo si deve alla paziente opera di recupero dei produttori Kevin Howlett e Mike Heatley, per New  Sir Paul ha mobilitato ben quattro fuoriclasse della console, a cominciare da quel Mark Ronson, storico factotum di Amy Winehouse, che firma l’eponimo New in radio dalla fine di agosto. «Mark lo conosco in maniera un po’ più diretta degli altri perché è stato lui il deejay alla mia festa di matrimonio» spiega McCartney. «Ci ha fatto ballare fino alle 3 del mattino. Questo mi ha dato modo di apprezzare i suoi gusti e di fare un pensierino sulla sua presenza nell’album. Così ora in New e in un altro paio di tracce, Alligator e quella The secret life of a party girl, contenuta solo nella versione de luxe, c’è il suo magico tocco». New, infatti, poggia su 12 brani che nell’edizione de luxe diventano 14. «L’idea iniziale è stata quella di provare a fare un po’ di musica con alcuni produttori che stimo particolarmente per vedere quale fosse più congeniale a questi brani. Poi però ho trovato nel lavoro di ciascuno qualcosa di speciale e così, davanti  all’impossibilità di scegliere, ho finito per utilizzarli tutti e quattro». Il singolo New farà parte anche della colonna sonora del film Piovono polpette 2. «Mi sono divertito un sacco a guardare il primo episodio assieme ai miei figli, per questo sono felicissimo che un mio pezzo figuri nel sequel».Oltre a Ronson e a Paul Epworth (Adele) nella cabina di regia di New ci sono due rinomati figli d’arte legati a doppio filo con l’avventura beatlesiana quali Ethan Johns (Ryan Adams, Laura Marling, Kings of Leon), erede di quel Glyn Johns tecnico del suono di Let it be, e Giles Martin, rampollo del "quinto Beatle" George Martin. «Con Giles la prima esperienza artistica io, Ringo e George l’abbiamo avuta lavorandoci sulla colonna sonora di Love, lo show ispirato alle canzoni dei Beatles che il Cirque du Soleil porta in scena ogni sera a Las Vegas» prosegue "Macca", 71 anni compiuti lo scorso giugno. «Affidando a lui e al padre la nostra musica gli abbiamo raccomandato di non preoccuparsi troppo della sacralità di quei motivi, ma di aggiungerci qualcosa di nuovo in sede produttiva per renderli idonei ad accompagnare le evoluzioni degli acrobati del Cirque in volo da un trapezio all’altro. Sono rimasto così soddisfatto del risultato che ho voluto lavorare con Giles pure in un paio di altre occasioni, come il mio intervento alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Londra». Accade così che Martin nel nuovo album si trova a fare la parte del leone, firmando sei pezzi, tra cui On my way to work, Epworth due, a cominciare dall’iniziale, ruggente, Save us e Johns due, Early days e Hosanna. «Ho chiesto ai ragazzi della band di impararsi per intero le canzoni di questo nuovo album perché mi piacerebbe molto riproporlo integralmente durante i miei concerti» ammette Sir Paul. «Sono anni che i fan mi chiedono "perché non esegui un tuo disco dall’inizio alla fine?" e anni che io gli rispondo di avere in repertorio troppi altri brani da suonare. Ma non è detto che ora le cose non possano cambiare. Sono curiosissimo infatti di vedere che impatto avranno queste canzoni sulla gente».Più pacato il pensiero al passato di On Air - Live at the BBC Volume 2. «Quando con John e George abbiamo messo assieme i Beatles l’abbiamo fatto solo per suonare, guadagnare un po’ di soldi e, magari, comprarci una bella macchina. Non avrei mai immaginato che cinquant’anni dopo così tanta gente mi avrebbe fermato per strada dicendo "La tua musica mi cambiato la vita" e che in mezzo a loro ci sarebbero stati pure un sacco musicisti importanti. La canzone è una specie di psichiatra, di terapia, che ti esalta nei momenti di gioia e ti sorregge in quelli difficili. Con me, quando è morta mia madre Mary, quando nell’80 sono stato arrestato per droga in Giappone, quando è morta la prima moglie di Ringo Maureen, lo è stata. Il fatto è che amo la musica così tanto, soprattutto per l’opportunità di scrivere e lavorare con ragazzi molto più giovani di me, che lo farei anche gratis. E quelli che considerano la mia un’età da ritiro rispondo che anche se fossi in pensione scriverei canzoni né più né meno di come faccio ora... Come rispose una volta Willie Nelson alla stessa domanda: "Andare in pensione, ma da cosa?"».