Agorà

Editoria. Il dialogo tra culture è un gioco da ragazzi

Alessandro Zaccuri mercoledì 5 dicembre 2018

Un’illustrazione di Rebeca Luciani per il volume di Fatima Sharafeddine «Intorno a casa mia», edito da Gallucci-Kalimat

Zia Osha ama così tanto parlare che a volte le capita di perdere la misura: le sue parole invadono la città e quasi la soffocano, gli altri un po’ se la prendono, lei allora ci resta male e prova a stare zitta. Ma basterà aspettare qualche giorno ed ecco che delle sue parole tutti sentiranno la mancanza. Delicato apologo sul valore e la complessità della comunicazione, Zia Osha è uno dei titoli inaugurali della collana “Libri Ponte sul Mediterraneo”, realizzata dall’editore Gallucci in collaborazione con Kalimat, sigla degli Emirati Arabi Uniti la cui produzione in lingua araba per bambini e ragazzi è universalmente apprezzata (nel 2016, tra l’altro, Kalimat è stata premiata alla Fiera di Bologna come miglior casa editrice del settore a livello mondiale). Cinque i titoli della prima uscita, tutti opera della scrittrice libanese Fatima Sharafeddine, tutti coloratissimi e tutti presentati in versione bilingue, italiana e araba, grazie a una squadra di traduttrici della quale fanno parte Isabella Camera d’Afflitto, Francesca Maria Corrao, Elisabetta Bartuli ed Enrica Battista. Si va dai volumettti per bambini in età prescolare Le mie mani e I miei piedi (disegni di Loujaina Alassil, pagine 16, euro 6,90 l’uno) alla sintetica biografia del padre della medicina, Avicenna (disegni di Hassan Amekan, pagine 40, euro 11,70), passando per l’estrosa mappa di Intorno a casa mia (disegni di Rebeca Luciani, pagine 32, euro 11,70) e per l’apologo fondativo di Zia Osha (disegni di Hanane Kai, pagine 32, euro 9,90). «Viviamo in un’epoca nella quale le comunità interculturali rappresentano più la norma che l’eccezione – spiega Fatima Sharafeddine, che in questi giorni sarà a Roma per partecipare alla fiera Più Libri Più Liberi –. In conseguenza dei flussi migratori, i bambini sono i primi ad avere bisogno di integrarsi nelle nuove società che li accolgono. Le edizioni bilingue sono uno strumento ideale di comunicazione e comprensione reciproca. Penso ai piccoli siriani arrivati di recente nel vostro Paese, per esempio: per integrarsi devono senza dubbio conoscere la lingua e la cultura italiane, ma nello stesso tempo hanno il diritto di imparare o continuare a leggere testi nella loro lingua, così da non perdere il contatto con le origini. Permettendo il dialogo tra bambini di culture differenti, i libri bilingue educano alla tolleranza, all’accoglienza e all’apertura mentale».

Sono questi, del resto, gli obiettivi che Fatima Sharafeddine si pone quando scrive i suoi libri: «Penso sempre a quello che può interessare e coinvolgere i bambini di oggi – dice –. Possono essere questioni che toccano la società e i sentimenti, oppure episodi storici. La biografia di Avicenna rientra in questa linea: a lui risalgono molte delle pratiche mediche che oggi diamo per scontate, come l’esistenza di malattie contagiose o la necessità di ricorrere all’anestesia in sede chirurgica. I giovani lettori di oggi hanno il diritto e il dovere di conoscere il suo genio e quello di altri personaggi vissuti secoli fa, come lui, ma che ancora influenzano la nostra vita». Un progetto come questo di Gallucci-Kalimat assume un significato ancora maggiore nell’attuale contesto geopolitico: «La letteratura per ragazzi – osserva Fatima Sharafeddine – è un mezzo straordinario per la trasmissione di idee, di convinzioni, di valori e dell’immaginazione stessa. Personalmente credo che, quando si rivolgono ai bambini, gli scrittori avvertano la necessità di affrontare i temi del momento. I ragazzi vivono nello stesso mondo in cui viviamo noi adulti e sono coinvolti come chiunque altro nelle conseguenze della situazione politica. Proprio per questo, hanno il diritto di comprendere la realtà che li circonda, anche attraverso libri che si rivolgano a loro direttamente. Come ricordavo prima, la consapevolezza della storia è un elemento importante, perché il presente non può mai essere separato dal passato».