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Musica. Il cd politico di Danilo Sacco: «Dobbiamo tornare a pensare»

Angela Calvini sabato 13 aprile 2019

L’ex cantante dei Nomadi Danilo Sacco al suo quarto album da solista / Mirta Lispi

«Ieri ho fatto un sogno, mi sembrava realtà / l’infinito mi appariva nelle diversità, / l’unica cura per la mediocrità è vivere». Così canta in Una nuova Babele Danilo Sacco, con piglio battagliero e voce calda e decisa. Il brano fa parte del nuovo album dell’ex cantante dei Nomadi, Gardé (distribuito da Artist First e prodotto da DM Produzioni), dedicato al sindaco di Riace Mimmo Lucano (chiamato ora a difendersi davanti ai giudici, dopo il rinvio a giudizio), un album politico che invita a stare in guardia per rimanere umani. Lavoro di genuino impatto musicale e denso di temi: la violenza sulle donne, gli sbarchi dei migranti, lo sport che supera ogni razzismo, attraverso l’amicizia. L’astigiano Danilo Sacco, 53 anni, sostituì il carismatico e compianto leader Augusto Daolio nel 1993, collezionando con la storica band grandi successi sino al 2011, anno in cui inaugura la sua carriera di solista che lo porta oggi, dopo 4 anni silenzio, al suo quarto lavoro. Ed ora è in tour nei teatri, fra le tappe principali Firenze stasera e Milano il 18 maggio.

Danilo, lei è uno degli ultimi cantautori politici italiani.

Non possiamo non constatare come la situazione in Italia si stia incartando. Noto che a distanza di pochissimo tempo la paura ha già preso il sopravvento. È contagiosa, si parla solo di migrazioni in modo allarmistico. Di pensioni, occupazione, sicurezza sul lavoro, educazione, sanità non se ne parla più. Non è che qualcuno vuole distoglierci dai problemi reali? Un popolo che ha paura e prende per buona ogni notizia senza informarsi, è un popolo molto facile da manipolare. La libertà di opinione è la pietra angolare della democrazia.

A proposito di impegno, quanto è stato importante crescere professionalmente nei Nomadi?

Fare parte dei Nomadi ha rappresentato una crescita come artista musicale e umana. Ho avuto la fortuna non solo di suonare tantissimo e conoscere il polso del Paese, ma anche di conoscere realtà diversissime dalla nostra. Ho suonato in India, Palestina, Cuba, Cile, Messico. Torni a casa con una visione.

Qual è il suo rapporto con i cantautori del passato?

Karl Kraus diceva: «Abbiamo libertà di pensiero, ora cerchiamoci un pensiero ». In Italia abbiamo avuto i più grandi cantautori della storia. De André, Guccini, Bubola, De Gregori, Venditti e per i gruppi Pfm, Area, New Trolls. Hanno portato avanti non solo una idea musicale, ma di movimento nei testi. Ti facevano pensare.

E lei, attraverso le sue canzoni, a cosa vuol far pensare?

La lunga strada, scritta dal mio carissimo amico Massimo Bubola, invita a percorrere la strada insieme agli altri, se hai un grande peso da portare va diviso in due. La condivisione è ricchezza.

Il brano Gardé dipinge il ritratto di un’umanità disperata e in fuga disposta a tutto. Da cosa nasce la dedica a Mimmo Lucano?

Mimmo Lucano l’ho conosciuto e ritengo che sia uno che ha portato soluzioni, un esempio concreto di solidarietà e militanza sociale, mentre noi siamo abituati a delegare le responsabilità ad altri. C’è bisogno di gente che dia una mano e che resista, riscoprendo quella parola troppo spesso abusata che è solidarietà.

In Italia ci sono molti volontari che la rendono una parola viva, però...

Ho totale fiducia nel nostro Paese, nell’italiano che è da sempre attivo su ogni fronte del volontariato. Cosa che io cerco di sostenere nel mio privato. Non dobbiamo cadere nel qualunquismo, che è pericoloso.

In New York 1911, ispirato all’incendio della fabbrica Triangle, lei difende anche i diritti delle donne.

Il problema femminile resta. Del lavoro e delle violenze si parla troppo e male. Cominciamo dal cercare soluzioni dal punto di vista legislativo dei diritti, perché mancano le soluzioni. La rosa violata invece è la storia di un padre che parla con dolore della violenza subita dalla figlia. Noi abbiamo l’obbligo e il dovere di insegnare ai nostri figli come devono essere interpretati i diritti umani e il rispetto delle persone.

Rispetto che si può insegnare anche attraverso lo sport. Peraltro lei ne è un appassionato, ha praticato le arti marziali e i pesi.

Certo, per questo racconto due storie di sport e amicizia. In Jesse e Lutz quella fra l’afroamericano Jesse Owens, che stravinse alle Olimpiadi di Berlino del 1936 davanti a Hitler, e il suo rivale, l’“ariano tedesco” Carl Ludwig Long che invece lo aiutò. Al centro di Amico mio invece c’è l’amicizia fra la leggenda del rugby sudafricano Joost Van Der Vesthuizen e l’avversario neozelandese Jonah Lomu. Lo sport è la metafora perfetta della vita: la vittoria e la sconfitta sono facce della stessa medaglia. Insegniamo ai nostri figli che non è necessario vincere una partita per forza.

A proposito di forza, dove ha trovato quella di tornare a cantare dopo l’infarto che la colpì anni fa?

Sono stati momenti terribili, ti crolla tutto, da un giorno all’altro ti senti fragile. L’unico sistema per ricominciare è riprendersi e far finta che non sia successo nulla.

L’ha aiutata anche la spiritualità? Sappiamo che nel 2004 lei ha preso i voti di monaco laico Zen.

In noi la componente spirituale è imprescindibile. Io vivo in modo sereno e la filosofia zen mi aiuta molto, ma ognuno può vivere la spiritualità come meglio crede, però deve rispettare le regole dell’umanità.

Su questo si spende molto papa Francesco...

Papa Francesco ha compreso molto bene come stanno le cose: le parole sono sacre. Incontrarlo? Sarebbe un grande onore, anzi un sogno...