Agorà

PALLONE SGONFIATO. Il calcio degli altri? Non sta così bene

aNGELO mARCHI venerdì 15 maggio 2009
Se guardi il mondo dal nostro o­blò, viene quasi la tentazione di dire che “tutto il mondo è pae­se”. E che il fondo le storture del no­stro pallone non sono poi peggiori di altre. Realtà calcistiche sempre con­siderate superiori per risultati e ci­viltà, che bene invece non stanno af­fatto. Specie se veniamo a sapere che in Russia un cal­ciatore di colore è stato costretto ad uscire dal campo per gli insulti raz­zisti che gli hanno vomitato dagli spalti. È accaduto nella semifinale di coppa di Russia tra i moscoviti della Dynamo e il Cska allenato dal gran­de Zico. L’ex asso brasiliano al 28’ del primo tempo è stato costretto ad as­secondare la volontà di un suo gio­catore, il 21enne nigeriano Maazou, che ha chiesto disperatamente il cambio. Motivazione? «Non riusciva più a giocare in quanto veniva con­tinuamente insultato da gente che faceva versi da scimmia ed ululati di vario tipo - la risposta sgomenta di Zico - . Più di una volta Maazou si è fermato per cercare di rispondere a chi lo insultava, ed era così turbato che sono stato costretto a farlo usci­re Tutto ciò è molto triste». Triste è quasi un eufemismo, ma per fortuna la rivolta del buon senso ha portato lo stesso Zico a chiedere al- la federcalcio russa che la Fifa pren­da provvedimenti immediati. «La Fi­fa da tempo cerca di combattere questo fenomeno inaccettabile, e credo che anche la federazione rus­sa non si tirerà indietro. Io sto dalla parte di chi chiede pene severe con­tro chi compie atti di razzismo. Il cal­cio dovrebbe essere di esempio ai giovani, e deve abituare ad un tipo di competizione dove non esistono di­scriminazioni in base al colore del­la pelle, razza e nazionalità». Messaggio di massima civiltà che sicuramente non accoglieran­no quei tifosi di Barcellona e Atle­tico Bilbao che prima della finale di Coppa del Re al Mestalla di Girona l’altra sera hanno subissato di fischi l’inno spagnolo. Un atteggiamento che in questo ca­so non ha trovato impreparata la stampa iberica che si aspettava una coalizione tra baschi e catalani al momento dell’inno. L’emittente Tve ha tentato di minimizzare il fattac­cio trasmettendo l’inno in differita, - alla fine del primo tempo - , e sen­za il sonoro dei fischi spiegando che la mancata trasmissione in diretta non c’era stata per un «errore uma­no ». L’unico a pagare per quell’erro­re al momento è solo il direttore di Tve Julian Reyes, licenziato in tron­co. L’inciviltà in Russia come in Spa­gna, per ora l’ha fatta ancora franca.