Agorà

Formula 1. Gp Singapore, Hamilton in pole

Paolo Ciccarone sabato 20 settembre 2014
Sette millesimi, meno di uno sbattere di ciglia e un picchiare il pugno sul volante. Dopo la sessione di qualifica Nico Rosberg non ci ha pensato due volte a gridare: “Accidenti, accidenti accidenti” rivolto al suo box dopo che Lewis Hamilton gli aveva soffiato la pole position proprio per sette millesimi. Ovvero circa 35 centimetri alla velocità sul traguardo. Non è record mondiale ma poco ci manca. Il massimo si ottenne al GP di Jerez del 1997 quando Schumacher Villeneuve e Frentzen fecero lo stesso identico tempo uguale al millesimo. Più errore di un computer impazzito che realtà, ma intanto è agli annali mentre per Rosberg agli annali c’è la beffa di vedere il compagno di squadra davanti, anche se per poco. Insomma, cambia il circuito, non cambia il risultato. Dietro, però, c’è qualcosa di nuovo e a distanza di appena due settimane dal disastro di Monza, vedere Alonso in testa e poi concludere quinto a poco più di due decimi, sa un po’ di sorpresa. E il primo ad ammetterlo è lo stesso pilota della Ferrari: “Quinto a poco dalla pole, se me lo avessero detto alla vigilia della gara, ci avrei messo la firma. Siamo andati bene in prove libere ma anche in qualifica abbiamo retto bene il passo, se penso che per cinque millesimi sarei stato quarto davanti a Vettel e a poco da Ricciardo, sono davvero soddisfatto. E per quanto riguarda la gara, poco da dire. Questa pista è difficile, per il pilota e la meccanica, è una gara lunga e partire bene sarà fondamentale. Parto dal lato pulito della pista e a Singapore ha sempre fatto la differenza, per cui con la strategia e col ritmo di gara che abbiamo, penso che il podio sia alla portata della nostra macchina”. Una Ferrari fiduciosa, ottimista e per la prima volta, durante l’anno, non rinunciataria ai voleri delle Mercedes. Certo, in prove libere ha aiutato il fatto che Hamilton e Rosberg abbiano giocato a nascondino, rallentando apposta in rettilineo (han perso circa 7-10 km/h) proprio per non scoprirsi, ma alla fine quello che conta è che la Ferrari sia là davanti e lo dimostra anche Raikkonen, sempre vicinissimo ad Alonso anche se ha concluso col settimo tempo dietro a Massa. Perché la Ferrari abbia cambiato passo, resta forse un mistero. Per spiegarlo si può dire che gli aggiornamenti portati qua hanno aiutato, le gomme morbide Pirelli si adattano meglio alla F14T e che su un circuito dove il pilota può fare la differenza, Alonso ha mostrato ancora una volta di essere il migliore, anche con macchina inferiore. Se alla Ferrari sapranno coccolarlo invece che fargli la guerra interna, potrebbero nascere grandi cose. O clamorosi divorzi. Infatti, anche se Alonso continua a dire che è stanco delle voci che circolano, è anche vero che il clima interno non è dei migliori, qualcosa non funziona. Alonso sa che per quanti sforzi faccia, alla fine il risultato cambia poco. È un combattente, ci mette l’anima, come dimostra anche la sessione di prove del GP di Singapore, ma oltre non si va. E allora, ecco il nervosismo latente, il clima bollente che rischia di degenerare. Unica soluzione, un podio o un colpo di fortuna che aiuti a passare il momento difficile, sperando che qualcuno capisca che Alonso è un uomo e va coccolato come un essere umano, anche se a vederlo guidare sembra un automa che mette il cuore sull’ala anteriore prima della ragione, che in F.1 non basta a risollevare le sorti di una macchina sbagliata.