Agorà

INTERVISTA. Dix: «Io, un moderno Noè per salvarci dalla crisi»

Angela Calvini lunedì 27 febbraio 2012
​E se oggi arrivasse un nuovo diluvio universale, cosa salveremmo e cosa, invece, ci lasceremmo dietro? Se lo chiede anche Gioele Dix in Se lo sapesse Noè, il nuovo spettacolo da lui scritto e interpretato (insieme a Savino Cesario e Andrea Midena) che sarà in scena al Teatro Franco Parenti di Milano per sole tre date, almeno per ora: 29 febbraio, 14 e 28 marzo.Gioele Dix, anche lei apocalittico per colpa del 2012?In realtà questa è un’idea che avevo da un po’, un esperimento fra l’happening e il laboratorio teatrale. In scena si vedrà un cantiere all’esterno di un posto dove si sta costruendo un’arca. Si aspetta un diluvio che forse non arriverà mai, ma intanto i personaggi provano a fare un bilancio se c’è qualcosa di buono da salvare nel nostro mondo e si domandano cosa si potrà fare dopo per ricostruirlo. È un tema epocale che, anche senza evocare scenari apocalittici, viene declinato in maniera ironica.Che tipi saranno il suo Noè e l’umanità che gli gira intorno?Io sarò un Noè contemporaneo, che si autodetermina perché purtroppo non ha avuto la chiamata divina come il personaggio biblico. E ha difficoltà a scegliere chi salvare: c’è molta confusione, le coppie non vogliono più stare insieme, gli animali si ribellano. Da spunti comici un po’ folli faremo un inventario di questo momento storico. Per esempio, arriverà una ragazza giovane che per un malinteso, crede di trovarsi al provino per un reality. Ci saranno anche ospiti illustri: nella prima puntata il conduttore radiofonico Massimo Cirri e il giornalista Stefano Bartezzaghi che sceglierà le parole da salvare.Cosa si tiene e cosa si butta, allora, di questo nostro mondo?In effetti c’è l’imbarazzo della scelta. In fondo ci sono tante cose di cui avresti bisogno comunque, nel giardino dell’Eden. La faccenda è complessa. Noi siamo capaci di fare il male, il percorso lungo e tortuoso è proprio quello di superare questo male. Una battuta: io sono interista, ma senza il Milan, come si fa? In fondo, c’è bisogno della differenza e del conflitto per far emergere il meglio. Ma lei, cosa sceglierebbe?Io lascerei indietro la mancanza di rispetto, l’ignoranza, l’arroganza e porterei con me la musica, la poesia e il teatro, che sono l’antidoto a tutto ciò.Lei come si confronta col Noè bliblico?Come si sa, da anni io ho confidenza e molta passione verso la Bibbia, su cui ho anche costruito spettacoli di successo. Noè viene descritto come «uomo giusto e integro fra i suoi contemporanei». Il punto è: era così giusto da stagliarsi fra tutti, o in rapporto ai contemporanei era solo il meno peggio? Questo significherebbe allora che tutti noi, con un po’ di coraggio, potremmo organizzare la nostra arca, potremmo fare il nostro piccolo inventario. In fondo Dio è misericordioso, ha aspettato 120 anni prima di scatenare il diluvio, sperando che gli uomini si facessero delle domande.Da cosa nasce questo amore per la Bibbia?Sono credente e sono convinto che queste storie abbiano significato molto più alto, oltre al racconto. Secondo me la chiamata non la fa Dio, sei tu che devi cercarlo, chiamarlo, farlo vivere in te. Quel libro lì è pieno di folgorazioni, a volte costruite attraverso le storie e i personaggi, e affascina molto me che di storie ci vivoIntanto lei porta ancora in tour la Bibbia con «Gioele legge Gioele».Lo spettacolo La Bibbia ha quasi sempre ragione  me lo chiedono sempre in tutta Italia e nelle situazioni più diverse. Nel 2006 addirittura il cardinale Bertone mi chiamò nella cattedrale di Genova per la sua prolusione su Giona durante le Giornate della Gioventù. Mi disse simpaticamente: «Per favore non faccia ridere troppo, perché poi devo parlare io». Gioele legge Gioele, con cui sarò a un festival del sacro il 15 maggio a Padova e poi in tour estivo, riprende le mie reinterpretazioni bibliche semiserie, da Abramo a Sansone e Dalila, da Re Salomone a, ovviamente, il profeta Gioele.A «Zelig», però, la vediamo ancora nello sketch dell’automobilista arrabbiato. Non le sta un po’ stretto?Io sono convinto della mia scelta tv. Zelig è un’ottima vetrina, equilibrata, varia e di qualità. Ma è un contenitore dai tempi serrati, dal linguaggio molto immediato e non si adatterebbe al respiro del teatro. Certe sfumature puoi averle solo su un palco teatrale. Ed è per questo che ora sono in tour anche con Shakespeare come regista del Sogno di una notte di mezza estate.E riportare il teatro in tv?A me piacerebbe fare cose diverse in tv, ma non c’è il terreno. La tv oggi è un tritacarne dove è molto difficile trovare spazio per prodotti intelligenti. Ma il pubblico considera il tuo peso specifico ed è molto più intelligente di quanto si creda.