Agorà

Mondiali. Ginnastica azzurra, questione di squadra

Mario Nicoliello giovedì 22 ottobre 2015

Quando uno sport individuale si trasforma per necessità in disciplina a squadre. Potere del sogno olimpico, capace di condizionare le aspirazioni di qualsiasi atleta. Così, ai Mondiali di ginnastica, che scattano domani a Glasgow, l’obiettivo dell’Italia sarà soltanto uno: centrare il pass per Rio. Per farlo azzurri e azzurre sacrificheranno le ambizioni individuali per portare fieno in cascina alla ragion di squadra. In Scozia andrà in scena fino a domenica 1° novembre l’ultima grande rassegna iridata  dell’anno preolimpico, un Mondiale qualificante per l’appuntamento a cinque cerchi. Accederanno direttamente ai Giochi le prime otto nazioni del concorso generale a squadre. Un obiettivo alla portata dell’Italia femminile - quinta lo scorso anno a Nanning - , più ostico per i maschietti, che partono dalla tredicesima piazza di dodici mesi or sono. Per gli uomini l’obiettivo minimo sarà, comunque, piazzarsi tra i primi sedici così da giocarsi la chance olimpica in primavera nel test event di Rio che assegnerà le ultime quattro carte.  «Conquistare la qualificazione diretta con le ragazze – racconta Enrico Casella, direttore tecnico azzurro e responsabile della squadra femminile – non sarà facile, perché arriviamo in Scozia senza Martina Rizzelli, inoltre, Vanessa Ferrari e Erika Fasana non sono al top della condizione per via di qualche recente acciacco. Abbiamo, quindi, dovuto ridisegnare la salita agli attrezzi».  Sei, cinque, quattro. Non una serie numerica a caso, ma la formula del Mondiale: ogni squadra è formata da sei ginnasti, solo cinque salgono su ciascun attrezzo, mentre per la classifica si considerano i quattro migliori punteggi. «Sceglieremo le rotazioni – continua Casella – sacrificando gli interessi individuali e ragionando esclusivamente in un’ottica di nazione. Non ci aspettiamo, quindi, di piazzare atlete nel concorso allaround o nelle finali di specialità. Ci interessa solo il piazzamento della squadra».  D’altronde centrando la qualificazione olimpica sin da subito si potrà pianificare meglio l’approccio ai Giochi. Diversamente il prossimo anno si dovranno avere due picchi di forma: uno in aprile, l’altro ad agosto. In ogni caso la squadra dovrà comunque essere rivista, perché sul volo per il Brasile potranno salire solo in cinque. Le sette azzurre convocate per la rassegna iridata alla Sse Ydro Arena sono la campionessa del mondo di Aarhus 2006, Vanessa Ferrari, Erika Fasana, Elisa Meneghini, Lara   Mori, Carlotta Ferlito, Enus Mariani e la due volte campionessa italiana Tea Ugrin. Casella deciderà la riserva solo il giorno della qualificazione: domani nella quinta suddivisione con inizio dalle parallele asimmetriche. Per strappare il pass sarà ancora una volta fondamentale il rendimento di Vanessa Ferrari che, a 25 anni, è ancora la star del movimento. «Il segreto della sua longevità – spiega Casella – è una grande professiona-lità, unita a una forte determinazione e alla voglia di lavorare. Ha avuto la mononucleosi e un problema al tendine d’Achille, ma si è messa comunque a disposizione della squadra». In tutte le sue partecipazioni iridate la ginnasta bresciana - medaglia d’oro nel concorso generale all’età di 16 anni è sempre arrivata in finale al corpo libero. Stavolta sarà difficile acciuffare questo traguardo, ma è importante esserci per portare punti in cascina.

A Rio 2016 ci si presenterà con una squadra di esperte, ma per Tokyo 2020 gli investimenti sono già cominciati: «Abbiamo sotto occhio delle ragazzine interessanti che nei prossimi anni potrebbero regalarci qualche soddisfazione», sottolinea Casella, aggiungendo: «È ormai un dato di fatto che l’età media delle ginnaste si stia alzando. Il nostro è stato sempre uno sport che bruciava velocemente le atlete. Oggi, invece, le carriere si allungano». Il tecnico azzurro spiega anche le ragioni del fenomeno: «Migliorano le tecniche di allenamento, si fa più attenzione ai dettagli e poi c’è lo sviluppo degli attrezzi. Le nuove pedane consentono elementi acrobatici più difficili ma meno rischiosi». Grazie al reality televisivo e allo sviluppo dei social network l’attenzione attorno alla ginnastica è aumentata: «La visibilità è senza dubbio cresciuta. Sta a noi mantenerla facendo buoni risultati», conclude Casella.  Dopo anni di prevalenza maschile, in questo momento è la squadra femminile la punta del movimento azzurro. Tra gli uomini in Scozia il responsabile tecnico Paolo Pedrotti ha deciso di portare sette giovani (Paolo Principi, Ludovico Edalli, Andrea Cingolani, Paolo Ottavi, Nicola Bartolini, Mattia Tamiazzo e Tommaso Devecchis) che saliranno in pedana lunedì nell’ottava suddivisione con inizio dal corpo libero. Sono rimasti a casa i veterani ultratrentenni Pozzo e Busnari, oltre a Matteo Morandi, di recente operato al menisco. I tre potranno, comunque, tornare utili per l’eventuale test event primaverile. Se i giovani conquisteranno il pass. Una sorta di patto generazionale per portare l’Italia sugli attrezzi a cinque cerchi.