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AGONISMO E VELENI. Generazione di fenomeni «Sì, ma grazie al doping»

Massimiliano Castellani venerdì 15 aprile 2011
Per combattere il doping bisogna avere la percezione del fenomeno e conoscere a fondo la materia. Come da decenni fa, con continui aggiornamenti, il professor Sandro Donati, consulente Wada (Agenzia Mondiale Antidoping) e autore del Report sui traffici internazionali delle sostanze dopanti.Professor Donati, non molto tempo fa lei disse che in base a un suo accurato dossier era venuto a conoscenza che «il 100% dei professionisti facevano uso di Epo e che il fenomeno aveva una ricaduta a pioggia sul dilettantismo. Il dato è ancora questo?Sostanzialmente sì. L’unica differenza sta nel fatto che ora l’Epo si combina a molti altri trattamenti farmacologici e diverse manipolazioni fisiologiche.Il professor Umberto Veronesi, provocatoriamente ha parlato di “liberalizzazione dell’Epo” tra gli sportivi. È ancora questa la sostanza più utilizzata o ci sono dei “veleni” ancora peggiori che inquinano il mondo dello sport?Dobbiamo tutti essere così grati a Veronesi per i suoi studi sui tumori, ma non possiamo non perdonargli la sua evidente ignoranza dell’argomento che sconfina in una pericolosa ingenuità quando afferma che, “nel ciclismo i risultati di vertice possono essere ottenuti anche senza il doping”. Attualmente l’Epo viene combinata con una miriade di altri farmaci. Questo insieme di veleni provoca una minaccia costante alla salute dei corridori, fino a che il loro organismo non cede.Si è sempre detto che l’antidoping sta un passo indietro alla farmacologia utilizzata dagli atleti. Siamo in una fase di controlli serrati ed efficaci, oppure c’è da sospettare che l’abuso di farmaci agisca sotterraneamente incontrastato?I contenuti delle indagini giudiziarie e in particolare le intercettazioni telefoniche che molti, infatti, non amano, rivelano i numerosi sotterfugi con i quali i ciclisti professionisti riescono spesso a risultare negativi ai controlli antidoping. È la prova inconfutabile della debolezza di questo sistema. Peraltro i controlli antidoping, non tanto nel ciclismo, quanto in altri sport, non vengono quasi mai realizzati a sorpresa. È chiaro il perché: è lo stesso sistema sportivo che li gestisce e sta bene attento a non decimare i propri “gioielli”, evitando accuratamente controlli antidoping mirati.Parlare di una generazione di “atleti-drogati” è eccessivo, eppure la realtà è ancora quella di un 50% di ex ciclisti (in Francia) che a fine carriera vanno ad affollare le comunità di recupero per tossicodipendenti?Non è eccessivo affatto, purtroppo è così. Ma prima ancora di sottolineare il forte ricorso al doping da parte di molti atleti di vertice, dobbiamo ricordare che il marcio è nel manico: nei dirigenti sportivi, soprattutto in quelli di lungo corso che stazionano da decine di anni ai vertici delle federazioni e dei Comitati olimpici nazionali ed internazionali.I dati più eclatanti e attuali che emergono dal Report?Riguardano la progressiva diffusione del doping tra i comuni praticanti. Durante il 2010 la Commissione di vigilanza sul doping di cui facevo parte ha controllato un po’ più di 1.000 sportivi amatoriali riscontrando più di 50 casi di positività. A rendere il quadro più chiaro o più fosco, quasi il 60% degli sportivi amatoriali controllati dichiarano di assumere farmaci e un terzo assume 3 o più tipi di medicine pur non avendo alcuna patologia. Un quadro del genere può essere definito solo in un modo: “medicalizzazione della vita e dello sport”. Il tutto per la gioia delle industrie farmaceutiche alle quali non basta più vendere i farmaci solo ai malati.Quanto incide, sul mondo olimpico, il narcotraffico, sia in termini economici che sul piano dell’illegalità?Il mondo olimpico è, tutto sommato, un microcosmo del pianeta sport: lo popolano 10.000-20.000 atleti al massimo. Il vero grande mondo “narcotizzato” ed il vero business colossale, proviene dagli sportivi dilettanti ed amatoriali. Stiamo parlando di centinaia di milioni in tutto il mondo.Lei ha sempre detto che i record di nuoto, atletica e le performance del ciclismo sono “anomale” da un pezzo e i responsabili sono sempre gli stessi (dirigenti, allenatori eccetera...). Ma i controlli e le attività di prevenzione che esiti hanno dato?Secondo i controlli antidoping, solo lo 0,50% degli atleti di alto livello risulta positivo. Poi però appena interviene la magistratura si scoperchiano verminai diffusi. Tanto per cominciare i controlli e le attività di prevenzione dovrebbero essere svolti da Agenzie estranee al mondo dello sport. In Italia invece è il Coni che si è proposto come “Agenzia terza” atta a svolgere i controlli. Lo fa con la complicità dei Governi. Sarebbe interessante se qualche ricercatore, libero dal classico ricatto del “ti finanzio se fai il bravo”, finalmente intraprendesse uno studio approfondito sulla stretta complicità, che esiste in tutti i Paesi, tra i leader politici e i grandi capi dello sport.C’è stato un momento nel calcio in cui Zdenek Zeman ha denunciato: “Fuori il pallone dalle farmacie”. Era il ’98, poi dopo l’epidemia dei calciatori “nandrolonati” è calato il silenzio. Ma il calcio, l’industria dello sport più ricca che esista, è davvero fuori da ogni sospetto?Ma quando mai? I tifosi malati di calcio pensano forse che le masse muscolari, la potenza e l’aggressività di molti calciatori loro idoli siano il frutto di una mutazione genetica o di migliori sistemi di allenamento? Prima dello scandalo del Laboratorio antidoping di Roma non dicevano tutti che nel calcio il doping non esisteva? Certo, non esiste se non lo si vuole trovare...In Spagna si vocifera che da un momento all’altro verrà fuori un putiferio di verità su campioni e intere squadre dopate...Dubito che accadrà. Dopo che è stata insabbiata l’Operaciòn Puerto, un altro segnale è arrivato addirittura dal premier Zapatero che ha difeso pubblicamente Contador dall’accusa di doping.Tanti “pentiti di doping” si rifanno alla figura di Pantani. Lei in proposito disse: “L’autopsia di Pantani fa riferimento solo alle sostanze prese poco prima del decesso, noi invece dobbiamo pensare agli effetti devastanti del doping assunto sul lungo periodo”. Quanti Pantani ci saranno da qui in futuro?Ci sono già tanti podisti amatoriali che muoiono durante le maratone, culturisti che vanno nell’al di là per le gravi anomalie cardiache, atleti di alto livello che muoiono prematuramente - e più del resto della popolazione - di tumore.Tra i professionisti dello sport dilaga il consumo della cocaina, eppure le federazioni sembrano non curarsene.Di fronte alle numerose positività alla cocaina, il sistema ha compiuto una virata a 180 gradi tendendo ad affermare che l’uso di questa droga vada visto non tanto come doping, quanto come cattivo stile di vita. Quindi la “coca” non va ricercata nei controlli antidoping a sorpresa. Il professionismo ipocritamente bada al corretto svolgimento delle competizioni e non si preoccupa delle conseguenze che comporta l’abuso di cocaina sulla salute degli atleti.Come ci si droga in età adolescenziale, anche il “dopato-sportivo” anagraficamente è sempre più giovane?Nel caso del doping amatoriale è esattamente l’opposto: si dopano i padri e le madri di famiglia. Ci sono frotte di quarantenni e cinquantenni che spendono centinaia, migliaia di euro al mese per doparsi e tentare di primeggiare nelle gare. Vi lascio immaginare come questi padri di famiglia possano poi intendere la pratica sportiva dei propri figlioli...SE L'ATLETA USA E SPACCIA COCAINAella relazione, sempre più stretta, tra cocaina e mondo sportivo, si parla soltanto quando viene trovato positivo qualche calciatore di Serie A. E il rimando immediato è al caso storico più eclatante, quello di Diego Armando Maradona ai tempi del Napoli (1991). Mark Iuliano, ex difensore della Juventus e della Nazionale, nella trappola della cocaina c’è cascato quasi vent’anni dopo Maradona. Quando era al Ravenna nella stagione 2007-2008, Iuliano risultò positivo all’antidoping per benzoilecgonina, un metabolita della cocaina. «Mi è dispiaciuto che la cocaina, che è debolezza e vizio, mi sia stata contestata come pratica-doping. Ma non siamo davanti allo sportivo che cerca di migliorare le sue prestazioni, semmai all’uomo che cede alla cocaina per debolezza e vizio personale. Fermo restando che è giusto combattere la piaga, parliamo di fragilità umana, non di doping». Questo il commento spiazzante di Iuliano che forse ignora la portata sempre più elevata del fenomeno “sportivi cocainomani”. «Il vero problema è che il sistema sportivo ha concluso che la cocaina non vada ricercata nei controlli antidoping a sorpresa – spiega ancora il prof. Sandro Donati –. È un’interpretazione che non sta in piedi per una serie di ragioni: a) la cocaina contenuta nelle foglie di coca è sempre stata masticata dagli indios boliviani e peruviani per resistere agli sforzi in alta quota anche compensando la mancanza di cibo; b) per questa e altre ragioni collegate con gli effetti euforizzanti e antifatica è stata da sempre considerata dallo stesso sistema sportivo sostanza doping; c) l’eventuale uso della cocaina durante i giorni di allenamento, distorce la gestione del carico di lavoro poiché l’allenatore non sempre se ne accorge e carica quando non dovrebbe o interpreta nel modo sbagliato le defaillance del suo atleta; d) insomma l’uso della cocaina durante l’allenamento rende pericolosa e controproducente la gestione della preparazione ed espone l’atleta a seri rischi per la propria incolumità, specie in alcune specialità sportive di contatto o di equilibrio». La cocaina fa male e la generazione dei fenomeni dello sport che ne abusano è una faccia della medaglia. L’altra è quella che oltre che consumatori li vede anche spacciatori. «Recentemente – conclude il prof. Donati – in un Congresso internazionale ho mostrato più di cinquanta casi di atleti coinvolti direttamente nel traffico della cocaina. Poche settimane fa ad un atleta olandese, campione mondiale di full contact (specialità del K1), sono stati trovati 130 Kg di cocaina». Massimiliano CastellaniIL GOVERNO SI DIFENDE CON LA COMMISSIONESandro Donati, a sorpresa («ma forse non troppo», ironizza lui), è uno dei “grandi esclusi” dalla nuova Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive promossa dal ministero della Salute e dal Sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport che si è insediata la scorsa settimana.Il decreto di ricostituzione della Commissione è stato firmato dal ministro Fazio di concerto con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega allo Sport, Rocco Crimi. «Siamo convinti – ha spiegato Fazio – che il doping vada combattuto negli sport dilettantistici con particolare attenzione, e penso soprattutto alle gare ciclistiche amatoriali e alle palestre, dove va verificato il consumo di integratori, anabolizzanti e stimolanti, perché va ricordato che il doping oltre a essere sleale fa male, i farmaci sono tossici. Abbiamo stanziato come ministero una cifra ragguardevole che può arrivare fino a due milioni di euro».Crimi ha puntato il dito «anche contro gli integratori» e traccia l’identikit di una nuova figura all’interno della task-force contro il doping: «Stiamo lavorando a un decreto che ampli le competenze dei Nas, creando la figura di un ispettore investigativo antidoping, che possa così entrare e fare attività investigativa anche nelle palestre amatoriali». La Commissione avrà durata fino al 21 luglio 2012 e monitorerà quello che avviene nello sport minore, quello amatoriale dove spesso si nascondono le insidie maggiori del doping. M.Cast.I NUMERI450.000 gli assuntori (presunti) di sostanze dopanti in Italia. Una parte di loro assume il doping per incrementare artificialmente la propria capacità di prestazione, l’altra parte ricorre invece ai farmaci vietati per modificare la propria struttura fisica. 100.000 i praticanti amatoriali (di ciclismo, di corsa, di sci di fondo, e di altri sport) che praticano il doping sulla base dei riscontri dei controlli dell’antidoping.3.000 controlli, quelli che la Commissione di vigilanza sul doping ha svolto negli ultimi tre anni nello sport amatoriale. I casi di positività sono pari circa al 5%.2 gli atleti trovati positivi all’antidoping ai Giochi di Atlanta nel 1996. Ad Atene 2004 erano saliti a 27, per poi riscendere a 6 a Pechino 2008 dove vennero effettuati 4.133 controlli effettuati.15% del totale delle palestre sul territorio nazionale, secondo le principali indagini giudiziarie, sarebbero coinvolte nel doping. Ne fanno parte anche i centri di dimagrimento (espressione piuttosto generica nella quale bisognerebbe comprendere anche alcuni centri estetici, ambulatori privati, acquisti autonomi via internet ed altro) nei quali sono prescritti anoressizzanti di diverso tipo ad un numero di utenti difficile da calcolare non essendoci studi specifici.2 milioni di euro, è il tetto massimo di spesa stanziato dal Ministero della Salute per finanziare la nuova Commissione Antidoping appena composta che resterà in carica fino sl 21 luglio 2012.80% la percentuale dell’eritropoietina (Epo) sul totale prodotto su scala mondiale che si presume venga consumata con fini illeciti dagli atleti.DA SAPERECos’è doping per la leggePer l’articolo 1 della Legge 376 (del 2000), comma 2 «costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti».La lista delle sostanze e dei metodi vietati è suddivisa in categorie: a) ormoni anabolizzanti e testosterone, finalizzati ad incrementare artificialmente la forza e la potenza muscolare; b) ormone eritropoietico (o Epo), emoglobine di diverso tipo e manipolazioni del sangue, finalizzati ad incrementare artificialmente la resistenza; c) stimolanti di diverso tipo (compresa la cocaina), finalizzati a produrre artificialmente una levato grado di eccitazione e a non far percepire all’atleta i sintomi della fatica; d) betabloccanti ed altri farmaci e sostanze assunti allo scopo di controllare l’ansia ed aumentare artificialmente il controllo in alcuni gesti di precisione (ad esempio quelli tipici degli sport di tiro); e) ormoni peptidici, in particolare quelli finalizzati ad aumentare artificialmente la produzione endogena del testosterone.